All’UE mancano i dati dell’Ilva

13 febbraio 2010 alle 03:22 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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A Bruxelles attendono ancora i dati del 2008 sulle emissioni per il Registro Europeo

Oramai è certo: l’Unione Europea ha messo nel mirino l’Italia sul tema ambientale. E non sembra intenzionata a fare sconti. Dopo la notizia da noi riportata ieri sul controllo del rispetto dell’attuazione della direttiva IPPC, appuriamo grazie alla segnalazione del comitato cittadino “Taranto libera”, che nel registro europeo sulle emissioni degli impianti industriali in Europa, mancano i dati relativi alle emissioni provenienti dall’Ilva di Taranto. Nel mese di gennaio infatti, un collaboratore del Comitato cittadino, ha contattato l’Agenzia europea per avere dei chiarimenti in merito a questa mancata comunicazione da parte del siderurgico del capoluogo ionico. Ecco la risposta ottenuta dall’Unione Europea del 19 gennaio, pubblicata dal comitato sul portale Facebook il 7 febbraio: “Gentile sig. D., siamo in attesa che le autorità italiane ci forniscano i dati relativi all’Ilva. Attendiamo per marzo la consegna di nuovi dati e abbiamo sollecitato le autorità italiane per fornirci i dati mancanti unitamente ai nuovi (?) dati del 2008”. Ricordiamo che la Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente, inaugurarono nello scorso novembre, un nuovo registro integrato delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR). Il registro contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa, a prescindere dalla loro attività e grandezza. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24.000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese. Ma dei dati dell’Ilva non vi è traccia. Né l’azienda e men che meno le autorità italiane, hanno pensato di informare in maniera trasparente l’Unione Europea, sulle emissioni di sostanza inquinanti che giornalmente riversano nell’aria non solo di Taranto
e dell’Italia, ma anche nei cieli d’Europa. E pensare che il commissario per l’Ambiente, Stavros Dimas, che proprio ieri si era espresso in merito al rispetto della direttiva IPPC da parte dell’Ilva, in occasione dell’inaugurazione tenne a precisare che “la trasparenza è uno strumento di vitale importanza per migliorare l’ambiente. L’istituzione di questo registro permetterà ai cittadini di accedere direttamente alle informazioni sulle emissioni rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa e li aiuterà a
partecipare in prima persona alle decisioni che si ripercuotono sull’ambiente. È segno della reale volontà delle autorità pubbliche e del settore di divulgare le informazioni ai cittadini e assumere una maggiore apertura”. Ai tarantini però, questo diritto è stato sino ad oggi negato. In barba a tutte le belle parole sino ad oggi proferite dai Riva e dai politicanti
nostrani, la verità è che in tema di trasparenza c’è poco da stare allegri dalle nostre parti. La professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo
dell’Agenzia europea dell’ambiente, dichiarò che “per riuscire ad ottenere la
partecipazione pubblica, uno degli obiettivi della convenzione di Århus, occorre innanzitutto che i cittadini sappiano cosa succede all’ambiente
che li circonda e qual è la posta in gioco. Chiunque può ora vedere quanto inquinamento è prodotto nell’aria e nell’acqua dagli impianti della propria
zona o regione”. A Taranto tutto questo appare ancora come un miraggio
troppo lontano.

TarantOggi – Mercoledì 10 Febbraio 2010
Gianmario Leone

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