Conoscere le malattie per vincere l’inquinamento

21 marzo 2010 alle 00:35 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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IL COMITATO «TARANTO LIBERA» PER UN CAMBIO DI STRATEGIA NELLA LOTTA AMBIENTALISTA

Spera: «Non basta più fermarsi ai numeri e ai valori degli agenti inquinanti»

E’ un cambio di strategia importante nella lotta all’inquinamento quello su cui insiste l’associazione «Taranto libera». Un mutamento che coincide con le notizie sulla prossima creazione del centro congiunto Arpa-Asl all’ospedale Testa per il monitoraggio dell’inquinamento. «Non basta più fermarsi ai numeri e ai valori degli inquinanti, non basta più analizzare il sangue e le urine dei cittadini per rilevare le sostanze. Occorrono mappe epidemiologiche. Le malattie possono raccontare molto sugli agenti inquinanti al punto da essere “decisive ” nel contrastare il degrado dell’ecosistema attraverso la tutela della salute pubblica. Credo sia giusto orientare le risorse a disposizione verso questi obiettivi». La portavoce di «Taranto libera», Daniela Spera, ci crede. L’associazione sta coagulando intorno ai suoi orientamenti sempre più consenso, negli incontri pubblici e sulla rete. «Le mappe epidemiologiche – spiega Daniela Spera – dovrebbero vagliare la situazione osservando tumori e altre malattie provocate da agenti inquinanti in base alla loro incidenza sul territorio così da “verificare ” i danni prodotti». L’associazione «Taranto libera» si sofferma anche sulla questione del registro tumori. «Quello ionico-salentino – sottolinea Daniela Spera – valuta l’incidenza del male, ma non tiene conto del fondamentale aspetto della sua localizzazione. Sarebbe la chiave giusta per aprire la porta alla conoscenza dei responsabili delle conseguenze sulla salute dei cittadini. Insomma,con un registro tumori tarato su questi elementi, combinando il documento con le mappe epidemiologiche e con i dati delle altre città italiane, troveremmo i “colpevoli ”. Tra gli agenti inquinanti – avverte Spera – ci sono differenze basate proprio sulle conseguenze che provocano rispetto alla salute dei cittadini. L’azione della diossina non è quella del benzene causa di leucemie. Anche l’incidenza delle polveri sottili deve far riflettere. Pensiamo, ad esempio, a molti casi di malattie cardiache apparentemente inspiegabili o ai danni cerebrali ricollegabili ai metalli pesanti. Insistere sul rapporto tra patologie e agenti inquinanti è fondamentale. Ecco perché bisogna andare oltre le analisi del sangue sugli individui sani e capire, alla fine, quanti malati e quanti morti possano esserci a causa del degrado dell’ecosistema. Raccolta dei dati per aree, avvicinamento progressivo alla conoscenza delle fonti inquinanti. Questo lavoro – conclude Spera– è fondamentale per informare la popolazione».

La Gazzetta Del Mezzogiorno – sabato 20 marzo 2010

Fulvio Colucci

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‘Taranto libera’ vigila

15 marzo 2010 alle 11:50 | Pubblicato su Comunicati stampa | 1 commento
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Comunicato stampa

Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ ritiene che, senza alcuna necessità di formulare altre ipotesi circa le reali intenzioni di Eni SpA, la ‘verità ufficiale’ sia più che sufficiente a dichiarare la propria netta contrarietà alla costruzione del nuovo metanodotto perché di fatto non apporterà alcun vantaggio per la città di Taranto in termini di miglioramento dell’ecocompatibilita’, che anzi peggiorerà. Ricordiamo che la convenzione (2005/370/CE) stipulata dalla Comunità europea sancisce la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Per cui chiediamo di poter accedere al progetto integrale di ENI SpA. Riteniamo indispensabile un dialogo delle Istituzioni con le associazioni e i comitati ambientalisti. La città è dei cittadini ed è fondamentale che venga chiesta la loro opinione per ogni azione che riguardi l’inquinamento ambientale della città e la salute dei cittadini. Taranto è oggi diventata una realtà sensibile alle problematiche relative all’inquinamento ambientale. Riteniamo che nessuna classe politica possa e debba arrogarsi il diritto di decidere contro la volontà dei cittadini. I politici hanno il compito di rappresentare la volontà della città ed hanno il dovere e “l’obbligo morale” di rispettarne la volontà. Chiediamo al Sindaco e al Consiglio Comunale di rispettare gli elettori e la loro volontà, in quanto chi amministra è un “dipendente” di coloro che lo hanno eletto. Purtroppo l’atto di votare a maggioranza per la costruzione del metanodotto, senza interpellare la volontà dei cittadini, ci sembra in netto contrasto con ciò che dovrebbe essere un comportamento di correttezza e democrazia da parte della classe politica nei confronti della città. Ci auspichiamo di riscontrare, da parte delle autorità politiche locali, ampia disponibilità ad un imminente dialogo di confronto con le associazioni e i comitati ambientalisti.

Per ulteriori informazioni contattare il Comitato Cittadino “Taranto libera” (tarantolibera@virgilio.it)

Il metanodotto non convince

Sicuri che serva veramente? Il vero rischio è l’aumento esponenziale di anidride carbonica

Nonostante il progetto fosse in cantiere da tempo, quando lo scorso primo marzo il consiglio comunale di Taranto deliberò il via libera all’Eni per la realizzazione di un nuovo metanodotto, diverse furono le perplessità e gli interrogativi suscitati. E nonostante la decisione fu presa in una riunione in cui fu deliberato l’approvazione del bilancio consuntivo del 2008, in molti rimasero spiazzati di fronte ad una decisione così importante, presa in netta contro tendenza rispetto al trend delle posizioni elettorali di tutto l’arco parlamentare tarantino e pugliese, schierato compatto in difesa del rispetto dell’ambiente e contro l’inquinamento, in vista delle prossime elezioni regionali di fine marzo. Inoltre, per dovere di cronaca e non solo, è giusto ricordare come l’approvazione del progetto Eni, avvenne grazie a ben 7 astenuti e 4 contrari, che però assicurarono il numero legale, salvo poi farlo clamorosamente mancare poco dopo sulla proposta di conferire la cittadinanza onoraria (post mortem) alla poetessa milanese Alda Merini. Insomma, giochetti politici sottili, partite a scacchi tra maggioranza e opposizione, tesi solamente a salvaguardare interessi puramente economici e non. Ma torniamo ai perché si è deciso di installare a Taranto un nuovo metanodotto. L’Eni ha “stranamente” scelto la strada del silenzio. Anche di fronte all’insistenza del comitato cittadino Taranto libera, sino ad oggi l’unico che in città ha sollevato non pochi dubbi su tale operazione, le sedi di Roma e Milano hanno preferito il silenzio o restare molto nel vago. Ma anche la giunta comunale non è stata da meno. Dunque le risposte, al momento, non possono essere cercate attraverso fonti istituzionali. Il problema è che la vera decisione, a cui segue quella della giunta tarantina, è stata presa lì dove il potere economico del nostro paese viene deciso da sempre. Sì, perché lo scorso 11 febbraio (come già riportammo giorni addietro), Regione Lombardia ed Eni avviarono una collaborazione per la distribuzione sperimentale di un nuovo tipo di gasolio a ridotto impatto ambientale. Gli impegni furono stabiliti da un Protocollo d’intesa che firmato dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e dall’Amministratore Delegato di Eni, Paolo Scaroni, con tanto di brindisi con il nuovo gasolio versato in bicchieri di cristallo davanti a fotografi e giornalisti. Qual è il problema? Che questo nuovo gasolio verrà prodotto anche e soprattutto a Taranto. Si legge nell’atto d’intesa: “Il nuovo gasolio ecologico sarà in distribuzione in 50 punti vendita del comune di Milano, dislocati all’interno della città, sulle tangenziali e sui tratti di raccordo autostradali inclusi nell’anello delle tangenziali”. In pratica per inquinare meno l’aria dei lumbàrd, possiamo tranquillamente continuare a far marcire quella della “colonia” Eni-Taranto. Ma non solo. Il comitato Taranto libera ha anche intravisto dietro l’avvio del nuovo metanodotto, l’apertura di due strade future, decisamente negative per il futuro della città: la prima porta direttamente all’installazione del famoso rigassificatore della Gas Natural; l’altra invece, conduce al raddoppio delle centrale termoelettrica. Nel primo caso è però giunta immediata la presa di posizione del vice sindaco Cervellera, che ha garantito al comitato cittadino che il rigassificatore certamente non si farà. Sull’ipotesi di raddoppio della centrale termoelettrica invece, viste anche le recenti dichiarazioni della stessa Eni SpA (“inoltre è stato presentato alle Autorità competenti, un progetto di risanamento ed ampliamento della Centrale Termoelettrica. La realizzazione di tale investimento si rende necessaria a causa di investimenti in corso di completamento nella coinsediata Raffineria”), ci sono molti meno dubbi al momento. Il condizionale è però d’obbligo: perché, come detto sopra, di risposte certe e serie dalle istituzioni e dall’Eni manco a parlarne. Ma ciò che desta vera e serie preoccupazione, a prescindere dalle dichiarazioni di diversi politici nostrani a favore del nuovo metanodotto e della sua eco-compatibilità con il nostro sistema industriale (concetto anche in italiano distorto e incomprensibile), è la prevista entrata in esercizio della nuova unità di hydrocracking, della capacità di 17 mila barili/giorno. Il processo di hydrocracking consente di ottenere idrocarburi a maggiore contenuto di idrogeno, a ridotto contenuto di poliaromatici. Ma queste sono parole fredde e vuote, incomprensibili ai più. Ciò che sino ad oggi non è stato colpevolmente detto, lo precisa il comitato Taranto libera: “la produzione di idrogeno a partire da metano (ch4), porterà anche alla produzione di monossido di carbonio (co), ma soprattutto di Co2 (anidride carbonica), con conseguente aumento complessivo dell’inquinamento nella città di Taranto”. E la domanda finale è lecita oltre che logica: dove finirà tutta questa Co2 prodotta? Oltre tutto, è sin troppo evidente che questa produzione ulteriore da parte del nuovo metanodotto, si andrà ad aggiungere a quella già esistente. La conclusione la lasciamo a Taranto libera: “Più diesel ecologico si produrrà, maggiore sarà la richiesta di idrogeno e maggiore sarà la produzione concomitante di co2, in contrasto con quelle che sono le attuali necessità di ridurre gli agenti inquinanti, in particolare nella città di Taranto”. Elementare Watson!

TarantOggi 15 Marzo 2010 Gianmario Leone

Taranto ha bisogno solo di certezze

4 marzo 2010 alle 02:39 | Pubblicato su Lettere di 'Taranto libera' | 2 commenti
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Diossina: «Oggi più che mai Taranto ha bisogno di informazioni certe e documentate»

Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ è in disaccordo con il contenuto dell’articolo uscito sul Corriere Del Giorno di venerdì 26 febbraio con cui Ettore Raschillà fornisce “informazioni” alla città di Taranto riguardanti l’inchiesta avviata dalla magistratura sulle responsabilità dell’Ilva in merito alla presenza di diossina nei generi alimentari. In particolare vogliamo contestare questo passaggio: “Quell’impianto produce diossina, ma oltre ad essere entro i limiti imposti dalla legge non è nemmeno dello stesso tipo di quella riscontrata nelle carni degli animali esaminati”. Ricordiamo che esiste una legge regionale, la legge anti-diossina, che fissava valori di diossina entro il 2009 pari a 2,5 nanogrammi per metro cubo. Oltre a nutrire dei forti dubbi sul mantenimento di questi valori nell’arco di una intera giornata ed in maniera continuativa, essendo il monitoraggio effettuato solo per 8 ore del giorno ed in un arco di tempo ristretto nel corso dell’anno, rimarchiamo che questi valori risultano essere sempre molto elevati e che quand’anche fossero a norma di legge, non sarebbero sufficienti ad escludere la possibilità di contaminazione. Consci del pregevole operato della magistratura e certi che esperti del settore abbiano comunque preso in considerazione la possibilità che, nel caso specifico di Taranto, i diversi congeneri di diossine, accumulate nei terreni ed entrati nella catena alimentare, possano subire nel corso degli anni degradazione naturale (processi biochimici, degradazione e trasformazione) tali da trasformare un tipo di diossina in un altro, restiamo in attesa noi, come comitato cittadino, ma credo tutta la città, di ricevere informazioni certe e documentate, in merito a questo caso che assume sempre più il sapore di un giallo. Una notizia “quasi certa” non è una notizia, tanto più che Taranto, oggi, ha bisogno solo di certezze. Il Comitato cittadino ‘Taranto Libera’ sostiene la chiusura totale delle grandi industrie inquinanti e la promozione di uno sviluppo economico alternativo e pulito per la propria città. Il movimento desidera un futuro, per Taranto, senza inquinamento con una economia basata sull’ecologia e sull’energia pulita. ‘Taranto libera’ è convinta che l’unico modo per rendere compatibile il sistema industriale con salute, occupazione e ambiente è l’eliminazione totale dell’industria pesante attraverso un piano di riconversione serio e responsabile che gli Amministratori locali non sono stati ancora in grado di attuare. L’industria pesante dovrebbe sorgere a decine di chilometri dal centro abitato, per il rispetto del principio fondamentale di precauzione questo è il motivo per cui nessun sistema di abbattimento delle emissioni può essere sufficiente per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Piani di bonifica dovrebbero essere realizzati principalmente come atti indispensabili per la tutela dell’ambiente e della salute. ‘Taranto libera’ si pone, inoltre, come obiettivo il risveglio di una coscienza civile critica nei confronti della classe politica locale che ha lasciato che Taranto fosse l’unica provincia pugliese inerte ad accettare, subire ed assecondare certi servilismi di potere, lasciandosi così sfuggire occasioni di sviluppo economico e ignorando o non impiegando adeguatamente finanziamenti europei per i piani di riconversione.

Comitato cittadino ‘Taranto libera’

Gent.mi componenti del Comitato Taranto libera, pubblico volentieri la vostra puntualizzazione che è un’ulteriore, significativa testimonianza di quanto la coscienza ambientalista sia cresciuta in questa città. Per anni “riconversione” e “chiusura parziale e/o totale” dell’Ilva sono stati considerati argomenti tabù. Oggi non solo se ne parla senza temere l’isolamento ma si organizzano momenti di discussione e riflessione su come costruire alternative valide, praticabili e soprattutto ecocompatibili alla siderurgia. Insomma, si guarda a uno sviluppo che non sia sinonimo di ciminiere e sostanze tossiche in libertà. Del resto, nessuna fabbrica è eterna per cui ritengo che quella di programmare il “dopo-acciaio” sia la vera grande sfida che le classi dirigenti sono chiamate a raccogliere. Lo scenario è complesso, gli interessi in gioco molto alti e spesso in contrasto tra loro. Ma per usare un concetto caro al procuratore Franco Sebastio “salute e vita sono beni fondamentali”, priorità che non possono in alcun modo cedere il passo alle regole imposte da mercato e produzione. In questo quadro è quanto mai necessario tenere alta la guardia e svolgere un’attenta opera di controllo, informazione, sensibilizzazione. Il “Corriere” cerca di fare la sua parte, con equilibrio, dando spazio e voce alle diverse posizioni in campo: quella del lavoratore terrorizzato dall’idea di perdere un posto su cui ha investito presente e futuro; quella degli abitanti del quartiere Tamburi (e non solo) che tutti i giorni ingoiano pane e veleno; quella dei bambini di Taranto che ognuno di noi ha il dovere di proteggere perché nessuno debba o possa pensare che siano figli di un dio minore”; quella dell’Ilva che rivendica gli interventi adottati per mettere a norma gli impianti…. In questi giorni a tenere banco è l’inchiesta che la magistratura ha avviato per accertare l’origine della diossina riscontrata negli animali poi abbattuti. Nel suo articolo, frutto di informazioni ricevute da fonti ufficiali, il collega Ettore Raschillà ha messo in evidenza il fatto che, secondo la perizia effettuata dai tecnici, la diossina riscontrata negli animali non sarebbe quella emessa dal famigerato camino E312. Un particolare che non scagiona l’Ilva ma rende necessario un supplemento di indagine. Oggi, nei servizi che pubblichiamo alle pagine due e tre, viene fatta ulteriore chiarezza sulla situazione grazie ai dati forniti dall’Arpa. Insomma, la partita è aperta. E noi la seguiremo passo dopo passo. Come sempre.

Corriere Del Giorno – 3 Marzo 2010 – Pagina 19

Chiarezza sul metanodotto

3 marzo 2010 alle 10:07 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento
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Il comitato ‘Taranto libera’ vuole vederci chiaro in una decisione che lascia alquanto perplessi

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del comitato cittadino “Taranto libera”, inerente l’autorizzazione da parte del Consiglio Comunale di Taranto, di autorizzare l’Eni a costruire un nuovo metanodotto. Inoltre “Taranto libera” chiede che il comune metta a disposizione dei cittadini, il progetto integrale di tale opera, affinché siano sciolte le diverse perplessità in merito alla presunta eco compatibilità del suddetto progetto con la già critica situazione ambientale della città di Taranto.

Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ esprime le proprie perplessità in merito alla decisione del Consiglio Comunale di Taranto di autorizzare Eni SpA alla costruzione del nuovo metanodotto. Come Comitato chiediamo agli esponenti della maggioranza di motivare nel dettaglio la decisione di votare a favore della costruzione del metanodotto. Chiediamo, inoltre, all’Amministrazione Comunale, che venga fornito e messo a disposizione dell’intera cittadinanza il progetto integrale di ENI SpA. Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ crede che l’Amministrazione Comunale è a conoscenza dell’intero progetto proposto da ENI SpA ed è convinto che mai avrebbe espresso un parere favorevole in merito alla realizzazione di un progetto di cui ignora i dettagli. ‘Taranto libera’ ritiene che la cittadinanza debba essere adeguatamente rassicurata sulle decisioni che riguardano la propria città e soprattutto in materia ambientale poiché entra in gioco prima di tutto la sua salute, già ampiamente compromessa. Le Amministrazioni Pubbliche hanno il dovere di farsi carico della tutela della salute dei cittadini e di definire cosa sia giusto e cosa no per la comunità ascoltando direttamente le necessità dei cittadini stessi. E’ necessario sviluppare una partnership tra politici e cittadini allo scopo di migliorare la qualità e l’accettabilità delle decisioni. Si assiste troppo spesso a situazioni in cui le decisioni che hanno ripercussioni sulla salute e sull’ambiente vengono prese in maniera del tutto incosciente ed arbitraria o assecondando interessi economici a scapito della salute della cittadinanza. In particolare, a preoccuparci sono le dichiarazioni dell’assessore Gianni Cataldino che ha definito l’autorizzazione al progetto come un “provvedimento che va incontro alla necessità di un abbassamento delle emissioni inquinanti” (TarantOggi, 2 marzo G.C.), per rendere la produzione ‘più ecocompatibile’. Le sue dichiarazioni non ci convincono affatto, data la vicinanza dell’intera zona industriale (non solo ENI), al centro abitato e forse convincono poco anche lui. Ragione per cui, ci sentiamo di offrire delle delucidazioni all’assessore ricordandogli che per poter parlare di ecocompatibilità si deve fare riferimento ad una condizione in cui non esistono aziende che emettono sostanze inquinanti e che il provvedimento in questione non inciderebbe in alcun modo sul miglioramento della tanto disperatamente agognata ecocompatibiltà. Tuttavia, crediamo nella sua buona fede e lo invitiamo, comunque, a correggere le sue dichiarazioni. Non meno preoccupanti, e quanto mai sintomatiche, invece, sono le dichiarazioni di Giuseppina Castellaneta, che invitando l’azienda ENI a presentarsi all’interno di un Consiglio Comunale per chiarire definitivamente i suoi intenti, ci mette nella condizione di pensare che il Consiglio Comunale ha proceduto alla votazione di un provvedimento in maniera del tutto superficiale, ignorando le reali intenzioni dell’azienda stessa. ‘Taranto libera’ pretende che si faccia chiarezza sulla faccenda e comunica che, nel caso vi sia un ritardo nella risposta o un diniego nel voler fornire la documentazione richiesta, vigilerà con ogni mezzo”.

TarantOggi – 3 Marzo 2010 – Comunicato del Comitato cittadino ‘Taranto libera’

L’Associazione Culturale e di Volontariato ”La Fontanella” sostiene ”Taranto libera”

2 marzo 2010 alle 12:34 | Pubblicato su AMICI UFFICIALI | 2 commenti

Ringraziamo i nostri amici per la collaborazione presente e futura.

L’ Associazione è stata insignita del premio La.Vi.Ta. 2010 – Sezione Ambiente – da parte della Circoscrizione Lama – San Vito – Talsano. Il premio viene conferito ogni anno alle personalità che agiscono per migliorare il territorio. Gli scopi dell’Associazione sono i seguenti :

1) L’attuazione di una politica di salvaguardia e tutela ambientale

2) La promozione di eventi socio-culturali

3) La valorizzazione del territorio dal punto di vista turistico

Grazie ai nostri nuovi amici!

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