Taranto libera sostiene il referendum per la chiusura totale (o parziale) dell’Ilva

28 aprile 2010 alle 02:52 | Pubblicato su Comunicati stampa | 3 commenti
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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del comitato “Taranto libera”, a sostegno del referendum per la chiusura totale o parziale dell’Ilva.

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta mediante il quale si chiama una cittadinanza a fornire il proprio parere su un tema di interesse comune. L´inquinamento ambientale perpetrato nella città di Taranto ad opera di diverse industrie pesanti e che ha avuto ed ancora ha indiscusse ripercussioni sulla salute dei cittadini e dei lavoratori, è senza dubbio un tema di interesse comune. Lo stabilimento Ilva di Taranto è solo una delle aziende che per la natura stessa della sua attività produttiva è oggettivamente in parte responsabile di questo grave inquinamento ambientale. Taranto libera sostiene, pertanto, il referendum consultivo per la chiusura totale o parziale (della sola area a caldo) dell´Ilva di Taranto non in virtu´ di uno specifico ed univoco accanimento nei confronti dello stabilimento in questione ma solo in virtu´ della consapevolezza di trovarsi di fronte ad una importante e storica opportunità: il diritto di riappropriarsi della facoltà di esprimersi nei confronti di una problematica che per decenni ha visto tristemente protagonisti i cittadini di Taranto (e dell´intera provincia).Se da un lato la natura consultiva del referendum non obbliga giuridicamente le Istituzioni a mobilitarsi per rispettare la volontà di una intera cittadinanza, li obbliga pero´ moralmente, civilmente e costituzionalmente a non ignorarla. Decidere per la chiusura dell´Ilva, anche della sola area a caldo, non significa bloccare istantaneamente l´economia di una intera città, come Confindustria ha recentemente dichiarato. Rispetto alla questione referendum, Confindustria mostra di avere timori che, in tutta franchezza, come cittadini non riusciamo a comprendere. Appare del tutto logico pensare, al contrario, che la riconversione industriale, puo´ solo salvare la città facendola uscire “da una crisi che sta producendo moltitudini di cassintegrati e disoccupati´ e che `ogni giorno fa registrare livelli altissimi e preoccupanti di tensione sociale” (GdM, 23 aprile), proprio perché è comunque impensabile dover fondare l’economia di una città in prevalenza su un unico tipo di produzione (l’acciaio) che è tra l´altro ormai in rapido declino. Confindustria sa bene che la vittoria del `si´ non determinerebbe la chiusura immediata dello stabilimento ma anzi l´avvio di un percorso di programmazione che include il risarcimento danni, la graduale riconversione industriale con necessaria diversificazione delle attività economiche non inquinanti da collocare in aree diverse del territorio tarantino, successiva chiusura delle attività inquinanti e bonifica dei territori. Decidere per la chiusura dell´Ilva significa decidere di fissare un concetto: vogliamo un futuro diverso per Taranto, senza l´industria inquinante e cominciamo a progettarlo. Come comitato di semplici cittadini ed in maniera del tutto volontaria, ci preoccupiamo del futuro di Taranto ed è per questo che ci impegneremo a sensibilizzare, informare e proporre idee per la riconversione industriale di cui solo le Istituzioni regionale, nazionale e internazionale, congiuntamente con la classe imprenditoriale dovranno farsi carico con la collaborazione (spontanea) di tutti i cittadini e delle libere associazioni. Invitiamo pertanto la cittadinanza a riflettere: il ricatto occupazionale barattato con il diritto alla salute, non deve e non può far breccia su una intera società civile di tutto rispetto. E’ giunto il momento di dimostrarlo”.

TarantOggi – mercoledì 28 aprile 2010



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Comunicato stampa

18 aprile 2010 alle 16:12 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento
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Le associazioni non accettano la scelta di ENI e chiedono un incontro

Integrità e trasparenza, questi sono i principi che l’azienda ENI S.p.A ritiene di perseguire attraverso l’operato della propria Governance nei territori in cui è insediata. ENI opera anche nel territorio di Taranto, per l’esattezza a due passi dal centro abitato, ed ha dunque delle precise responsabilità ed obblighi nei confronti dei suoi cittadini. In occasione della conferenza stampa tenutasi giovedì 15 aprile, quegli stessi principi di cui ENI si fa promotrice sono stati disattesi, proprio nei confronti di quella parte di cittadinanza che, in maniera attenta e mediante l’impiego di non poche energie, segue le vicende legate alle problematiche ambientali e sanitarie della propria città. A Taranto di recente si parla di ‘allarme’ ed ENI si preoccupa di rassicurare la popolazione tentando di cancellare dal vocabolario la parola ‘esplosione’. Se di fuga di gas idrogeno si è trattato, ricordiamo che l’idrogeno è un gas altamente infiammabile e forma con l’ossigeno (contenuto nell’aria) miscele esplosive. Ora, se cosi’ non è stato, quei fumi neri li abbiamo comunque visti, l’incendio c’è stato, le automobili danneggiate non sono un’ invenzione, quale differenza ci puo’ essere tra esplosione o incendio? Il pericolo c’è ed è evidente. Taranto poi è in allarme ormai da decenni, ma questo sembra non interessare a nessuno e tanto meno ad ENI SpA. Questa azienda non è proprietaria della città di Taranto, pertanto non ha alcun diritto di decidere a quale rappresentanza della città rivolgersi e a quale no. Perchè escludere le associazioni e i comitati in un incontro alla presenza di istituzioni e stampa? Interpretiamo questa scelta come una volontà di chiusura da parte di ENI e chiediamo pertanto che l’azienda convochi immediatamente tutte le associazioni e i comitati liberi presenti a Taranto in presenza di stampa e istituzioni. Sottoscrivono le seguenti associazioni e comitati: Taranto libera, Amici di Beppe Grillo Taranto, Comitato per Taranto, Meetup – I Grilli di Taranto in MoVimento, Associazione Tamburi 9 luglio 1960, Associazione La Fontanella, Associazione Solo Cure per Guarire, Onda Viola Taranto, Centro Culturale Filonide, Taranto Spartana, Cittadinanza Attiva Palagianello.

TarantOggi – sabato 17 aprile 2010

Riduzione inquinanti? No, zero inquinanti. Ecocompatibilità? Impossibile

14 aprile 2010 alle 23:04 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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Questa è la cura contro l’inquinamento secondo il Coordinamento Comitato Taranto libera: “Risarcimento danni. Riconversione industriale e lavoro pulito”

“Riduzione inquinanti? No, zero inquinanti. Ecocompatibilità? Impossibile”. Chi si è imbattuto nella giornata di ieri nel traffico veicolare cittadino tra viale Magna Grecia e via Lago Trasimeno è stato sicuramente attratto da un cartellone pubblicitario alquanto particolare. I più attenti e curiosi si sono fermati con le loro auto bloccando addirittura il traffico della zona cercando di capire quale prodotto fosse l’oggetto dello slogan con il quale abbiamo aperto il nostro articolo di oggi. Ma chi si è soffermato c’ha messo poco a capire che il cartellone in questione non aveva come oggetto pubblicitario un prodotto ma un problema, anzi “il” problema per eccellenza tutto tarantino: l’industria e l’ambiente. Il poster formato 3 metri per 6 metri reca un messaggio sociale molto diretto e facile da capire: “L’ecocompatibilità non è possibile se industrie di questa portata (come Eni ed Ilva), con tale pericolosità e così obsolete insistono sul nostro territorio a ridosso della città.” Un paio di forbici che cercando di dare un taglio ad un avatar raffigurante una industria avente una ciminiera dalla quale fuoriesce fumo nero , la dice tutta su come quelli del “Coordinamento Comitato Taranto libera” pensano di risolvere il problema inquinamento nella città dei due mari, ormai alla mercè del grosso polo industriale che si trova a due passi dal centro cittadino e che ultimamente è ritornato in auge (perché c’è stato un momento di calma, tregua e tranquillità???) con gli ultimi avvenimenti che hanno riacceso il dibattito e le polemiche su come mettere in sicurezza e rendere ecocompatibili impianti così obsoleti. In un loro comunicato che accompagna il manifesto si legge: “Gli ultimi eventi ci confermano i nostri timori e ci danno ragione. Il principio di precauzionalità va rispettato. Non crediamo nel contenimento dei limiti di emissioni poiché data la vicinanza della zona industriale al centro abitato, non sono da escludersi possibilità di contaminazione, tenuto conto del fatto che anche chi stabilisce dei limiti di legge sa bene che il danno non è escluso poiché ogni individuo ha una risposta differenziata ad un dato inquinante; inoltre è scientificamente dimostrato che anche l’esposizione a bassissime quantità di agenti tossici quali le diossine, può portare ad un aumento del rischio di malformazioni congenite nel feto. Aggiungo, infine, che per molti inquinanti non esiste un valore soglia, ciò equivale a dire che a qualunque concentrazione determinate sostanze, tra quelle prodotte dalle industrie insistenti sul nostro territorio, risultano essere altamente tossiche. Sosteniamo con forza l’obiettivo della riconversione industriale, della bonifica del territorio e di lavori dignitosi e puliti per la città di Taranto nel rispetto dei diritti umani”. Come evitare questa “spada di Damocle” che incombe sulla testa di ogni tarantino? Lo dice lo spesso cartellone rosso porpora che resterà affisso per 14 giorni: “ Risarcimento danni. Riconversione industriale e lavoro pulito… QUESTO E’ IL FUTURO DI TARANTO”. A questa iniziativa aderiscono le seguenti associazioni e comitati: Associazione Tamburi 9 luglio 1960, Associazione Solo Cure Per Guarire, Comitato Isole Cheradi, Onda viola Taranto, Contramianto, Associazione La Fontanella.

‘Pugliapress’ – Mercoledì 14 aprile 2010 – Antonello Corigliano

Taranto libera contro l’inceneritore

10 aprile 2010 alle 15:46 | Pubblicato su Comunicati stampa | 2 commenti

Apprendiamo dalla stampa la scelta da parte della Pubblica Amministrazione di Taranto, di autorizzare la riattivazione del “termovalorizzatore” dell’AMIU. Specifichiamo che il termine “termovalorizzatore” è improprio, non viene mai utilizzato nella normativa europea di riferimento (e nemmeno in quella italiana), nella quale si parla solo di “inceneritori”. Ricordiamo che l’inceneritore è un impianto utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti, mediante un processo di combustione, che emette in atmosfera centinaia di sostanze inquinanti, tra le quali le più nocive sono i metalli pesanti, le diossine, i furani e le polveri ultrafini (fonte IARC) particolarmente pericolose poiché, non essendo filtrabili, penetrano attraverso la respirazione direttamente nel sangue veicolando ogni genere di sostanza inquinante. La PA è a conoscenza della gravissima condizione di disastro ambientale in cui versa la città di Taranto, quindi dovrebbe prevalere il principio di precauzione per tutelare la salute dei cittadini. Il mantenimento di temperature dei fumi al di sopra degli 850° C se da un lato può garantire la termodistruzione delle diossine, dall’altro porta ad un incremento di polveri ultrafini per il controllo delle quali non esistono normative vigenti. Ricordiamo che nel 2007 l’unione Europea ha finanziato un rigoroso studio scientifico sulla popolazione residente a Forlì, per almeno 5 anni, entro 3,5 km da due inceneritori (rifiuti solidi urbani e rifiuti ospedalieri): l’esposizione ai metalli pesanti ha prodotto un aumento di mortalità per tutti i tumori nelle donne dal +17% al +54% a seconda del tipo di tumore (mammella, stomaco, colon, retto). Ci sembra doveroso far presente che in Europa la gestione dei rifiuti del futuro non va verso l’incenerimento. L’Italia è l’unico paese al mondo che sovvenziona l’incenerimento dei rifiuti con soldi pubblici(CIP6), mentre in altri paesi europei tale pratica è tassata perché considerata contraria agli interessi collettivi. Crediamo che dietro questa scelta dell’Amministrazione Pubblica ci siano solo interessi economici e che le scelte politiche dovrebbero tener conto anche di altri fattori. Esprimiamo dunque la nostra indignazione di fronte all’ennesimo “attentato” nei confronti dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto.

TarantOggi – venerdì 9 aprile- Comunicato stampa ‘Taranto libera’

«Una tassa per chi inquina»

7 aprile 2010 alle 11:32 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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«TARANTO LIBERA» SUI PASCOLI ALLA DIOSSINA: DIFENDERE GLI ALLEVATORI E IL PRINCIPIO CHE CHI INQUINA PAGA SENZA CHIEDERE SOMME IN ANTICIPO ALLO STATO

Taranto libera non è contraria al risarcimento degli allevatori «ma rispettiamo il principio “chi inquina paga” senza passare dallo Stato». E’ la portavoce Daniela Spera a entrare nel dibattito scaturito dalla proposta di «Altamarea». Il cartello ambientalista, nei giorni scorsi, ha lanciato l’idea di una legge per il risarcimento degli allevatori danneggiati dalla diossina sul modello del decreto governativo varato per gli allevatori campani vittime delle emissioni degli inceneritori. La proposta prevede il risarcimento per i capi abbattuti e per le attività che hanno subito un pesante ridimensionamento economico, per esempio la distruzione di centinaia di litri di latte risultato contaminato da diossina. Secondo «Altamarea» dovrebbe essere lo Stato ad anticipare le somme a titolo di indennizzo salvo poi rivalersi sulle aziende che inquinano una volta accertata la loro responsabilità. Il punto è delicato perché la vicenda dell’inquinamento delle masserie situate nella zona industriale è sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. L’inchiesta sta valutando, infatti, le ipotesi relative alle responsabilità delle emissioni di diossina anche se la soluzione non sembra ancora vicina e sono in corso ulteriori analisi. Giorni fa, sul punto, sono intervenuti anche due parlamentari in ragione del fatto che la proposta di legge sostenuta da «Altamarea» dovrebbe essere presentata alle Camere come iniziativa di deputati locali. Il parlamentare del Partito democratico, Ludovico Vico, si è detto subito disponibile a confrontarsi con gli ecologisti e ad affinare la proposta. Più cauto il deputato del Popolo della libertà Pietro Franzoso. Bollando l’iniziativa come «trovata elettoralistica» non ha però chiuso la porta al dialogo rinviandolo a dopo le elezioni. Il confronto secondo Franzoso, dovrebbe tener conto dell’inchiesta della magistratura e delle ragioni storiche dell’inquinamento a Taranto. La famiglia Fornaro, proprietaria di una delle masserie «simbolo» della mattanza di capi di bestiame contaminati dalla diossina, ha poi replicato al parlamentare di centrodestra, respingendo l’accusa di Franzoso. Secondo gli allevatori, dietro la richiesta di risarcimento, non vi era alcun escamotage propagandistico alla vigilia delle elezioni regionali. «Il principio chi inquina paga è sancito dalle leggi europee, perché non rispettarlo e non applicarlo anche da noi?» si chiede il comitato Taranto libera. Il gruppo ambientalista ritiene necessario evitare qualsiasi passaggio che addossi allo Stato subito la spesa, confermando però la necessità che ci sia un sostegno agli allevatori in crisi. «Credo sarebbe utile – sottolinea la portavoce di Taranto libera Daniela Spera – pensare a una tassa per chi inquina. Questa potrebbe funzionare da deterrente efficace verso le industrie. Una legge che prevede una tassa e che tenga, appunto, in debito conto la situazione “storica” del – l’area tarantina. Per chi ha già inquinato la tassa dovrebbe fissare dei criteri in base ai quali si paghi. Criteri oggettivi e che non possono essere messi in discussione. Il ragionamento – aggiunge Daniela Spera – è legato proprio all’aspetto della presenza storica delle aziende nel nostro territorio e al fatto che risulti difficile individuare con rapidità i responsabili dell’inquinamento e del degrado ambientale. I criteri in base ai quali fissare la tassa sarebbero legati al tempo di permanenza dell’industria sul territorio, alle aree occupate, alle sostanze emesse».

La Gazzetta Del Mezzogiorno – martedì 6 aprile – [Fulvio Colucci]

Inquinamento all’Università

2 aprile 2010 alle 23:01 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ alla Facoltà di Economia di Lecce

Martedì 30 marzo, il Comitato Cittadino “Taranto libera” è stato ospite presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Lecce, poiché invitato a tenere una conferenza sul grave problema dell’inquinamento ambientale a Taranto e sulle malattie dovute all’inquinamento. A relazionare per “Taranto libera”, la dott.ssa Daniela Spera. L’invito è giunto direttamente dalla Facoltà di Economia di Lecce nelle persone del prof. Francesco Giaccari – docente di Economia Aziendale -, dalla prof.ssa Daniela Vestito – docente di Politica dell’ambiente – e del dott. Gianni Di Lauro, dott. di ricerca in Economia Aziendale. Il titolo della conferenza era molto interessante: “Taranto: città sacrificata” – Realtà industriale a Taranto, aspetti ambientali e sanitari, criticità e possibili interventi per uno sviluppo economico ecocompatibile. La conferenza ha avuto inizio con la presentazione della realtà di Taranto, caratterizzata da una forte connotazione industriale, i cui fattori di rischio ambientale sono riconducibili ad un’acciaieria a ciclo integrale tra le più grandi d’Europa, ad una raffineria petrolchimica di grandi dimensioni, ad un cementificio di importanza nazionale e a due centrali termoelettriche. Gli agenti inquinanti a Taranto sono molteplici e sono diffusi nel suolo, nell’aria e nelle acque. A Taranto l’ecocompatibilità in presenza di Ilva, Eni e Cementir è impossibile. Come del resto sarebbe impossibile l’ambientalizzazione, anche nel caso in cui si raggiungessero i limiti europei, in quanto questi si riferiscono ad una condizione in cui si rende necessaria la sola salvaguardia dell’ambiente (senza che comunque vi sia l’asso l’assoluta certezza di esclusione del rischio di contaminazione ambientale) e in condizioni in cui tali industrie sorgono a distanze significate dal centro abitato. ‘Taranto libera’ si soffermava poi sul polo siderurgico ‘Ilva’, grande due volte e mezzo la città di Taranto, nella quale avviene qualcosa, che non avviene in nessun’altra parte del mondo: l’industria è stata fatta sorgere in condizioni di assoluta cecità in termini di rispetto della tutela dell’ambiente, accanto al centro abitato, già presente prima che sorgesse il polo industriale stesso. L’intera popolazione del rione Tamburi è esposta, 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, ad inquinanti e polveri di minerali con gravissimo danno per la salute e per la qualità della vita. Il parco minerali è a ridosso del quartiere Tamburi e la distanza che lo divide dal centro abitato è di appena 120 metri. La precisa disanima della portavoce di ‘Taranto libera’ coinvolge l’intera platea, gli studenti seguono con interesse, così una studentessa, quasi incredula, “interrompe” la relatrice per formularle una domanda: “Mi scusi, perché non coprono i parchi minerari a Taranto?”. Cosa ha fatto la politica a Taranto? Di fatto nessuna misura drastica. La Cina si affaccia al mercato dell’acciaio con prezzi più competitivi, l’Ilva sarà costretta a chiudere. Quali saranno le conseguenze economiche e sociali? Che fine faranno i suoi lavoratori? La politica non ha programmato nessuno sviluppo alternativo all’industria pesante. Il Comitato Cittadino ‘Taranto libera’ vuole tutelare i posti di lavoro dei dipendenti dell’Ilva e si preoccupa già da oggi di pensare ad uno sviluppo economico alternativo all’industria pesante. Per raggiungere questo ed altri obiettivi ‘Taranto libera’ ritiene fondamentale la sensibilizzazione dei cittadini attraverso un’informazione attenta volta ad alimentare il pensiero culturale dei cittadini in quest’ottica. L’invito della Facoltà di Economia di Lecce si è rivelato importante e si prospettano interessanti possibilità che questa conferenza sia stata l’inizio di una futura collaborazione tra ‘Taranto libera’ e la Facoltà.

TarantOggi – 2 aprile 2010

Ora ripensare Taranto

1 aprile 2010 alle 02:45 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 1 commento
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La legge anti-diossina non basta: serve il coraggio di osare per cambiare davvero

Vendola ha vinto, evviva Vendola”. Il governatore uscente della Puglia è rientrato dal portone principale dal quale era uscito all’inizio della campagna elettorale, grazie ad una vittoria schiacciante. A dirlo in maniera netta sono i numeri: ha avuto più voti di tutti. Sia dei rivali del centrodestra, sia di quelli esistenti all’interno del centrosinistra. E da ieri, ha iniziato a circolare con insistenza la voce che vorrebbe il discepolo di Bertinotti, futuro leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2013. D’altronde, la marea prodotta dalla Fabbrica di Nichi Vendola, ha già fatto la prima vittima: Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali del governo Berlusconi, nella giornata di ieri ha presentato le proprie dimissioni. Per molti un atto dovuto, per altri un gesto di responsabilità politica: in realtà, è il primo di una lunga serie di contraccolpi che avverranno all’interno del centrodestra pugliese, per una resa dei conti totale che difficilmente risparmierà qualcuno. Vendola ha vinto le elezioni per una serie di fattori, tra i quali vi è certamente il modo in cui ha trattato il tema ambientale. Che a Taranto ha assunto negli ultimi tempi un’importanza primaria. Ed è proprio sulla legge anti-diossina varata nella sua legislatura, che Vendola ha basato gran parte della sua campagna elettorale. Ciò non toglie che non è tutto oro ciò che luccica. Anzi. Il timore principale è che Vendola in primis, pensi di aver risolto il problema dell’inquinamento a Taranto, con la legge antidiossina. I segnali che questo sia più che un cattivo presagio, sono diversi. Come si ricorderà, mercoledì sorso in piazza della Vittoria a Taranto, si è tenuto il comizio del neo governatore: vi era molta attesa per le parole di quest’ultimo, specialmente in tema di inquinamento e di risanamento ambientale. Ma già l’assenza dello stesso nella mattinata di mercoledì mattina presso la masseria Fornaro, dove si promuoveva la proposta di una legge parlamentare per risarcire la disastrata agricoltura tarantina, dopo gli esami dell’Arpa Puglia e il divieto di pascolo nell’area di 20 km ordinato dalla stessa Regione nello scorso febbraio, era portatrice di cattivi presagi. E infatti, durante il comizio, Vendola trovava tempo e modo di parlare ai tarantini presenti delle alghe assassine dell’Adriatico, di Punta Perotti, dell’articolo 18, senza però mai pronunciare la parola impronunciabile in campagna elettorale, ma solo a Taranto, ovvero “Ilva”. Eppure negli ultimi tempi, ovunque sia andato, vuoi come ospite (vedi la trasmissione “Annozero” di Santoro) o come comiziante (vedi tutta la Puglia e non solo), ha sbandierato ai quattro venti gli importanti risultati della famosa legge anti-diossina regionale, sparando dati in suo possesso, che parlano di una drastica diminuzione di emissioni di diossina da parte dell’llva, che a tutt’oggi nessuno può dire di conoscere. Anzi. Ciò che più ha sorpreso però, è che invece di ribadire ai tarantini la validità di quella legge e rassicurarli che tutto va per il meglio in tema di emissioni di veleni industriali (pur non essendo affatto così), Vendola ha preferito parlare di tutt’altro. Ignorando completamente non solo l’argomento, ma anche la presenza di alcuni ambientalisti, che erano accorsi in piazza per ribadire ancora una volta, la criticità della situazione di Taranto e Provincia. Il Comitato Cittadino ‘Taranto libera’ e ‘Gli Amici di Beppe Grillo di Taranto’ erano infatti presenti in Piazza della Vittoria al comizio di Nichi Vendola: non erano lì né per sostenerlo né per contestarlo, ma solamente per mandargli un messaggio. Con maschere anti-smog sul volto, per indicare il notevole inquinamento ambientale e con un cartellone di tre metri con la scritta: “Bonifica e Riconversione! …i soldi? Chi inquina paga!” Il messaggio delle due organizzazioni era in sintesi la chiusura delle industrie inquinanti con la tutela dei posti di lavoro, la riconversione industriale, per poter pensare ad un futuro diverso per la città di Taranto e la bonifica a spese di chi inquina”. Durante il comizio questi giovani sembravano dire: “Vogliamo che si tuteli la salute pubblica mediante un progetto finalizzato alla Bonifica del territorio inquinato e alla Riconversione industriale! Dove trovare i soldi? Chiediamo che vi sia la piena applicazione del principio: “Chi inquina paga”. Vogliamo che dopo 45 anni di inquinamento selvaggio a ridosso delle nostre case i responsabili siano obbligati a risarcire”. Sempre per la cronaca, urge ricordare che solamente il giorno dopo, giovedì sera in piazza Sant’Oronzo a Lecce, Vendola estraeva dal suo cilindro come per magia, il discorso sull’Ilva, raccontando ai cittadini salentini presenti, un dialogo tenuto dallo stesso con Emilio Riva, proprietario del siderurgico tarantino. Il governatore ha ricordato quando convocò l’imprenditore, dicendogli: “Ingegnere, deve tirare fuori il portafoglio”. “Non mi fraintenda ma questa volta dovrà spendere molti soldi. Ho letto sul Sole 24h che, nonostante la crisi, i suoi miliardi di euro di profitto li ha fatti. Spendere molti soldi non è uno scippo, ma una restituzione a Taranto e alla Puglia, di una parte di quello che ci ha tolto del diritto a respirare, e che deve comprare quelle moderne tecnologie che si chiamano urea ed applicarle sui camini della fabbrica”. “Lui mi ha guardato – prosegue Vendola – e mi ha detto ‘Presidente, lei lo sa che sta decidendo di chiudere l’Ilva e di “buttare” per strada 15mila operai?’. Io gli ho detto ‘Ingegnere, le do un consiglio, questa frase che ha detto a me, non la dica fuori, perché le do una notizia: il popolo pugliese non è più disposto a subire il ricatto occupazionale come avete fatto per tanti anni”. Lo stesso Vendola poi, si rivolgeva direttamente all’avversario del Pdl, Rocco Palese: “Rocco, ti dico la filastrocca: 1° gennaio 2009 e 1° gennaio 2010: cos’è capitato in un anno? Operai licenziati a causa della legge antidiossina, neanche uno. Emissioni di veleni: 1° gennaio 2009, dai camini dell’Ilva, vengono sputati 10 nanogrammi per metro cubo di diossine e di furani, 1° gennaio 2010 1 nanogrammo per metro in cubo di diossina. Non l’ho detta in rima, ma questa per me più che politica è poesia, perché cambia la vita delle persone e il corso della storia”. Poesia? Filastrocca? Questa è proprio una barzelletta, altroché. Ma di quelle che da queste parti non fanno ridere nessuno. La speranza è che, come dichiarato dallo stesso Vendola lunedì sera, la sua diventi una politica che deve fare “come il buon samaritano del vangelo di Luca: deve innanzitutto vedere”. Vedere la sofferenza sociale, il dolore sociale. Ma non solo. La politica “deve essere in grado – dice – di costruire una risposta a tante domande di giustizia sociale, a tante domande di libertà che oggi sono negate”. Se queste non sono solamente parole dettate dall’entusiasmo, dette per fare breccia nel proprio elettorato, Taranto è il punto di partenza reale e non ideale, da cui iniziare a riscrivere la storia di questa città e della Regione. Con una legge anti-diossina da migliorare, se non da riscrivere, ma soprattutto avendo il coraggio di ripensare il sistema economico di una terra che con il veleno e l’acciaio, l’inquinamento e la morte, mai nulla avrebbe dovuto avere a che fare.

TarantOggi – 31 marzo 2010 – Gianmario Leone

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