LA GIUSTIZIA FACCIA IL SUO CORSO MA LA CITTA’ NON RESTI A GUARDARE

3 luglio 2010 alle 23:50 | Pubblicato su Comunicati stampa | 1 commento

COMUNICATO STAMPA

Esprimiamo grande soddisfazione per quanto stabilito dalla Procura di Taranto in merito alla richiesta di incidente probatorio, notificato ai quattro indagati, Emilio Riva, Nicola Riva, Luigi Capogrosso e Angelo Cavallo che saranno tenuti a rispondere di disastro ambientale. La notizia ci giunge proprio all’indomani del convegno, tenutosi martedì 29 giugno organizzato dalla Cisl Taranto, nel corso del quale il Responsabile Relazioni Industriali del Gruppo Riva Spa, Pietro De Biasi ha dichiarato che ‘’Taranto non è la città dei veleni’’. Noi diciamo che è vero, perché Taranto è ben altro, ma oggi (e ormai da tempo) è avvelenata proprio dalla grande industria, prima inquisita: Ilva SpA. La società civile ha subito di recente un risveglio repentino, proprio grazie ai numerosi comitati e associazioni che hanno dato voce alla città. Sono ormai vani i tentativi di fare breccia sulla popolazione tarantina messi in atto da Ilva SpA e da tutti i conseguenti portatori di interessi che ruotano come satelliti intorno ad essa. In questo caso quando si parla di interessi ci si riferisce a quelli economici e non certo a quelli piu’ propriamente ‘bucolici’ come li hanno definiti certi rappresentanti sindacali. Di certo quanto richiesto dal Procuratore capo Franco Sebastio e dal Sostituto procuratore Mariano Buccoliero è conforme a quanto denunciato dalle anime piu’ civilmente impegnate di questa città: i comitati cittadini e le associazioni cittadine ed ambientaliste che hanno sempre argomentato le denunce con dati e prove alla mano. Ebbene tutto questo non è sufficiente perché siamo convinti che tanto la città quanto la Magistratura hanno necessariamente bisogno del sostegno di tutta la classe politica. Oggi i responsabili emergono ed hanno molteplici volti, sebbene tutti con lo sguardo rivolto verso un unico soggetto. Taranto è la città dei veleni. Questo quanto emerso dal piano di caratterizzazione del Rione Tamburi che conferma la presenza (documentabile) nel suolo di sostanze inquinanti pericolose per la salute di tutti e soprattutto per quella dei bambini. L’Ilva stessa conferma che Taranto è una città inquinata quando nel 2008 dichiara ad ISPRA i seguenti dati: Arsenico (177 kg/anno), Mercurio (104,8 kg/anno), Nichel (550 kg/anno), Benzene (16 t/anno), Diossine (97 g/anno), SOx (13.000 t/anno), PM10 (3.378 t/anno),NOx (12.500 t/anno), IPA (1.530 kg/anno), PCB (31 kg/anno). Sono solo alcune delle sostanze riversate nell’aria ma l’intero panorama degli inquinanti in aria, e non solo, è comodamente consultabile online. E se il valore delle emissioni di benzo(a)pirene è considerato ‘borderline’, quindi secondo gli esperti ‘rassicurante’, non conosciamo il contributo dato all’inquinamento dalle nanoparticelle, come confermato dall’ARPA stessa. C’è quindi da temere il peggio. La giustizia farà il suo corso, ma nel caso questo non fosse sufficiente, la città di Taranto non resterà a guardare.

In una recente conferenza stampa, l’Ilva ha sostenuto di aver fatto dei passi da gigante per migliorare le tecnologie degli impianti in attività nell’area a caldo. In particolare secondo l’Ilva la cokeria sarebbe dotata degli impianti piu’ all’avanguardia esistenti.

Noi sappiamo che quanto sostenuto dall’Ilva non è corrispondente al vero ma la verità presto emergerà.

L’Ilva non tenti di riparare: l’area a caldo deve necessariamente essere chiusa. Taranto libera non ha mai creduto nel ‘dialogo’ con chi sostiene il falso e tantomeno nell’ecocompatibilità di impianti ad elevato impatto ambientale che insistono a pochi metri dal centro abitato. Le uniche migliori tecnologie applicabili sono quelle che la vedono abbattuta e ricostruita con i migliori impianti esistenti al mondo a chilometri di distanza dal centro abitato. Modifiche, variazioni, miglioramenti tecnologici, in condizioni di obsolescenza assoluta degli impianti, non garantirebbero né la tutela dell’ambiente né la tutela della salute umana.

Il gruppo Riva sapeva in quali condizioni versava lo stabilimento al momento dell’acquisto. Ha enormi responsabilità dunque. Per anni ha inquinato il nostro territorio e continua a farlo, anche con le menzogne.

Comitato Cittadino Taranto libera

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1 commento »

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  1. Se non sarà o potrà la magistratura non sapremo più dove e a chi rivolgerci. Lo affermo con la consapevolezza che contro i poteri forti ( e Riva lo è ) nulla si può. Non è certo un segno di debolezza o di rilassatezza ma da alcuni segnali che si sono appalesati la responsabilità che crediamo di poter facilmente attribuire per il “”disastro ambientale”” non è sicuro che possa essere indicata in una sola direzione. Anche le altre ( alcune defunte e chiuse SIC!!!) industrie “potrebbero” essere individuate come le responsabili !
    Capisc’amme ??? pertanto non potranno essere colpite e affondate.


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