Chi ha paura del referendum?

21 maggio 2010 alle 04:56 | Pubblicato su Comunicati stampa | 4 commenti
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Intervento di Taranto libera: “Sarà la città a decidere per il sì o per il no!”

Riceviamo e pubblichiamo un interessante intervento del comitato “Taranto libera” sul dibattito creatosi intorno alla questione del referendum consultivo del prossimo dicembre. Nel mese di gennaio 2010 presentavamo al TarantOggi la nascita del Comitato‘Taranto libera’ proprio con l’intento di annunciare la nostra battaglia per contrastare l’inquinamento e per sostenere la riconversione industriale. Oggi il comitato ”Taranto libera” si rende conto che ai tradizionali ‘nemici’, ossia coloro che inquinano e coloro che permettono che questo avvenga, si deve aggiungere anche chi si oppone all’opera di tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti della propria città. Uno fra questi è il Sig. Walter Scotti l’anti-ambientalista per eccellenza, il paladino di quei presunti 20 mila operai che si vedrebbero gettati nel baratro della disoccupazione se solo vincesse il ‘si’ quando i cittadini, mediante un referendum consultivo, saranno chiamati alle urne per esprimere il loro parere riguardo all’ingombrante e nefasta presenza dell’Ilva nella città. Francamente questa spasmodica e ciclica volontà di indebolire le posizioni del referendum ci appare molto sospetta. Sì, perché il signor Scotti, non appena, ne ravvede la necessità, interviene con la solita solfa, quella dei 20 mila operai pronti a scendere in piazza, iracondi e vendicativi quasi fossero dei trogloditi. Ebbene, diciamo al signor Scotti che noi di ‘Taranto libera’ abbiamo un’opinione ben più rispettosa dei cittadini e degli operai di Taranto e Provincia; questi ultimi poi, nel corso dei banchetti per la raccolta firme, già pronti a firmare, documento di identità alla mano, si congedavano delusi invitando (in verità quasi rimproverando) il comitato promotore ‘Taranto Futura’ ad estendere il referendum alla provincia. Con queste persone noi ‘Referendari’, come gli organi di informazione amano definirci, abbiamo avuto modo di interagire. Fortunatamente il numero di cittadini consapevoli ed informati in merito al referendum e ai 3 quesiti referendari, sono in costante crescita, tanto che, molti di loro, non appena tentavamo di fornire delucidazioni in merito alle 3 firme apposte, ci interrompevano così: ‘’Sì, sì, sappiamo già tutto, conosciamo i quesiti”. Altri ancora firmavano anche solo per avere sentito parlare di ‘’chiusura dell’Ilva”, e noi pronti a fornire dettagli e a fare puntualizzazioni in merito. Allora, chi ha davvero paura del referendum consultivo? Il fatto è che chi ne ha paura è consapevole che la possibilità che vinca il ‘’si” è estremamente elevata. Ma perché aver paura di un referendum consultivo e quindi della volontà dei cittadini? Il referendum è stato proposto, ma mentre i Referendari, serenamente continuano il proprio diligente lavoro di ‘informazione’ e raccolta firme, taluni soggetti si preoccupano invece di scoraggiare, delegittimare e raccontare vere e proprie menzogne, infischiandosene altamente di cosa pensa realmente la città, libera da ogni forma di condizionamento, più o meno velatamente, incentrato sul ricatto occupazionale. Una vera e propria opera di disinformazione, come di recente abbiamo potuto constatare nel corso di una trasmissione andata in onda su una nota emittente locale (BlustarTV) con ospiti in studio: Calabrese ex-Consigliere provinciale e ora Presidente dell’Ass. La Bottega delle idee, Salinaro ex-consigliere regionale, non rieletto, e Cesareo di Assindustria. Mancavano proprio i Referendari, incredibile ma vero! Ma crediamo nella buona fede di tutti coloro i quali non avendo ancora ben chiare le idee su questo referendum, senza alcun pregiudizio, ci pongono interrogativi. Ed è per questo che intendiamo informarli, proprio in questa sede, con un ‘’Botta e risposta” autogestito.

1.Cos’è un referendum consultivo? Il referendum è uno strumento di democrazia diretta mediante il quale si chiama una cittadinanza a fornire il proprio parere su un tema di interesse comune. L´inquinamento ambientale perpetrato nella città di Taranto ad opera di diverse industrie pesanti e che ha avuto ed ancora ha indiscusse ripercussioni sulla salute dei cittadini e dei lavoratori, è senza dubbio un tema di interesse comune. Se da un lato la natura consultiva del referendum non obbliga giuridicamente le Istituzioni a mobilitarsi per rispettare la volontà di un’intera cittadinanza, li obbliga però moralmente, civilmente e costituzionalmente a non ignorarla.

2.Perchè proprio l’Ilva? Cominciamo con l’Ilva perché emette (come i recenti dati ISPRA confermano) le proprie emissioni in maniera estesa su un territorio che è due volte e mezzo la città di Taranto, e perché questo si ripercuote sulla salute dei tarantini e dei lavoratori.

3.Perchè sosteniamo il referendum? Taranto libera sostiene il referendum consultivo per la chiusura anche della sola area a caldo dell´Ilva non in virtù di uno specifico ed univoco accanimento nei confronti dello stabilimento in questione ma solo in virtù della consapevolezza di trovarsi di fronte ad un’importante e storica opportunità: il diritto di riappropriarsi della facoltà di esprimersi nei confronti di una problematica che per decenni ha visto tristemente protagonisti i cittadini di Taranto (e dell´intera provincia).

4. Se vince il ”si” cosa succede? Decidere per la chiusura dell´Ilva, anche della sola area a caldo, non significa bloccare istantaneamente l´economia di un’intera città. Ad esempio, se oggi voto ‘’si”, il giorno dopo non mando a casa 13000 operai. Decidere per la chiusura dell´Ilva significa decidere di fissare un concetto: vogliamo un futuro diverso per Taranto, perché non vogliamo ammalarci per lavorare. Le Istituzioni comunale, regionale, nazionale e internazionale, congiuntamente con la classe imprenditoriale devono farsi carico di questo processo ed avviare un sacrosanto percorso di programmazione che includa il risarcimento danni, la graduale riconversione industriale con necessaria diversificazione delle attività economiche non inquinanti (e la lista è interminabile) da collocare in aree diverse del territorio tarantino, successiva chiusura delle attività inquinanti e bonifica dei territori. Il problema non è l’alternativa ma la mancanza di volontà politica a progettarla proprio perché non viene data voce al popolo, allora è il caso che i cittadini smuovano questa situazione di stallo. Il referendum può essere un’occasione unica per questo.

5.E i lavoratori che fine fanno? Semplicemente continueranno a lavorare proprio perché non si creerà discontinuità.

6.Se invece vince il ‘’no”? Non ci fermeremmo, nonostante le prevedibili strumentalizzazioni che potrebbero scaturire da un risultato del genere. In questo caso, saremmo ulteriormente incoraggiati a proseguire, con maggiore forza, la nostra opera di sensibilizzazione volta a sostenere la riconversione industriale e l’eliminazione delle industrie inquinanti dalla città di Taranto. Il nostro interesse, che è poi l’interesse di ogni cittadino di buon senso, è la tutela della salute e del lavoro. D’ora in avanti ogni attacco rivolto al comitato promotore ‘’Taranto futura” sarà un attacco rivolto ai ‘’Referendari” un folto e compatto gruppo composto da comitati, associazioni e cittadini che credono nel Referendum.

‘TarantOggi’ – 21 maggio 2010

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  1. Secondo il mio modesto parere,Riva ha già messo a preventivo la chiusura dell’ILVA di Taranto, quidi tutti, sia i politici che i cittadini saranno impreparati a questo evento.
    Ragione per cui sarebbe opportuno programmare la chiusura e lo smantellamento dei manufati e degli impianti con la bonifica del territorio su cui insiste l’ILVA(circa 3000 ha).
    Per fare ciò ci vorrà il doppio dell’attuale personale per venti anni.
    N.B. E’GIA’ AVVENUTO A BAGNOLI ED ALLE ACCIAIERIE FALK IN LOMBARDIA

  2. “Se” l’ILVA vive “solo” di laminati piani e tubi sarà messa fuori gioco dal MERCATO e dalle siderurgie emergenti………….

  3. Mi chiedevo,ma xke’parlare di chiusura dell’area a caldo all’interno dello stabilimento e nn magari applicare nuove tecnologie agli impianti e rientrare nei parametri europei di emissioni?se esistono qst parametri vuol dire che si puo’ inquinare?

    • LA CHIUSURA DELL’AREA A CALDO E’ NECESSARIA POICHE’ GLI IMPIANTI SONO OBSOLETI E NON ESISTONO TECNOLOGIE IN GRADO DI ABBATTERE DEFINITIVAMENTE L’INQUINAMENTO PROVOCATO DALL’ILVA. L’AREA A CALDO INCLUDE:1. IMPIANTO DI AGGLOMERAZIONE (soprattutto PRODUTTORE DI DIOSSINE)1. COKERIE (soprattutto PRODUTTORE DI IPA E BENZO(A)PIRENE 3. PARCHI MINERALI. Gli inquinanti riversati in aria e acqua pero’ sono innumerevoli,a tal fine ti invito a leggere i dati che puoi trovare nel mese di maggio, nel nostro archivio. Siamo a 100 m dalla zona industriale, l’ecocompatibilità è solo una bella parola. Noi siamo convinti (ma è sotto gli occhi di tutti) che lavoratori e cittadini non siano ben coscienti dei danni provocati dall’Ilva. Ci riferiamo ai danni sulla salute. I parametri seguiti a livello nazionale non sono quelli europei e non garantirebbero il rispetto poichè i sistemi di misurazione delle emissioni non sono attendibili. Oggi costruiscono impianti che hanno caratteristiche tali da non emettere in aria determinati quantitativi di sostanze. Allo stesso modo ne rimaniamo perplessi perchè ci domandiamo come si possa chiedere ad un privato di produrre di meno per garantire il rispetto dei limiti di legge. Non è piu’conveniente per nessuna azienda fare produzione inquinante. I Riva ci stanno solo spremendo. Si tratta di una miscela di inquinanti, di un mostro che ”vive” sulla nostra pelle, vogliamo accettare questo?.Non so dove vivi Francesco ma lo spettacolo è davvero mostruoso…


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