Ordine del giorno “congelato” che non piace a Taranto libera

14 luglio 2010 alle 01:32 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

Denuncia ancora una volta da parte dell’entourage del Comitato Cittadino Taranto libera. Questa volta il destinatario non sembra essere la grande industria ( Ilva o Eni) ma proprio l’Ente civico tarantino.
Ieri, infatti, a Palazzo di Città si è svolto il Consiglio Comunale nel quale si sarebbe dovuto parlare anche del caso Metanodotto dell’Eni e della ormai famosa delibera numero 18 con la quale inavvertitamente (così è stata spiegata la cosa dagli stessi consiglieri comunali) il 1° marzo 2010 il Consiglio Comunale avrebbe dato il via libera non solo al cambio di alimentazione della centrale in questione (il passaggio da olio combustibile a gas metano) ma anche al raddoppio ( bloccato precedentemente dalla Regione Puglia e a quanto pare non voluto neanche dal Comune). L’ordine del giorno in questione ad un certo punto è stato “congelato” perché sembrerebbe che il Comune voglia vederci chiaro e spulciare tutto il fascicolo che Eni aveva presentato per ottenere l’ok ai lavori. Ma sembra anche che qualcuno all’interno del Consiglio si stia muovendo cercando ci contattare i vertici Eni per avere delucidazioni in merito solo che gli stessi rimandano al mittente tali richieste giustificando il fatto che EniPower sia una società diversa da Eni ( a noi risulta che EniPower sia controllata al 100% da Eni). Oggi quindi insieme a tutto il Consiglio Comunale ed alla presenza dello stesso Comitato Taranto libera, che aveva sollevato il problema, si sarebbe dovuto parlare proprio di questa autorizzazione anomala, anomala proprio perché giustificata da una svista ( altri, per amore della verità, parlano documenti nei quali non si specifica assolutamente del doppio allacciamento del metanodotto ad EniPower). Insomma, come avete ben capito, la situazione non è chiara ma il dubbio era sorto anche allo stesso Ente civico tant’è vero che aveva messo all’ordine del giorno nel Consiglio di ieri la discussione affermando “la revoca in autotutela della delibera di C.C. n° 18 del 1 marzo 2010, qualora la realizzazione del metanodotto dovesse servire al trasporto di gas metano per l’alimentazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MWe all’interno della Raffineria ENI di Taranto”. Taranto libera fa saper che non comprende le“motivazioni che hanno spinto il Consiglio Comunale di Taranto a congelare l’ODG”. Ma non si ferma qua : “Riteniamo dunque doveroso anche da parte del Comune di Taranto procedere ad un ricorso contro il Ministero dell’Ambiente ( ricorso finora intentato solo dalla Regione Puglia ndr) per scongiurare ogni possibilità di ampliamento”. Poi danno ulteriori riferimenti cartacei nei quali effettivamente già dal 2007 si parlava della diramazione del metanodotto che avrebbe portato gas metano all’impianto EniPower e quindi al raddoppio: “Ricordiamo che nel 2007 l’Assessorato all’assetto del territorio della Regione Puglia diede parere positivo alla realizzazione di un tubo, della lunghezza di 0.580 Km, avente origine dal metanodotto oggetto della delibera dell’1 marzo 2010 (pratica SUAP n.583/1320 del 20/06/2007). Tale tubo avrebbe alimentato una centrale termoelettrica a ciclo combinato della potenza di 240 Mw (pratica SUAP n.691/1534 del 18/07/2007). Enipower ottenne diversi pareri positivi relativamente alla pratica sopracitata e nonostante il parere negativo, nel 2007, dell’ASI (Consorzio Area Sviluppo Industriale Taranto), la pratica ebbe seguito con altre autorizzazioni, sino al 2008 quando l’Autorità Portuale diede unico parere positivo per le due pratiche considerandole come due diramazioni di uno stesso metanodotto (una diretta ad Enipower e l’altra diretta ad Eni R&M)”. Insomma, alla luce di questi documenti, sembra davvero difficile credere che nessuno fosse a conoscenza di questo raddoppio. E più ci si addentra nella questione più i dubbi aumentano.
Il Comitato ora affida alla stampa questa serie di domande rivolte all’Amministrazione comunale.
“1. Quale esito ha avuto la pratica relativa al tratto di metanodotto che avrebbe alimentato la centrale da 240 Mw (pratica SUAP n.691/1534 del 18/07/2007) che risulta essere allegata alla stessa delibera (n.18 dell’1 marzo 2010)?
2. Perché il Consiglio Comunale di fronte a questi numerosi e legittimi dubbi ha deciso di congelare l’ODG dopo la revoca da parte del Presidente della Commissione Assetto del territorio dell’invito di partecipazione alla riunione dell’8 luglio rivolto al comitato Taranto libera?
3. Perché il Consiglio Comunale ha votato un provvedimento nonostante le richieste disattese di una dichiarazione scritta da parte di Enipower che escludesse la possibilità di utilizzo del metanodotto per l’ampliamento della sua attività produttiva?
4. Perché la Provincia di Taranto dichiarò nel 2008 la non assoggettabilità a VIA dell’opera?
La cittadinanza ha bisogno di risposte chiare e documentate ma sino ad oggi nessuno è intervenuto a sciogliere ogni ragionevole dubbio. Chiediamo pertanto che sia quanto prima fissato un consiglio monotematico affinché venga discussa e chiarita la problematica in questione”.
Ma Taranto libera chiude il suo intervento anche con un occhio rivolto alla questione inquinamento affermando che “anche la sola produzione di idrogeno a partire da metano non apporterà complessivamente un miglioramento dell’impatto ambientale, poiché, unitamente alla produzione di idrogeno destinato al processo di Hydrocracking per la produzione di ‘diesel ecologico’ che si affiancherà all’attuale produzione di carburante ‘non ecologico’, si produrranno anche CO2 e CO in quantità elevate. Il metanodotto rappresenterebbe un’alternativa meno impattante solo nel caso in cui servisse all’alimentazione di una centrale termoelettrica in grado di sostituire una centrale ad impatto ambientale più elevato ma di potenza non superiore a quella di attuale esercizio di 87 Mw”.

Antonello Corigliano

Eni, il Comune rinvia.

14 luglio 2010 alle 01:19 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

TarantOggi, 13 luglio 2010

«Cari cittadini, ecco le sostanze rischiose per la vostra salute»

12 luglio 2010 alle 21:39 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

L’I N I Z I AT I VA «TARANTO LIBERA» INCONTRA LA COMMISSIONE AMBIENTE DEL COMUNE E PROPONE UNA CAMPAGNA INFORMATIVA SULLA CONTAMINAZIONE DA INQUINANTI.

La presenza di sostanze inquinanti al quartiere Tamburi, pericolose per la salute, è arcinota. Informare la popolazione dei rischi derivanti dalla contaminazione, accertata in alcune zone del quartiere e per la quale il Comune procederà alla bonifica, diventa una priorità «democratica». La commissione Ambiente del Comune ha accolto la proposta dell’associazione «Taranto libera» di promuovere una campagna d’informazione che diffonda la conoscenza sulle sostanze inquinanti e sui rischi per la salute dei cittadini. A muovere «Taranto libera», si legge in una nota, l’idea che «le amministrazioni pubbliche ed in particolare i servizi che si occupano di prevenzione hanno la fondamentale   funzione di garantire che tale processo comunicativo avvenga senza discriminazioni senza allarmismi e secondo criteri di interesse generale. Emerge la necessità di dotarsi di una strategia di comunicazione che diventa fondamentale per campagne di informazione del   pubblico sui rischi o   per cercare di modificare comportamenti che possono incidere sulla salute». La commissione Ambiente tornerà a riunirsi nei prossimi giorni e tornerà ad ascoltare «Taranto libera» di cui ha apprezzato l’iniziativa e lo spirito che l’anima. A questo punto agli ambientalisti toccherà mettere a punto un progetto e presentarlo all’organismo comunale guidato da Gabriele Pugliese. Alla riunione di venerdì scorso era presente la   responsabile di Arpa Taranto, Maria Spartera, che ha confermato la presenza degli inquinanti rilevati ai Tamburi. L’iniziativa di «Taranto libera» prevede il coinvolgimento delle scuole e di eventuali sponsor e c’è il sostegno e la disponibilità a collaborare al progetto dell’Associazione culturale pediatri nella persona di Anna Maria Moschetti. Gli obiettivi sono molteplici: «Informare e migliorare le conoscenze – spiegano gli ambientalisti in una nota – per dare facoltà di scelta. Promuovere la salute. Modificare o rinforzare i comportamenti non a rischio. Negoziare su questioni controverse o su punti di vista diversi. Comunicare l’incertezza e favorire la partecipazione e il processo di corre   sponsabilità. Valutare il ritorno da parte del pubblico per essere sicuri che il messaggio sia stato capito, monitorare l’esito della campagna informativa». Sullo sfondo, ma in realtà è centrale, rimane la questione di quanto e come la presenza industriale possa aver contribuito all’inquinamento dei terreni. Sarebbe interessante sapere, a questo punto, cosa pensino proprio le industrie circa l’opportunità di informare la popolazione sui rischi per la salute derivanti dalle sostanze   ritrovate nei terreni ai Tamburi. E se fosse poi peregrino pensare anche a un loro contributo sulla delicata questione. In fondo quando si parla di «responsabilità sociale» si allude anche a questo.

Fulvio Colucci , Gazzetta del Mezzogiorno, 12 luglio 2010.

Consiglio Comunale pronto ad annullare la delibera che permette all’Eni il raddoppio dell’impianto?

8 luglio 2010 alle 08:20 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

Taranto libera aveva fatto notare al Comune che il metanodotto, autorizzato da una delibera, poteva servire anche ad alimentare una centrale termoelettrica a ciclo combinato della potenza di 240 Mw

“A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Questa famosissima frase la conosciamo un po’ tutti, solitamente viene attribuita a Giulio Andreotti, e nel contesto del nostro articolo ci sta tutta. Veniamo al dunque.
Per amministrare questa città orami tutti sanno (anche i sassi come si suol dire) che ci vogliono mille occhi. Ma quando si parla di ambiente allora gli occhi bisognerebbe averne non mille ma tre volte tanto. Eppure, molte volte, si prendono delle decisioni che ci appaiono assurde alla luce di quello che vien fuori quando le si analizza da vicino. Quando il Comune di Taranto in seduta d’urgenza del proprio Consiglio (perché urgente poi?) ha autorizzato Eni, con delibera n°18 del 1 marzo 2010, alla costruzione del metanodotto, a qualcuno gli è partito un sospetto. Ma questo dubbio non è partito a chi di dovere (chi ha votato sì o no) ma il dubbio (benedetto dubbio) è venuto a chi di “mestiere” non è chiamato a dar conto delle proprie scelte da chi ha ottenuto un mandato politico di rappresentanza: ai cittadini. Insomma c’è sempre bisogno di “controllare il controllore”. Così la dottoressa Daniela Spera, Presidente del Comitato Cittadino Taranto libera e tutta il suo entourage , leggendo la delibera si è posta un “ragionevole dubbio” e, andando a spulciare le carte, ha scopeto qualcosa di interessante. Autorizzando la costruzione del metanodotto, il Comune di Taranto aveva (avrebbe) autorizzato si il passaggio da una vecchia centrale ad olio combustibile ad una a metano (gas naturale con un impatto ambientale migliore) ma aveva (avrebbe) autorizzato ( a quanto pare senza saperlo… ) il raddoppio (possibile raddoppio dobbiamo dire perché una diramazione del metanodotto arriverebbe ad EniPower… è qua che bisognava fare attenzione prima di dare ok!!) della produzione dell’ENI, nonostante i numerosi vincoli a cui è sottoposta l’area attraversata dal metanodotto . Quindi in questo modo aveva (avrebbe) autorizzato anche l’alimentazione di una centrale termoelettrica a ciclo combinato della potenza di 240 Mw (ampliamento capacità produttiva, vietata dalla stessa Regione Puglia ma anche dall’ente Comune). Ampliamento che avrebbe portato i livelli di sostanze inquinanti alle stelle nella città tarantina. Un vero è proprio casotto quindi che ha portato da subito all’allerta generale.
Così il Consiglio Comunale si accorge ( Taranto libera glielo fa notare) della gravissima leggerezza compita con quella delibera e “nel rispetto del principio di precauzione e dell’applicazione della Convenzione di Åarhus” nella quale si dice che “le amministrazioni locali hanno il dovere di tutelare la salute pubblica e del territorio, prevenire rischi di gravi inquinamenti dell’aria, dell’acqua e della terra con conseguente distruzione dell’ambiente e rendere i cittadini partecipi dei processi decisionali che riguardano le tematiche ambientali del luogo in cui essi vivono” chiede nel prossimo Consiglio Comunale che si terrà lunedì 12 luglio “la revoca in autotutela della delibera di C.C. n° 18 del 1 marzo 2010, qualora la realizzazione del metanodotto dovesse servire al trasporto di gas metano per l’alimentazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MWe all’interno della Raffineria ENI di Taranto;
di condividere il ricorso al TAR promosso dalla Regione contro il Decreto Ministeriale, che autorizza la costruzione di una nuova centrale elettrica a Taranto;
che vengano adottati dall’ENI tutti gli interventi di mitigazione degli impatti e miglioramento degli impianti della raffineria (nuovi serbatoi che non ammorbino l’aria, miglioramento tecnologico della centrale elettrica, uso più razionale dell’acqua, riduzione degli scarichi in mare) con la sostituzione degli impianti “vecchi” con impianti “ecocompatibili” di pari potenza: 87 MW “nuovi” al posto di 87 MW “vecchi”;
che l’ENI crei a Taranto un centro sul fotovoltaico simile a quello di Nettuno, in provincia di Roma, in modo che Taranto, con il Politecnico e la Facoltà di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, rientri nei progetti di espansione di Enipower, sia perchè tale progetto prevedrebbe un indotto occupazionale ben superiore rispetto ai posti di lavoro previsti con la costruzione della nuova centrale ma anche e soprattutto perché la Puglia non resti esclusa dai nuovi scenari tecnologici che progetteranno l’energia del futuro;
che venga rispettato il principio di territorialità dei tributi, già contenuto nell’articolo 20 del ddl sul federalismo fiscale riguardante la finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, in modo che le tasse siano pagate dove le imprese operano materialmente e producono reddito e non dove esse hanno sede legale;
che siano corrisposte royalties al territorio tarantino come contributo compensativo del danno ambientale”.
Bisognava che intervenisse una associazione libera per far uscire tutto questo e rileggere attentamente le carte?. “A pensare male si fa peccato”? Non lo possiamo dire. Ma gli occhi di Taranto libera c’hanno visto bene.

Antonello Corigliano

Pugliapress 7  luglio 2010

ENI, SI MUOVE IL COMUNE

6 luglio 2010 alle 22:39 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

LA GIUSTIZIA FACCIA IL SUO CORSO MA LA CITTA’ NON RESTI A GUARDARE

3 luglio 2010 alle 23:50 | Pubblicato su Comunicati stampa | 1 commento

COMUNICATO STAMPA

Esprimiamo grande soddisfazione per quanto stabilito dalla Procura di Taranto in merito alla richiesta di incidente probatorio, notificato ai quattro indagati, Emilio Riva, Nicola Riva, Luigi Capogrosso e Angelo Cavallo che saranno tenuti a rispondere di disastro ambientale. La notizia ci giunge proprio all’indomani del convegno, tenutosi martedì 29 giugno organizzato dalla Cisl Taranto, nel corso del quale il Responsabile Relazioni Industriali del Gruppo Riva Spa, Pietro De Biasi ha dichiarato che ‘’Taranto non è la città dei veleni’’. Noi diciamo che è vero, perché Taranto è ben altro, ma oggi (e ormai da tempo) è avvelenata proprio dalla grande industria, prima inquisita: Ilva SpA. La società civile ha subito di recente un risveglio repentino, proprio grazie ai numerosi comitati e associazioni che hanno dato voce alla città. Sono ormai vani i tentativi di fare breccia sulla popolazione tarantina messi in atto da Ilva SpA e da tutti i conseguenti portatori di interessi che ruotano come satelliti intorno ad essa. In questo caso quando si parla di interessi ci si riferisce a quelli economici e non certo a quelli piu’ propriamente ‘bucolici’ come li hanno definiti certi rappresentanti sindacali. Di certo quanto richiesto dal Procuratore capo Franco Sebastio e dal Sostituto procuratore Mariano Buccoliero è conforme a quanto denunciato dalle anime piu’ civilmente impegnate di questa città: i comitati cittadini e le associazioni cittadine ed ambientaliste che hanno sempre argomentato le denunce con dati e prove alla mano. Ebbene tutto questo non è sufficiente perché siamo convinti che tanto la città quanto la Magistratura hanno necessariamente bisogno del sostegno di tutta la classe politica. Oggi i responsabili emergono ed hanno molteplici volti, sebbene tutti con lo sguardo rivolto verso un unico soggetto. Taranto è la città dei veleni. Questo quanto emerso dal piano di caratterizzazione del Rione Tamburi che conferma la presenza (documentabile) nel suolo di sostanze inquinanti pericolose per la salute di tutti e soprattutto per quella dei bambini. L’Ilva stessa conferma che Taranto è una città inquinata quando nel 2008 dichiara ad ISPRA i seguenti dati: Arsenico (177 kg/anno), Mercurio (104,8 kg/anno), Nichel (550 kg/anno), Benzene (16 t/anno), Diossine (97 g/anno), SOx (13.000 t/anno), PM10 (3.378 t/anno),NOx (12.500 t/anno), IPA (1.530 kg/anno), PCB (31 kg/anno). Sono solo alcune delle sostanze riversate nell’aria ma l’intero panorama degli inquinanti in aria, e non solo, è comodamente consultabile online. E se il valore delle emissioni di benzo(a)pirene è considerato ‘borderline’, quindi secondo gli esperti ‘rassicurante’, non conosciamo il contributo dato all’inquinamento dalle nanoparticelle, come confermato dall’ARPA stessa. C’è quindi da temere il peggio. La giustizia farà il suo corso, ma nel caso questo non fosse sufficiente, la città di Taranto non resterà a guardare.

In una recente conferenza stampa, l’Ilva ha sostenuto di aver fatto dei passi da gigante per migliorare le tecnologie degli impianti in attività nell’area a caldo. In particolare secondo l’Ilva la cokeria sarebbe dotata degli impianti piu’ all’avanguardia esistenti.

Noi sappiamo che quanto sostenuto dall’Ilva non è corrispondente al vero ma la verità presto emergerà.

L’Ilva non tenti di riparare: l’area a caldo deve necessariamente essere chiusa. Taranto libera non ha mai creduto nel ‘dialogo’ con chi sostiene il falso e tantomeno nell’ecocompatibilità di impianti ad elevato impatto ambientale che insistono a pochi metri dal centro abitato. Le uniche migliori tecnologie applicabili sono quelle che la vedono abbattuta e ricostruita con i migliori impianti esistenti al mondo a chilometri di distanza dal centro abitato. Modifiche, variazioni, miglioramenti tecnologici, in condizioni di obsolescenza assoluta degli impianti, non garantirebbero né la tutela dell’ambiente né la tutela della salute umana.

Il gruppo Riva sapeva in quali condizioni versava lo stabilimento al momento dell’acquisto. Ha enormi responsabilità dunque. Per anni ha inquinato il nostro territorio e continua a farlo, anche con le menzogne.

Comitato Cittadino Taranto libera

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