Consiglio Comunale pronto ad annullare la delibera che permette all’Eni il raddoppio dell’impianto?

8 luglio 2010 alle 08:20 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

Taranto libera aveva fatto notare al Comune che il metanodotto, autorizzato da una delibera, poteva servire anche ad alimentare una centrale termoelettrica a ciclo combinato della potenza di 240 Mw

“A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Questa famosissima frase la conosciamo un po’ tutti, solitamente viene attribuita a Giulio Andreotti, e nel contesto del nostro articolo ci sta tutta. Veniamo al dunque.
Per amministrare questa città orami tutti sanno (anche i sassi come si suol dire) che ci vogliono mille occhi. Ma quando si parla di ambiente allora gli occhi bisognerebbe averne non mille ma tre volte tanto. Eppure, molte volte, si prendono delle decisioni che ci appaiono assurde alla luce di quello che vien fuori quando le si analizza da vicino. Quando il Comune di Taranto in seduta d’urgenza del proprio Consiglio (perché urgente poi?) ha autorizzato Eni, con delibera n°18 del 1 marzo 2010, alla costruzione del metanodotto, a qualcuno gli è partito un sospetto. Ma questo dubbio non è partito a chi di dovere (chi ha votato sì o no) ma il dubbio (benedetto dubbio) è venuto a chi di “mestiere” non è chiamato a dar conto delle proprie scelte da chi ha ottenuto un mandato politico di rappresentanza: ai cittadini. Insomma c’è sempre bisogno di “controllare il controllore”. Così la dottoressa Daniela Spera, Presidente del Comitato Cittadino Taranto libera e tutta il suo entourage , leggendo la delibera si è posta un “ragionevole dubbio” e, andando a spulciare le carte, ha scopeto qualcosa di interessante. Autorizzando la costruzione del metanodotto, il Comune di Taranto aveva (avrebbe) autorizzato si il passaggio da una vecchia centrale ad olio combustibile ad una a metano (gas naturale con un impatto ambientale migliore) ma aveva (avrebbe) autorizzato ( a quanto pare senza saperlo… ) il raddoppio (possibile raddoppio dobbiamo dire perché una diramazione del metanodotto arriverebbe ad EniPower… è qua che bisognava fare attenzione prima di dare ok!!) della produzione dell’ENI, nonostante i numerosi vincoli a cui è sottoposta l’area attraversata dal metanodotto . Quindi in questo modo aveva (avrebbe) autorizzato anche l’alimentazione di una centrale termoelettrica a ciclo combinato della potenza di 240 Mw (ampliamento capacità produttiva, vietata dalla stessa Regione Puglia ma anche dall’ente Comune). Ampliamento che avrebbe portato i livelli di sostanze inquinanti alle stelle nella città tarantina. Un vero è proprio casotto quindi che ha portato da subito all’allerta generale.
Così il Consiglio Comunale si accorge ( Taranto libera glielo fa notare) della gravissima leggerezza compita con quella delibera e “nel rispetto del principio di precauzione e dell’applicazione della Convenzione di Åarhus” nella quale si dice che “le amministrazioni locali hanno il dovere di tutelare la salute pubblica e del territorio, prevenire rischi di gravi inquinamenti dell’aria, dell’acqua e della terra con conseguente distruzione dell’ambiente e rendere i cittadini partecipi dei processi decisionali che riguardano le tematiche ambientali del luogo in cui essi vivono” chiede nel prossimo Consiglio Comunale che si terrà lunedì 12 luglio “la revoca in autotutela della delibera di C.C. n° 18 del 1 marzo 2010, qualora la realizzazione del metanodotto dovesse servire al trasporto di gas metano per l’alimentazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MWe all’interno della Raffineria ENI di Taranto;
di condividere il ricorso al TAR promosso dalla Regione contro il Decreto Ministeriale, che autorizza la costruzione di una nuova centrale elettrica a Taranto;
che vengano adottati dall’ENI tutti gli interventi di mitigazione degli impatti e miglioramento degli impianti della raffineria (nuovi serbatoi che non ammorbino l’aria, miglioramento tecnologico della centrale elettrica, uso più razionale dell’acqua, riduzione degli scarichi in mare) con la sostituzione degli impianti “vecchi” con impianti “ecocompatibili” di pari potenza: 87 MW “nuovi” al posto di 87 MW “vecchi”;
che l’ENI crei a Taranto un centro sul fotovoltaico simile a quello di Nettuno, in provincia di Roma, in modo che Taranto, con il Politecnico e la Facoltà di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, rientri nei progetti di espansione di Enipower, sia perchè tale progetto prevedrebbe un indotto occupazionale ben superiore rispetto ai posti di lavoro previsti con la costruzione della nuova centrale ma anche e soprattutto perché la Puglia non resti esclusa dai nuovi scenari tecnologici che progetteranno l’energia del futuro;
che venga rispettato il principio di territorialità dei tributi, già contenuto nell’articolo 20 del ddl sul federalismo fiscale riguardante la finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, in modo che le tasse siano pagate dove le imprese operano materialmente e producono reddito e non dove esse hanno sede legale;
che siano corrisposte royalties al territorio tarantino come contributo compensativo del danno ambientale”.
Bisognava che intervenisse una associazione libera per far uscire tutto questo e rileggere attentamente le carte?. “A pensare male si fa peccato”? Non lo possiamo dire. Ma gli occhi di Taranto libera c’hanno visto bene.

Antonello Corigliano

Pugliapress 7  luglio 2010

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