OCCORRE CHIAREZZA PER ESSERE DAVVERO EFFICACI NELLA LOTTA CONTRO L’INQUINAMENTO.

3 agosto 2010 alle 06:31 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

Taranto libera

Comunicato Stampa

Allo stato attuale il ‘’valore obiettivo’’ di 1 ng per metro cubo d’aria è definito dalla Direttiva 2004/107/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 dicembre 2004 come ‘’concentrazione nell’aria ambiente fissata onde evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e l’ambiente nel suo complesso che dovrà essere raggiunta per quanto possibile nel corso di un dato periodo’’.La stessa direttiva dice: ‘’Al fine di ridurre al minimo gli effetti nocivi dell’arsenico, del cadmio, del nickel e degli idrocarburi policiclici aromatici aerodispersi sulla salute umana, tenendo conto in particolare delle categorie vulnerabili della popolazione, e sull’ambiente nel suo complesso, occorre fissare valori obiettivo da raggiungere per quanto possibile’’. Tenuto conto che, i valori obiettivo non sono da considerarsi norme di qualità ambientale quali definite all’articolo 2, paragrafo 7, della direttiva 96/61/CE, per gli impianti industriali, i valori obiettivo non comporterebbero altre misure, a parte l’applicazione delle migliori tecniche disponibili (MTD).

Da queste definizioni appare evidente che il valore di 1 ng per metro cubo d’aria non rappresenta un ‘’valore limite’’ perentorio. Per “valore limite” si intende infatti un valore che deve essere raggiunto entro un dato termine e in seguito non superato. Occorre, infatti, comprendere questo affinché la lotta all’inquinamento sia razionale ed efficace. Il raggiungimento ‘’per quanto possibile’’ del valore obiettivo è ciò che conferma l’illogicità nel fare appello all’ecocompatibilità degli impianti Ilva per la salvaguardia della salute umana. Questo è ulteriormente avallato dalle recenti dichiarazioni dell’azienda stessa. L’Ilva ha, infatti, sostenuto, in risposta a quanto stabilito dall’ordinanza sindacale, di aver già applicato le MTD e che la stessa cokeria risponderebbe a tutti i requisiti ‘’richiesti dalla legge’’. Nonostante questo, per il benzo(a)pirene, che nei primi 5 mesi dell’anno 2010 ha toccato valori medi pari a 3 ng/mc, il raggiungimento del valore obiettivo di 1 nanogrammo, o quanto meno il raggiungimento di valori prossimi ad esso, risultano essere lontani dalla realizzazione. Questo dimostra che l’ecocompatibilità mediante ammodernamento degli impianti non è assolutamente possibile ed è del tutto fuori luogo, oltre che utopistico, pensare che l’Ilva decida di utilizzare spontaneamente parte del proprio corposo capitale per migliorare impianti andando oltre le BAT (o MTD), se non ‘’richiesto dalla legge’’, anche se consapevole dell’inefficace contenimento delle emissioni. Non solo, ma occorre tenere presente che i dipendenti Ilva sono esposti a valori ben più elevati anche rispetto a 3 ng/mc. Alla luce di questo, la scelta della Regione di effettuare un ulteriore monitoraggio diagnostico risulta essere incoerente ed erronea. E’ necessario, infatti, tenere presente che anche il solo avvicinamento al valore obiettivo non è sufficiente per ‘’evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana’’ poiché, come indicato nella stessa direttiva, dai dati scientifici disponibili risulta che alcuni idrocarburi policiclici aromatici (il benzo(a)pirene ne fa parte ed è cancerogeno accertato scientificamente) sono agenti cancerogeni umani genotossici e che non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale queste sostanze non comportano un rischio per la salute umana. Lo stesso dicasi per arsenico, cadmio, nickel. Laddove esiste una sorgente emissiva costante e considerevole che in nessun modo può essere modificata, se non arrestandola, il rischio per la salute umana risulta essere costante soprattutto per la fascia di popolazione piu’ vulnerabile. Essendo la cokeria la maggiore fonte emissiva (se non l’unica) di benzo(a)pirene, appare del tutto logico pensare che l’unica soluzione possibile è la chiusura dell’impianto in questione. Ciò detto cade ogni tentativo di rassicurare la popolazione poiché, ammettendo che la fotodegradazione riduca i valori misurabili di benzo(a)pirene, occorre precisare la percentuale di abbattimento delle emissioni di benzo(a)pirene. La veridicità delle affermazioni deve essere sostenuta da dati certi e riproducibili (ripetibili poiché più volte verificati anche rispetto a probabili conseguenze sulla salute umana). La fotodegrazione, inoltre, non è un procedimento che ‘’annulla le molecole’’ facendole scomparire ma le trasforma generando spesso molecole ugualmente tossiche o di tossicità superiore. Riteniamo che, nel caso specifico di Taranto, non sia più tempo di attendere ulteriori verifiche. E’ necessario agire per garantire la tutela della salute di tutta la popolazione tarantina, responsabilmente.

Coordinamento Comitato Cittadino Taranto libera.

Inviato alla stampa l’1 agosto 2010.

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