Ecco i dati Ispra sull’Ilva

11 maggio 2010 alle 13:41 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 4 commenti

N.B.Valore soglia per la CO2: 100.000 (e non 1000)

Il siderurgico tarantino sfora tutti i valori soglia relativi alle emissioni inquinanti

Lo scorso febbraio denunciammo grazie alla segnalazione del comitato cittadino “Taranto libera”, come nel registro europeo sulle emissioni degli impianti industriali in Europa, mancassero i dati relativi alle emissioni provenienti dall’Ilva di Taranto. Il comitato “Taranto libera”, ritenne opportuno segnalare la mancanza dei dati dopo aver contattato, nel mese di gennaio, l’Agenzia europea a Bruxelles, la quale aveva riferito che attendevano dalle autorità italiane i dati relativi alle emissioni prodotte dall’Ilva, nel periodo 2007-2008, per il mese di marzo. A tutt’oggi però, il registro europeo E-PRTR on-line, ne è ancora privo. E’ inoltre giusto ricordare come la Commissione Europea e l’Agenzia europea dell’ambiente, inaugurarono nello scorso novembre, un nuovo registro integrato delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (EPRTR). Il registro contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa, a prescindere dalla loro attività e grandezza. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24.000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti

trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese. Oggi però, finalmente, possiamo fornirvi quei dati. E, purtroppo, non sarà affatto una lettura piacevole. I dati oggi in nostro possesso, sono venuti fuori dopo un continuo scambio di mail tra il comitato “Taranto libera” e “ISPRA” (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), e forniscono importanti indicazioni sui primi dati ancora in fase di validazione, ma che testimoniano ancora una volta, se mai ce ne fosse davvero bisogno, del gentile “contributo” dato dall’Ilva all’innalzamento dei livelli di inquinamento a livello locale, nazionale ed europeo. Al momento pubblicheremo solo i dati relativi all’inquinamento dell’aria, ma sono in nostro possesso anche quelli relativi all’inquinamento dell’acqua, che forniremo nei prossimi giorni. Dunque, analizzando la tabella dei dati, possiamo notare ad occhio nudo, come i valori soglia, che ricordiamo rappresentano il “filtro” stabilito a livello europeo per raccogliere i contributi più rilevanti all’inquinamento industriale, vengono superati in maniera impressionante dalle emissioni dell’Ilva. Le soglie delle emissioni, infatti, sono state pensate per censire le sorgenti di dimensioni maggiori, responsabili (nel loro complesso a livello europeo) di circa il 90% delle emissioni dell’industria europea. Questo è dunque l’obiettivo perseguito dalla Commissione attraverso l’introduzione delle soglie, contestualmente all’istituzione dei registri E-PRTR. Il valore soglia è la capacità relazionabile al massimo inquinamento potenziale in base alla capacità produttiva. Riguardo ai criteri di dichiarazione (si tratta di una specie di autocertificazione da parte dell’azienda), l’obbligo di riportare tutte le sostanze o gruppi di sostanze presenti nel regolamento, interviene solo con il superamento del valore soglia. I dati mostrati nella tabella (che si riferiscono solo ad alcune sostanze), offrono un quadro allarmante, per usare un eufemismo, sul quantitativo di sostanze inquinanti riversate in aria da Ilva stabilimento di Taranto. Nel corso della raccolta delle informazioni, “Taranto libera” ha anche contestato all’ISPRA l’assenza nel nuovo regolamento, del riferimento dei quantitativi di benzo(a)pirene e di cromoVI, previsti invece nella dichiarazione INES (allegato al DM 23.11.2001) successivamente sostituita dal Regolamento (CE) n.166/2006. Di fronte a tale constatazione, l’ISPRA ha semplicemente risposto che “La richiesta dei dati relativi al benzo(a)pirene era prevista come eventuale informazione aggiuntiva che il gestore comunicava nelle note”. Questa risposta lascia alquanto stupiti, visto che proprio sullo sforamento dei livelli di benzo(a)pirene, negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare anche in toni allarmistici, a partire tra l’altro da Arpa Puglia, per proseguire con le denunce allarmistiche di altre associazioni ambientaliste tarantine. In tutto questo, c’è almeno da guardare con ottimismo, se così possiamo definirlo, l’abbassamento dei valori soglia relativi a diossine e furani (complessivi) e PCB, che sono stati ridotti (da 1 a 0.1 g/anno) e questo è invece un aspetto positivo, un miglioramento rispetto al precedente registro. Alla luce dei dati forniti, “Taranto libera” “invita le istituzioni e la magistratura ad assumere una posizione ben piu’ netta e rigorosa nei confronti delle aziende presenti sul nostro territorio. I cittadini, le associazioni e i comitati non tollerano piu’ posizioni blande e chiedono alla Pubblica Amministrazione di procedere immediatamente ad una quantificazione del danno subito dall’intera città”. Come dargli torto?

TarantOggi – 11 maggio 2010 – Gianmario Leone


ECCO CHI INQUINA!

Numeri inquietanti, incontrovertibili. Che non lasciano spazio a dubbi su cosa realmente combina l’Ilva di Taranto, nel suo lavoro giornaliero di inquinamento e avvelenamento della nostra città. I dati ISRPA relativi al 2007 e al 2008, parlano chiaro: siamo di fronte ad una marea di emissioni di vari tipi di inquinanti, dalle dimensioni impressionanti. E parliamo solamente di inquinamento dell’aria. Per fortuna la matematica non è un’opinione, anche se in questo caso avremmo tanto voluto fare un’eccezione. E invece basta fare un piccolo e semplice raffronto, per capire di cosa stiamo parlando. Dove per l’Unione Europea il valore soglia dovrebbe essere 0,1 (gr/anno) per le diossine (PCDD) + furani (PCDF), l’Ilva risponde con un “semplice” 97. Dove per il PM10 il valore soglia prevede 50 (tonn./anno), l’Ilva “rilancia” con un 3.378,4! Dove per il Monossido di carbonio (CO) si dovrebbe rientrare nelle 500 (tonn./anno), “voliamo” sulle 247.544,3! Infine dove per il Biossido di carbonio (CO2) c’è un margine di 100.000 (tonn./anno), l’Ilva sceglie di mostrare i muscoli ed esagerare con un inquietante 10.731.887!!! Ora. Tornando indietro con la mente a qualche giorno fa, esattamente a giovedì scorso quando il sindaco Stefàno si poneva, attorniato dall’intera giunta, domande esistenziali del tipo “chi ha inquinato in questa città? E quanto? Ci sono stati dei ritardi”, possiamo finalmente dire di avere una risposta. Parziale certo (se immaginiamo “l’aiuto” che Eni, Cementir e inceneritore danno all’Ilva vengono i brividi”), ma indiscutibile. Da oggi in poi, nessuno potrà più usare frasi del tipo “non sapevo, non credevo”, scegliendo di restare in un limbo dove l’unica cosa certa, è che Taranto continua ad essere avvelenata e i tarantini continuano a morire. E speriamo tanto che anche il presidente della Regione Nichi Vendola, che tanto ha osannato nell’ultimo anno la sua famosa “legge anti-diossina”, grazie alla quale ha anche vinto le ultime elezioni, possa rendersi conto che qui a Taranto, siamo al di fuori di ogni logica di finta “eco-compatibilità” industriale o di qualsivoglia altro “aggiustamento, ammodernamento” degli impianti. Questi numeri così freddi, ma che hanno la forza di parlare molto più chiaramente della nostra classe politica e non solo, ci dicono ancora una cosa: che da oggi, qualora continueremo a percorrere la strada dell’impunità e della negligenza, saremo tutti colpevoli, tutti conniventi. Nessuno escluso. Signori, diamoci una mossa. Questa è Taranto!

TarantOggi – 11 maggio 2010 – Gianmario Leone

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4 commenti »

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  1. E se qualcuno volesse andare a vedere cosa c’é sul fondo del mare prospiciente agli scarichi industriali tra il primo ed il quinto sporgente………Può farlo ! Tonnellate di metalli pesanti depositate nel corso degli ultimi 50 anni…….e c’é gente che va a pescare lì davanti ! 😦

  2. Dati ISPRA: tutti i valori soglia relativi alle emissioni inquinanti sono sforati dal siderurgico tarantino…

    Quelli riportati sopra sono i dati derivanti da uno scambio di mail tra il comitato “Taranto libera” e “ISPRA” (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), a testimonianza di ciò che respiriamo qui a Ta…

  3. Sono Presidente del Comitato Territoriale di Fossalta di Portogruaro, in Provincia di Venezia.
    Seguo le vostre attività e mi complimento innanzitutto per la vostra tenacia, determinazione e per i risultati che riuscite a cogliere. Forza!
    Noi stiamo lottando contro la proliferazione di centrali a biomasse (ben 7 in costruzione) nel nostro territorio, che oltretutto non è provvisto di questa materia prima. Vorrebbero importarla dall’estero e stravolgere in parte la produzione locale di mais, sostituendola con sorgo.
    Stiamo anche verificando la qualità dell’aria nella zona, in cui sorge una fabbrica di vetro. I dati che abbiamo rilevato su internet sono vecchi di 5 anni e parziali, ma tutti largamente oltre i limiti.
    Vorremmo chiedere a Comune, ASL e ARPAV di comunicarci i dati delle emissioni degli ultimi anni e conoscere le misure che hanno adottato per rientrare nei limiti. Potreste aiutarci, magari trasmettendoci un facsimile di richiesta con indicazione delle norme cui riferirci?
    Vi ringraziamo per la collaborazione e, sperando in un cenno di riscontro, Vi salutiamo cordialmente,

    • Saremo lieti di aiutarvi. Appena possibile vi inoltreremo un modello di richiesta. In genere, sul sito dell’Arpa è comunque possibile trovare un link mediante il quale si puo’ fare richiesta di accesso agli atti. A presto.


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