Ora ripensare Taranto

1 aprile 2010 alle 02:45 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 1 commento
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La legge anti-diossina non basta: serve il coraggio di osare per cambiare davvero

Vendola ha vinto, evviva Vendola”. Il governatore uscente della Puglia è rientrato dal portone principale dal quale era uscito all’inizio della campagna elettorale, grazie ad una vittoria schiacciante. A dirlo in maniera netta sono i numeri: ha avuto più voti di tutti. Sia dei rivali del centrodestra, sia di quelli esistenti all’interno del centrosinistra. E da ieri, ha iniziato a circolare con insistenza la voce che vorrebbe il discepolo di Bertinotti, futuro leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2013. D’altronde, la marea prodotta dalla Fabbrica di Nichi Vendola, ha già fatto la prima vittima: Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali del governo Berlusconi, nella giornata di ieri ha presentato le proprie dimissioni. Per molti un atto dovuto, per altri un gesto di responsabilità politica: in realtà, è il primo di una lunga serie di contraccolpi che avverranno all’interno del centrodestra pugliese, per una resa dei conti totale che difficilmente risparmierà qualcuno. Vendola ha vinto le elezioni per una serie di fattori, tra i quali vi è certamente il modo in cui ha trattato il tema ambientale. Che a Taranto ha assunto negli ultimi tempi un’importanza primaria. Ed è proprio sulla legge anti-diossina varata nella sua legislatura, che Vendola ha basato gran parte della sua campagna elettorale. Ciò non toglie che non è tutto oro ciò che luccica. Anzi. Il timore principale è che Vendola in primis, pensi di aver risolto il problema dell’inquinamento a Taranto, con la legge antidiossina. I segnali che questo sia più che un cattivo presagio, sono diversi. Come si ricorderà, mercoledì sorso in piazza della Vittoria a Taranto, si è tenuto il comizio del neo governatore: vi era molta attesa per le parole di quest’ultimo, specialmente in tema di inquinamento e di risanamento ambientale. Ma già l’assenza dello stesso nella mattinata di mercoledì mattina presso la masseria Fornaro, dove si promuoveva la proposta di una legge parlamentare per risarcire la disastrata agricoltura tarantina, dopo gli esami dell’Arpa Puglia e il divieto di pascolo nell’area di 20 km ordinato dalla stessa Regione nello scorso febbraio, era portatrice di cattivi presagi. E infatti, durante il comizio, Vendola trovava tempo e modo di parlare ai tarantini presenti delle alghe assassine dell’Adriatico, di Punta Perotti, dell’articolo 18, senza però mai pronunciare la parola impronunciabile in campagna elettorale, ma solo a Taranto, ovvero “Ilva”. Eppure negli ultimi tempi, ovunque sia andato, vuoi come ospite (vedi la trasmissione “Annozero” di Santoro) o come comiziante (vedi tutta la Puglia e non solo), ha sbandierato ai quattro venti gli importanti risultati della famosa legge anti-diossina regionale, sparando dati in suo possesso, che parlano di una drastica diminuzione di emissioni di diossina da parte dell’llva, che a tutt’oggi nessuno può dire di conoscere. Anzi. Ciò che più ha sorpreso però, è che invece di ribadire ai tarantini la validità di quella legge e rassicurarli che tutto va per il meglio in tema di emissioni di veleni industriali (pur non essendo affatto così), Vendola ha preferito parlare di tutt’altro. Ignorando completamente non solo l’argomento, ma anche la presenza di alcuni ambientalisti, che erano accorsi in piazza per ribadire ancora una volta, la criticità della situazione di Taranto e Provincia. Il Comitato Cittadino ‘Taranto libera’ e ‘Gli Amici di Beppe Grillo di Taranto’ erano infatti presenti in Piazza della Vittoria al comizio di Nichi Vendola: non erano lì né per sostenerlo né per contestarlo, ma solamente per mandargli un messaggio. Con maschere anti-smog sul volto, per indicare il notevole inquinamento ambientale e con un cartellone di tre metri con la scritta: “Bonifica e Riconversione! …i soldi? Chi inquina paga!” Il messaggio delle due organizzazioni era in sintesi la chiusura delle industrie inquinanti con la tutela dei posti di lavoro, la riconversione industriale, per poter pensare ad un futuro diverso per la città di Taranto e la bonifica a spese di chi inquina”. Durante il comizio questi giovani sembravano dire: “Vogliamo che si tuteli la salute pubblica mediante un progetto finalizzato alla Bonifica del territorio inquinato e alla Riconversione industriale! Dove trovare i soldi? Chiediamo che vi sia la piena applicazione del principio: “Chi inquina paga”. Vogliamo che dopo 45 anni di inquinamento selvaggio a ridosso delle nostre case i responsabili siano obbligati a risarcire”. Sempre per la cronaca, urge ricordare che solamente il giorno dopo, giovedì sera in piazza Sant’Oronzo a Lecce, Vendola estraeva dal suo cilindro come per magia, il discorso sull’Ilva, raccontando ai cittadini salentini presenti, un dialogo tenuto dallo stesso con Emilio Riva, proprietario del siderurgico tarantino. Il governatore ha ricordato quando convocò l’imprenditore, dicendogli: “Ingegnere, deve tirare fuori il portafoglio”. “Non mi fraintenda ma questa volta dovrà spendere molti soldi. Ho letto sul Sole 24h che, nonostante la crisi, i suoi miliardi di euro di profitto li ha fatti. Spendere molti soldi non è uno scippo, ma una restituzione a Taranto e alla Puglia, di una parte di quello che ci ha tolto del diritto a respirare, e che deve comprare quelle moderne tecnologie che si chiamano urea ed applicarle sui camini della fabbrica”. “Lui mi ha guardato – prosegue Vendola – e mi ha detto ‘Presidente, lei lo sa che sta decidendo di chiudere l’Ilva e di “buttare” per strada 15mila operai?’. Io gli ho detto ‘Ingegnere, le do un consiglio, questa frase che ha detto a me, non la dica fuori, perché le do una notizia: il popolo pugliese non è più disposto a subire il ricatto occupazionale come avete fatto per tanti anni”. Lo stesso Vendola poi, si rivolgeva direttamente all’avversario del Pdl, Rocco Palese: “Rocco, ti dico la filastrocca: 1° gennaio 2009 e 1° gennaio 2010: cos’è capitato in un anno? Operai licenziati a causa della legge antidiossina, neanche uno. Emissioni di veleni: 1° gennaio 2009, dai camini dell’Ilva, vengono sputati 10 nanogrammi per metro cubo di diossine e di furani, 1° gennaio 2010 1 nanogrammo per metro in cubo di diossina. Non l’ho detta in rima, ma questa per me più che politica è poesia, perché cambia la vita delle persone e il corso della storia”. Poesia? Filastrocca? Questa è proprio una barzelletta, altroché. Ma di quelle che da queste parti non fanno ridere nessuno. La speranza è che, come dichiarato dallo stesso Vendola lunedì sera, la sua diventi una politica che deve fare “come il buon samaritano del vangelo di Luca: deve innanzitutto vedere”. Vedere la sofferenza sociale, il dolore sociale. Ma non solo. La politica “deve essere in grado – dice – di costruire una risposta a tante domande di giustizia sociale, a tante domande di libertà che oggi sono negate”. Se queste non sono solamente parole dettate dall’entusiasmo, dette per fare breccia nel proprio elettorato, Taranto è il punto di partenza reale e non ideale, da cui iniziare a riscrivere la storia di questa città e della Regione. Con una legge anti-diossina da migliorare, se non da riscrivere, ma soprattutto avendo il coraggio di ripensare il sistema economico di una terra che con il veleno e l’acciaio, l’inquinamento e la morte, mai nulla avrebbe dovuto avere a che fare.

TarantOggi – 31 marzo 2010 – Gianmario Leone

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1 commento »

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  1. L’ilva va chiusa , senza se e senza ma. bisogna portare avanti la battaglia e liberare le nuove generazioni dai veleni….


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