LE VERITA’ NASCOSTE DELL’Eni. E del Comune di Taranto

27 giugno 2010 alle 01:48 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento


Una nuova centrale termoelettrica che aggiungerà gas serra e monossido di carbonio e un metanodotto utile ad alimentarla che passerà indisturbato in aree gravate da vincolo idrogeologico, archeologico e di interesse nazionale. Questo il progetto dell’ENI con la compiacenza della nostra classe dirigente.

Partiamo dalla fine. O meglio, dall’ultimo atto di una vicenda ancora lungi dal potersi dire conclusa. Lunedì 21 giugno la Regione Puglia inoltra all’Avvocatura regionale la richiesta di impugnativa, davanti al TAR del Lazio, del Decreto Ministeriale n. 209 del 26 aprile 2010, con cui il Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, esprimeva parere favorevole sulla “pronuncia di compatibilità ambientale presentata dalla società ENI Power S.p.A., concernente la realizzazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MWe all’interno della Raffineria ENI di Taranto”.

Facciamo un passo indietro. Il 14 settembre 2009 il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, firma il decreto di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) su nove opere di “interesse strategico nazionale”, tra le quali vi è anche il raddoppio della centrale termoelettrica nella Raffineria ENI di Taranto. Tra i due eventi appena citati, trova posto l’improvvisa approvazione da parte del Consiglio Comunale di Taranto, lo scorso 1 marzo, del progetto dell’ENI per la realizzazione di un nuovo metanodotto. Un’operazione politica poco chiara e altrettanto poco trasparente, fatta passare quasi sotto silenzio, approvata grazie a ben 7 astenuti e 4 contrari, che assicurarono il numero legale. E forse, non fu un caso nemmeno la scelta della data per approvare un tale progetto: visto che, proprio in quella seduta consiliare, fu approvato il bilancio consuntivo 2008, tema molto più sentito per il futuro e le tasche dei tarantini.

Inoltre è giusto ed importante ricordare che in quel consiglio comunale il sindaco Stefàno risultò essere assente, mentre al momento del voto finale sul metanodotto, il presidente della Commissione Ambiente del Comune di Taranto Gabriele Pugliese, scelse di astenersi. Lo stesso Pugliese lo troveremo poi, il 14 aprile scorso, a “battagliare” in difesa dei cittadini di Taranto, al fianco del direttore della Raffineria Settimio Carlo Guarrata durante la conferenza stampa nella quale si parlò delle motivazioni che portarono alla tremenda esplosione della notte dello scorso 7 aprile.

Infine, l’ultima data che chiude il cerchio di questo breve excursus storico: il prossimo 1 luglio (anche se altri indicano come scadenza il 10), scade un bando di gara indetto dall’ENIpower di Taranto, per la realizzazione di una centrale. Bando il cui contenuto è sconosciuto ai più ma di cui, cosa alquanto “bizzarra”, in molti non ne conoscevano neppure l’esistenza.

Ora. Come avete potuto intuire, la questione è alquanto complicata e ingarbugliata. Ma questo non ci ha impedito di provare a capire cosa sta davvero accadendo all’ENI di Taranto, grazie alla lettura e all’approfondimento di carte e progetti, di non proprio semplice comprensione e grazie anche al contributo di ‘’Taranto libera’’ che da tempo, ed in perfetta solitudine, segue la vicenda metanodotto.

Dunque, ENI Power S.p.A. (società controllata al 100% dall’ENI ma che non va confusa e identificata con ENI Raffineria) ha chiesto la costruzione di un nuovo metanodotto sostenendo la tesi che, alimentando una nuova centrale elettrica a metano (gas naturale) anziché ad olio combustibile, questo avrebbe comportato un minor impatto ambientale, contribuendo alla diminuzione della presenza di NOx e SOx e particolato nell’aria. L’obiettivo era quindi sostituire la vecchia centrale termoelettrica con una nuova a ciclo combinato da 240 MW, che avrebbe capacità tre volte e mezzo superiori a quella attuale, da far sorgere all’interno della stessa Raffineria. Ma in realtà il progetto dice ben altro.

Ai 240 MW previsti bisogna infatti aggiungere anche il mantenimento dei 39 MW di uno degli impianti oggi in funzione alimentato a fuel gas e altri 8,3 MW della turbina a contropressione. Si passerebbe, dunque, da una centrale in parte ad olio combustibile ed in parte a gas di 85 MW come quella in esercizio ad un impianto di quasi 288 MW integralmente alimentato a gas. Il 72.7% di questa energia prodotta (5 volte l’attuale) Enipower ha previsto di venderla, il rimanente sarà a servizio della raffineria. Le conseguenze negative per salute e territorio si identificano in un peggioramento delle emissioni di monossido di carbonio (da 87 ton/a a 456 ton/a), della CO e di un formidabile incremento della CO2 del 276%. E’ del tutto evidente che questi aumenti sono strettamente correlati alle dimensioni del nuovo impianto e dalla scelta societaria di puntare a quella dimensione per vendere la gran parte dell’energia prodotta. Questo annulla parzialmente i benefici del passaggio dall’olio combustibile al gas e aggiunge ulteriori sostanze inquinanti in un’area che non può più subirne”.

Fu su queste basi che la Regione Puglia oppose il suo no al progetto dell’ENI Power attraverso la Delibera n. 1540 del 7 agosto 2009, con la quale recepì il parere negativo espresso dal Comitato VIA. Iter procedurale rispettato in pieno visto che, dopo aver ricevuto  la richiesta di autorizzazione da Snam Rete Gas S.p.A. (gruppo ENI), il 31/10/2007 l’Assessorato all’ambiente Regione Puglia, comunicò alla stessa Snam rete gas S.p.A. che l’autorizzazione sarebbe dovuta essere soggetta a VIA (valutazione dell’impatto ambientale art.31, L.R.11/2001), per la quale la ditta doveva fare richiesta presentando una istanza alla Provincia di Taranto. Provincia di Taranto che il 2/05/2008 ribadì quanto detto dalla Regione, sottolineando che ricadendo gli interventi in aree ”SIN’ ‘(sito di interesse nazionale) la competenza in materia urbanistica ricadeva al Ministero dell’Ambiente. Salvo poi dare parere favorevole alla non assoggettabilità di VIA. Quindi  parere favorevole da parte della Provincia in data 9/10/2008.

Ora veniamo alla questione metanodotto. Come si può facilmente intuire è strettamente legata al progetto della nuova centrale termoelettrica. Per un semplice ma importantissimo motivo: in realtà il metanodotto ha due diramazioni finali: una diretta ad ENI Power (“Metanodotto di Allacciamento centrale Enipower’” di Taranto – Raddoppio con previsione di nuova centrale termoelettrica, per la quale come detto in precedenza ENI ha recentemente fissato un bando di concorso) e l’altra a ENI R&M (cioè alla Raffineria, ”Metanodotto di Allacciamento impianto ENI R&M di Taranto”). Il tutto è accertato da documenti ufficiali ottenuti mediante richiesta di accesso agli atti al Comune di Taranto, da parte del comitato cittadino “Taranto libera”, dai quali si evince questo “piccolo dettaglio” e quanto segue nella nostra inchiesta.

La storia infatti non finisce qui. Perché il “Consorzio per l’area Sviluppo Industriale di Taranto”, relativamente alla conformità urbanistica del progetto del metanodotto dice testualmente che “la realizzazione del metanodotto costituisce ampliamento dell’attività produttiva dello stabilimento petrolifero, la cui espansione non è prevista nel vigente Piano Regolatore Consortile (approvato con DPCM del 27/04/1964 e successive varianti)”. Espressione da cui si deduce che in realtà l’ENI non potrebbe, per legge, ampliare la propria area produttiva, come invece accadrebbe in caso di realizzazione del metanodotto. Ma non solo. Perché oltre a questo, sorge anche un problema di natura strettamente culturale, di cui il Comune si è totalmente disinteressato.

Infatti, la “Soprintendenza del Ministero per i Beni e attività Culturali” il 14/12/2007 (quindi non oggi, ma oltre due anni e mezzo fa) confermò l’interesse archeologico del sito, sottolineando la “necessità della presenza costante, durante gli scavi, di un archeologo” e ribadendo inoltre che la “ditta esecutrice dei lavori di scavo è tenuta a sospendere immediatamente le operazioni di scavo in presenza di resti antichi”. Chi vigilerà che tutto questo avvenga poi nella realtà, si domanda il comitato “Taranto libera”?

La domanda è del tutto lecita, in quanto veniamo a scoprire, sempre attraverso i documenti del progetto, che  il metanodotto attraverserà:

– in parte aree gravate da vincolo idrogeologico, parte idrologia superficiale; – in parte aree dette S.I.N. (Sito di interesse nazionale) da sottoporre a caratterizzazione, messa in sicurezza, bonifica (decreto ministeriale del 10/01/2000).

Ma il Comune di Taranto, “preoccupato” da tale criticità, ha pensato bene di consultare un esperto del campo dell’Archeologia e dell’Urbanistica, ovvero l’avvocato di Snam Rete Gas S.p.A. Infatti, se da un lato dall’istruttoria risulta che “l’intervento proposto contrasta con le destinazioni urbanistiche del vigente Piano regolatore generale”, dall’altro la Direzione Urbanistica del comune di Taranto, prendendo atto di ciò, ha comunque attestato quanto segue: “Tuttavia, vista la dichiarazione del legale di Snam attestante la pubblica utilità dell’opera, essa potrà essere realizzata seguendo le procedure di Variante urbanistica ai sensi della vigente legislazione in materia”.

Per ultimo, ma non certamente per importanza, ci chiediamo quale sarà l’impatto ambientale su Taranto, se tutti questi progetti in essere trovassero nel breve volgere del tempo, una loro reale realizzazione. Stando a quanto dichiarato dalla Regione Puglia, non c’è da stare allegri. Inoltre, lo stesso comitato “Taranto libera”, ricorda che “ENI Raffineria ha prodotto solamente nel 2007 ben 5 tonnellate di benzene (circa 1/3 di quella prodotta dall’Ilva nello stesso anno), mentre ancora attendiamo i dati per il 2008 e non conosciamo ancora i dati per il 2009: di fronte a questi dati ci piacerebbe sapere, tra le tante altre cose, quale valutazione è stata fatta per il rilascio dell’AIA. Inoltre ci chiediamo se fosse proprio necessario concedere autorizzazioni ad un progetto che si svilupperà in un’area in cui esistono vincoli di natura ambientale ed archeologica. Così come ci appare superfluo sottolineare che l’aumento di produzione di CO e di CO2, non farà altro che andare nella direzione opposta a quanto imposto dal protocollo di Kyoto”.

Ma le tante risposte e rassicurazioni che un progetto di tali dimensioni richiederebbe, certamente non arriveranno dall’azienda ENI. Questo perché già un paio di mesi fa, “Taranto libera” ed altre associazioni, chiesero un incontro all’azienda per avere delucidazioni in merito al progetto del metanodotto. Fu risposto che per ottenere tale gentile concessione, bisognava inviare richiesta formale sia alla sede dell’azienda che all’addetto stampa. Ma ovviamente, a tutt’oggi, nessuna risposta è giunta. Il tutto in barba a quanto dichiarato dallo stesso direttore della Raffineria Guarrata lo scorso aprile, allorquando promise che l’azienda avrebbe cambiato il suo modo di relazionarsi con Taranto e i suoi cittadini.

Invece nulla è cambiato sotto il sole di Taranto. Visto che se da un lato l’ENI continua ad operare seguendo la via maestra tracciata sin dalla sua nascita, ovvero quella di operare nel silenzio e nell’ombra, dall’altro non possiamo non constatare ancora una volta come la nostra classe dirigente sia completamente assoggettata ai poteri economici e totalmente incapace di tutelare gli interesse della collettività di cui dovrebbe essere il primo strenue difensore. Noi, comunque, continueremo ad esserci, a informare ed a vigilare. Sempre!

Gianmario Leone

g.leone@tarantoggi.it

Annunci

Lascia un commento »

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.
Entries e commenti feeds.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: