Riduzione inquinanti? No, zero inquinanti. Ecocompatibilità? Impossibile

14 aprile 2010 alle 23:04 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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Questa è la cura contro l’inquinamento secondo il Coordinamento Comitato Taranto libera: “Risarcimento danni. Riconversione industriale e lavoro pulito”

“Riduzione inquinanti? No, zero inquinanti. Ecocompatibilità? Impossibile”. Chi si è imbattuto nella giornata di ieri nel traffico veicolare cittadino tra viale Magna Grecia e via Lago Trasimeno è stato sicuramente attratto da un cartellone pubblicitario alquanto particolare. I più attenti e curiosi si sono fermati con le loro auto bloccando addirittura il traffico della zona cercando di capire quale prodotto fosse l’oggetto dello slogan con il quale abbiamo aperto il nostro articolo di oggi. Ma chi si è soffermato c’ha messo poco a capire che il cartellone in questione non aveva come oggetto pubblicitario un prodotto ma un problema, anzi “il” problema per eccellenza tutto tarantino: l’industria e l’ambiente. Il poster formato 3 metri per 6 metri reca un messaggio sociale molto diretto e facile da capire: “L’ecocompatibilità non è possibile se industrie di questa portata (come Eni ed Ilva), con tale pericolosità e così obsolete insistono sul nostro territorio a ridosso della città.” Un paio di forbici che cercando di dare un taglio ad un avatar raffigurante una industria avente una ciminiera dalla quale fuoriesce fumo nero , la dice tutta su come quelli del “Coordinamento Comitato Taranto libera” pensano di risolvere il problema inquinamento nella città dei due mari, ormai alla mercè del grosso polo industriale che si trova a due passi dal centro cittadino e che ultimamente è ritornato in auge (perché c’è stato un momento di calma, tregua e tranquillità???) con gli ultimi avvenimenti che hanno riacceso il dibattito e le polemiche su come mettere in sicurezza e rendere ecocompatibili impianti così obsoleti. In un loro comunicato che accompagna il manifesto si legge: “Gli ultimi eventi ci confermano i nostri timori e ci danno ragione. Il principio di precauzionalità va rispettato. Non crediamo nel contenimento dei limiti di emissioni poiché data la vicinanza della zona industriale al centro abitato, non sono da escludersi possibilità di contaminazione, tenuto conto del fatto che anche chi stabilisce dei limiti di legge sa bene che il danno non è escluso poiché ogni individuo ha una risposta differenziata ad un dato inquinante; inoltre è scientificamente dimostrato che anche l’esposizione a bassissime quantità di agenti tossici quali le diossine, può portare ad un aumento del rischio di malformazioni congenite nel feto. Aggiungo, infine, che per molti inquinanti non esiste un valore soglia, ciò equivale a dire che a qualunque concentrazione determinate sostanze, tra quelle prodotte dalle industrie insistenti sul nostro territorio, risultano essere altamente tossiche. Sosteniamo con forza l’obiettivo della riconversione industriale, della bonifica del territorio e di lavori dignitosi e puliti per la città di Taranto nel rispetto dei diritti umani”. Come evitare questa “spada di Damocle” che incombe sulla testa di ogni tarantino? Lo dice lo spesso cartellone rosso porpora che resterà affisso per 14 giorni: “ Risarcimento danni. Riconversione industriale e lavoro pulito… QUESTO E’ IL FUTURO DI TARANTO”. A questa iniziativa aderiscono le seguenti associazioni e comitati: Associazione Tamburi 9 luglio 1960, Associazione Solo Cure Per Guarire, Comitato Isole Cheradi, Onda viola Taranto, Contramianto, Associazione La Fontanella.

‘Pugliapress’ – Mercoledì 14 aprile 2010 – Antonello Corigliano

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