Ilva dia i dati chiesti dalla Ue

17 febbraio 2010 alle 18:58 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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«Taranto Libera» torna alla carica sulla direttiva contro l’inquinamento

«E’ urgente conoscere i dati dell’Ilva che la Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente attendono ancora». Daniela Spera, portavoce dell’associazione «Taranto libera», inquadra la questione dopo la risposta del commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas all’interrogazione presentata dall’euro – deputato dell’Italia dei valori Luigi De Magistris. Il parlamentare europeo chiedeva alla commissione notizie sui controlli dell’inquinamento da parte di Bruxelles e la risposta è stata la promessa di continuare «a monitorare da vicino l’attuazione della direttiva Ippc», sulla prevenzione e riduzione dell’inquinamento industriale, garantendo «adeguata applicazione anche per l’impianto Ilva» . Ricostruendo la vicenda, le agenzie di stampa ricordavano che «l’esecutivo Ue ha deciso di interpellare la Corte di giustizia europea dopo aver riscontrato che l’Italia non ha ancora affrontato le carenze riscontrate nell’attuazione della direttiva Ippc. Già nel maggio 2008 – ricordavano le agenzie citando il commissario Dimas nella risposta – era stata aperta una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione della direttiva Ippc. Dall’esame delle risposte inviate era emerso che per diversi impianti le autorizzazioni Ippc “non erano ancora disponibili”, da qui la scelta di Bruxelles di passare alla seconda fase della procedura con l’invio di un parere motivato, poi sfociato nel ricorso alla Corte». «Abbiamo scritto agli organismi di tutela ambientale dell’Unione europea e la risposta – spiega Spera, portavoce di “Taranto libera” – è stata chiara: sono in attesa che le autorità italiane forniscano i dati sulle emissioni relativi all’Ilva di Taranto. Attendono per marzo la consegna di dati che al nuovo registro integrato europeo delle emissioni di sostanze inquinanti mancano. Parliamo di numeri che dovrebbero essere già a disposizione, ma che mancano all’appello dal 2007. Ci chiediamo – aggiunge Spera – come mai mancano questi dati? Di chi è la responsabilità di questa carenza? Ci rivolgeremo, come comitato cittadino, alla Commissione europea, al ministero dell’Ambiente, alla magistratura, all’Arpa, all’Ispra perché siano chiariti i motivi e le responsabilità di questi ritardi. Non è giusto che l’Italia paghi sanzioni e che queste carenze si ripercuotano sulla comunità. Chiediamo, infine, a tutte le associazioni di aderire a un unico progetto in cui l’aspetto di vigilanza sulla trasparenza delle informazioni che riguardano la nostra salute è di fondamentale importanza, inclusi i dati su tutte le malattie provocate dagli agenti inquinanti. Non capiamo perché tutti sono pronti a comunicare all’Europa che a Taranto si muore a causa dell’inquinamento industriale e poi non si applica un piano di studi serio che raccolga dati epidemiologici di tutte le patologie».

La Gazzetta Del Mezzogiorno – Martedì 16 febbraio 2010

Fulvio Colucci

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