L’ILVA SOSTIENE CHE NON VI E’ ECCESSO DI TUMORI A TARANTO. I DATI SCIENTIFICI PERO’ DICONO IL CONTRARIO.

24 agosto 2010 alle 18:50 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

Carlo La Vecchia

In attesa del Registro Tumori, Taranto libera riporta dati scientifici inequivocabili.

Con l’emanazione del DPR 196/98 Taranto fu ufficialmente definita “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” nel novembre 1990. Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 fu approvato il “Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto”. Le interferenze con l’ambiente prodotte dalle attività industriali sono di cospicua entità ed interessano tutti i comparti ambientali; le principali fonti di inquinamento sono rappresentate dalle industrie siderurgiche, petrolifere e cementiere. A Taranto non manca davvero nulla. E’ però in prima linea l’Ilva, il colosso siderurgico, a sottolineare che Taranto non è la città dei veleni e che i decessi per tumori sono solo un’invenzione. Nel corso di un recente convegno, infatti, il responsabile relazioni industriali dell’Ilva, Pietro De Biasi, ha tenuto a precisare questo concetto citando la tesi dell’Istituto Mario Negri di Milano secondo la quale a Taranto non vi è un eccesso di tumori. Carlo La Vecchia, capo del dipartimento di epidemiologia del «Mario Negri» di Milano, ha, infatti, affermato «i numeri dicono che nel loro complesso non vi è eccesso di tumori a Taranto. C’è stato un problema grave di esposizione all’amianto ma riguardava i cantieri navali. In ogni caso stiamo parlando di esposizioni a rischio in passato. Non oggi» (Corriere della Sera. 10 luglio 2010). Riportiamo, inoltre, per completezza d’informazione, una dichiarazione del legale dei Riva.

Francesco Perli: «L’Ilva non si è mai spostata da dove venne perimetrata e semmai ci fosse uno squilibrio è perché nell’anarchia si sono “avvicinati” abusivamente all’area industriale i quartieri Paolo VI e Tamburi» (Corriere della Sera. 10 luglio 2010).

Tralasciando gli interventi di esponenti verosimilmente retribuiti dall’Ilva e relativamente ai quali invitiamo a valutarne la veridicità tentando di mettere da parte ogni comprensibile reazione di sdegno, la frase di Perli (che ammette un qualche effetto dell’inquinamento prodotto dall’Ilva sulle aree abitate) ci risulta in contraddizione con la teoria enunciata da De Biasi. Il Comitato Taranto libera ha, inoltre, contattato il Prof. Carlo La Vecchia dell’Istituto Mario Negri di Milano. Al Professore sono state chieste delucidazioni in merito allo studio secondo il quale a Taranto non vi è eccesso di mortalità per tumori. Nello specifico è stata fatta richiesta di riferimenti bibliografici.

La risposta del Prof. Carlo La Vecchia è stata la seguente: ‘’La frase si riferisce ai dati ufficiali di certificazioni dei decessi, che sono pubblici, disponibili presso l’ISTAT e presso le ASL. In ogni caso, il dato è facilmente da voi verificabile, se lo ritenete non corretto.’’

Quindi, non esistono studi in merito alla dichiarazione del Professor La Vecchia. L’Ilva, dunque, sostiene la propria ‘innocenza’ sulla base di opinioni contestabili.

Taranto libera intende, però, fornire alcuni dati, nell’attesa di vedere quanto prima realizzato l’attesissimo Registro Tumori per l’area Jonica.

E’ a tutti noto, infatti, che l’inquinamento agisce sulla salute ad ampio spettro e molti studi  evidenziano un’associazione fra inquinamento ed aumento della mortalità generale. Le più diffuse sono le morti per cause cardio-vascolari e respiratorie, per patologie acute come infezione delle vie respiratorie o ictus cerebrali, per patologie croniche quali la bronco pneumopatia cronico ostruttiva e l’asma bronchiale con aumento quindi del tasso di ospedalizzazione per cause respiratorie. Tra i vari inquinanti ambientali, il materiale particolato di dimensione inferiore ai 10 micron (PM10) e il particolato fine (dimensione inferiore 2,5 micron, PM2,5) sono ritenuti responsabili dei danni osservati nei diversi studi. L’attenzione è anche rivolta al particolato con diametro inferiore a 0,1 micron, le polveri ultrafini. Queste veicolano sostanze tossiche che si combinano tra di loro e che risultano particolarmente pericolose. A tutt’oggi non sono in atto misure di contenimento e monitoraggio delle polveri ultrafini. Già dal 1970 il comune di Taranto mostra una mortalità, per tutte le cause, superiore rispetto al resto della regione. Dall’esame dei dati sulla mortalità per neoplasie riportati nel Bollettino epidemiologico della ASL TA/1 (n.1 del maggio ’97, n.2 del settembre ’99, n.3 del dicembre’99/gennaio 2000) si rileva che a Taranto nel periodo 1992-1996 la mortalità per cancro ha rappresentato il 25% della mortalità generale, ponendosi a livelli superiori rispetto ai valori rilevati nelle altre province del sud dell’Italia.

Nel periodo 2000-2005 i dati più preoccupanti si riferiscono alla mortalità  per malattie dell’apparato respiratorio. Considerando la mortalità per malattie polmonari cronico – ostruttive  sia nei maschi che nelle femmine, Taranto e quasi tutti i comuni della provincia mostrano valori significativamente più elevati rispetto a tutta la Puglia. Per quanto riguarda la mortalità per tumore maligno della pleura nei maschi il comune di Taranto mostra un vistoso eccesso rispetto alla regione e nelle femmine si registra un eccesso superiore al 40%. Da uno studio sull’analisi della mortalità dei residenti di Taranto (periodo 1998-2005) emerge che le malattie predominanti sono i tumori a carico dell’apparato respiratorio.

Considerando, inoltre, il tasso di ospedalizzazione per tumore del polmone, per provincia nella Regione Puglia, per il periodo 2001-2005, i valori maggiori si registrano nella provincia di Taranto. Si rilevano tassi più elevati rispetto alle altre province in tutte le fasce di età. (Fonte: Stato di salute della popolazione pugliese 2006).

Questi risultati sono stati confermati nel 2009 e ulteriormente approfonditi con un’analisi geografica di mortalità per tumori maligni condotta per il periodo 2000-2004 (Martinelli e collaboratori, J.Prev. Med. Hyg.). Dividendo il territorio in 4 gruppi sono stati valutati i casi di mortalità per patologie tumorali.

Gruppo 1: comuni a ridosso del polo industriale – Taranto e Statte.

Gruppo 2: comuni compresi in un raggio di 10-20 km: Carosino, Crispiano, Faggiano, Leporano, Massafra, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Palagiano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico.

Gruppo 3: comuni compresi in un raggio di 20-30 km: Castellaneta, Grottaglie, Lizzano, Mottola, Palagianello.

Gruppo 4: comuni distanti oltre 30 km: Avetrana, Fragagnano, Ginosa, Laterza, Manduria, Martina Franca, Maruggio, San Marzano, Sava, Torricella.

L’area ad elevato rischio ambientale comprende soprattutto i comuni di Taranto, Statte, Massafra, Montemesola e Crispiano.

Dai risultati si evince un significativo eccesso di mortalità per tutti i tipi di tumore (+ del 10% rispetto alla media regionale) in zona Taranto-Statte in cui è stato anche registrato il più alto tasso di cancro polmonare (+ del 24%). Infine, per il tumore pleurico vi è uno spaventoso eccesso di mortalità nella medesima zona. Il tasso di mortalità è superiore nell’uomo rispetto alla donna ma sono entrambi superiori alla media regionale.

Taranto libera ricorda che è in corso di realizzazione il Registro Tumori per l’area Jonica. All’appello mancano ancora i dati di ematologia, come confermato di recente dalla ASL. Forse il Prof. Carlo La Vecchia non è a conoscenza del quadro completo della situazione sanitaria nella città di Taranto e nonostante questo fa valutazioni che l’Ilva ritiene di poter utilizzare a proprio vantaggio. Quando le autorità competenti decideranno di porre fine a valutazioni fuorvianti e offensive, assumendo una posizione rigorosa ed attuando procedimenti contro gli speculatori di sempre? La città di Taranto attende ormai da molto tempo. Ma la pazienza ha un limite.

Inviato alla stampa il 23 agosto 2010.

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