«Una tassa per chi inquina»

7 aprile 2010 alle 11:32 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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«TARANTO LIBERA» SUI PASCOLI ALLA DIOSSINA: DIFENDERE GLI ALLEVATORI E IL PRINCIPIO CHE CHI INQUINA PAGA SENZA CHIEDERE SOMME IN ANTICIPO ALLO STATO

Taranto libera non è contraria al risarcimento degli allevatori «ma rispettiamo il principio “chi inquina paga” senza passare dallo Stato». E’ la portavoce Daniela Spera a entrare nel dibattito scaturito dalla proposta di «Altamarea». Il cartello ambientalista, nei giorni scorsi, ha lanciato l’idea di una legge per il risarcimento degli allevatori danneggiati dalla diossina sul modello del decreto governativo varato per gli allevatori campani vittime delle emissioni degli inceneritori. La proposta prevede il risarcimento per i capi abbattuti e per le attività che hanno subito un pesante ridimensionamento economico, per esempio la distruzione di centinaia di litri di latte risultato contaminato da diossina. Secondo «Altamarea» dovrebbe essere lo Stato ad anticipare le somme a titolo di indennizzo salvo poi rivalersi sulle aziende che inquinano una volta accertata la loro responsabilità. Il punto è delicato perché la vicenda dell’inquinamento delle masserie situate nella zona industriale è sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. L’inchiesta sta valutando, infatti, le ipotesi relative alle responsabilità delle emissioni di diossina anche se la soluzione non sembra ancora vicina e sono in corso ulteriori analisi. Giorni fa, sul punto, sono intervenuti anche due parlamentari in ragione del fatto che la proposta di legge sostenuta da «Altamarea» dovrebbe essere presentata alle Camere come iniziativa di deputati locali. Il parlamentare del Partito democratico, Ludovico Vico, si è detto subito disponibile a confrontarsi con gli ecologisti e ad affinare la proposta. Più cauto il deputato del Popolo della libertà Pietro Franzoso. Bollando l’iniziativa come «trovata elettoralistica» non ha però chiuso la porta al dialogo rinviandolo a dopo le elezioni. Il confronto secondo Franzoso, dovrebbe tener conto dell’inchiesta della magistratura e delle ragioni storiche dell’inquinamento a Taranto. La famiglia Fornaro, proprietaria di una delle masserie «simbolo» della mattanza di capi di bestiame contaminati dalla diossina, ha poi replicato al parlamentare di centrodestra, respingendo l’accusa di Franzoso. Secondo gli allevatori, dietro la richiesta di risarcimento, non vi era alcun escamotage propagandistico alla vigilia delle elezioni regionali. «Il principio chi inquina paga è sancito dalle leggi europee, perché non rispettarlo e non applicarlo anche da noi?» si chiede il comitato Taranto libera. Il gruppo ambientalista ritiene necessario evitare qualsiasi passaggio che addossi allo Stato subito la spesa, confermando però la necessità che ci sia un sostegno agli allevatori in crisi. «Credo sarebbe utile – sottolinea la portavoce di Taranto libera Daniela Spera – pensare a una tassa per chi inquina. Questa potrebbe funzionare da deterrente efficace verso le industrie. Una legge che prevede una tassa e che tenga, appunto, in debito conto la situazione “storica” del – l’area tarantina. Per chi ha già inquinato la tassa dovrebbe fissare dei criteri in base ai quali si paghi. Criteri oggettivi e che non possono essere messi in discussione. Il ragionamento – aggiunge Daniela Spera – è legato proprio all’aspetto della presenza storica delle aziende nel nostro territorio e al fatto che risulti difficile individuare con rapidità i responsabili dell’inquinamento e del degrado ambientale. I criteri in base ai quali fissare la tassa sarebbero legati al tempo di permanenza dell’industria sul territorio, alle aree occupate, alle sostanze emesse».

La Gazzetta Del Mezzogiorno – martedì 6 aprile – [Fulvio Colucci]

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