TARANTO LIBERA RISPONDE ALLA LEGGE SUL BENZO(A)PIRENE

29 ottobre 2010 alle 19:30 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
PUGLIAPRESS 29 OTTOBRE  2010:
UNA LEGGE DEVE TUTELARE LA POPOLAZIONE E DEVE ESSERE GARANTITA LA MASSIMA COLLABORAZIONE DI TUTTI GLI ORGANI PREPOSTI (GOVERNO CENTRALE, REGIONALE, COMUNALE E MAGISTRATURA) AFFINCHE’ SI TUTELI LA POPOLAZIONE E NON IL SOGGETTO CHE INQUINA. SE QUESTO NON AVVIENE LA LEGGE E’ SOLO A VANTAGGIO DI CHI INQUINA. 

NEL CASO DI TARANTO SIAMO CONVINTI CHE NESSUNA LEGGE POTRA’ GARANTIRE LA TUTELA DELLA SALUTE UMANA. IN UNA REMOTA IPOTESI IN CUI LA GIUSTIZIA FINALMENTE SIA DALLA PARTE DEI CITTADINI, L’APPLICAZIONE DI CIO’ CHE STIAMO PER PROPORRE POTREBBE FINALMENTE FARCI USCIRE DA QUESTO INCUBO TARANTINO FATTO DI FUMI. NOI NON VOGLIAMO UNA SEMPLICE ‘RIDUZIONE DELLE EMISSIONI’ NOI CHIEDIAMO LA CHIUSURA IMMEDIATA DEGLI IMPIANTI RESPONSABILI NEL CASO DI SFORAMENTO.

DA UNA DEPUTATA PARLAMENTARE CI FU CHIESTA UNA NOSTRA VALUTAZIONE RELATIVAMENTE ALLA RISPOSTA DATA DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE. FORNIMMO (CIRCA UNA SETTIMANA FA) QUESTA
RELAZIONE:

Valutazioni del comitato Taranto libera sulla risposta a risoluzione in Commissione n. 7-00393 (VIII° Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici) (On. Alessandro Bratti).
Il decreto legislativo n. 155/2010 ha previsto, per il benzo(a)pirene, un valore obiettivo pari a 1 ng/m3, da raggiungere entro il 31 dicembre 2012 su tutto il territorio nazionale, in piena conformità a quanto stabilito dalla direttiva comunitaria 2004/107/CE.

Ricordiamo le seguenti definizioni riportate in tutti i decreti legislativi.

Valore obiettivo: livello fissato al fine di evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana o per l’ambiente nel suo complesso, da conseguire, ove possibile, entro una data prestabilita;
Valore limite: livello fissato in base alle conoscenze scientifiche, incluse quelle relative alle migliori tecnologie disponibili, al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana o per l’ambiente nel suo complesso, che deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e che non deve essere successivamente superato.
Soglia di allarme: livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati.

• Come si puo’ comprendere, il valore obiettivo risulta essere un valore da raggiungere ‘per quanto possibile’ e non un valore limite perentorio da non superare. Questo vuol dire che la specifica definizione lascia spazio alla possibilità di superamento del valore obiettivo di 1 ng/m3 nel corso di una attività produttiva e fornisce gli strumenti per permettere legittimamente il superamento del valore stabilito.
• Occorre inoltre ricordare che tanto il valore obiettivo quanto l’obiettivo di qualità rappresentano valori derivanti da una media annuale.
Supponiamo infatti che:
1. Per 5 mesi consecutivi si registri mensilmente un valore pari a 2 ng/m3 (ad esempio per un aumento di produzione), per 3 mesi il valore di 1 ng/m3 e per i restanti 4 mesi un valore pari a 0, facendo la somma e dividendo per 12 (mesi), si avrebbe un valore pari a 1,08 ng/m3.
2. Oppure: si supponga che per 8 mesi consecutivi si registri il valore di 1,5 ng/m3 e per i restanti mesi un valore pari a 0, si avrebbe annualmente un valore pari a 1ng/m3.
Queste ipotesi sono verosimili. ARPA Puglia, nel caso dello stabilimento siderurgico Ilva, nella relazione tecnica sul benzo(a)pirene per l’anno 2009 calcola un valore di 1,3 ng/m3 (valore proveniente da una media annuale) ma registra mesi dell’anno in cui il valore è ben superiore. Appare evidente che per diversi mesi consecutivi nel corso dell’anno non si puo’ escludere una esposizione al benzo(a)pirene tale da rappresentare un rischio sanitario soprattutto per la fascia piu’ vulnerabile della popolazione (bambini). Arpa Puglia ha infatti confermato la quasi totalità della provenienza del benzo(a)pirene dalla cokeria Ilva.
• Inoltre il decreto legislativo n. 155/2010 ha determinato un peggioramento delle precedenti norme sulle condizioni di qualità dell’aria poiché per il raggiungimento del valore obiettivo, si prevedono solo misure che ‘non abbiano costi sproporzionati’ (art. 9 punto 2). In questa ultima eventualità non ci è chiaro il criterio in base al quale si stabilisce se una misura risulta o meno troppo costosa. Nel decreto abrogato invece l’obiettivo di qualità rientra nelle “norme di qualità ambientale” (cfr. l’art. 8 del dlgs 59/2005 che può prescrivere “misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecnologie disponibili” e quindi anche le piu’ costose).

Tuttavia, nel caso specifico dello stabilimento Ilva il benzo(a)pirene non è l’unico inquinante emesso ma, come gli stessi dati ISPRA confermano, le emissioni presentano una miscela di inquinanti che combinandosi determinano una entità del rischio sanitario che è esponenziale rispetto ad una condizione in cui venga emesso solo del benzo(a)pirene. Risulta essere pertanto assolutamente proibitiva e limitativa l’adozione della terminologia di valore obiettivo che oltretutto è adottata anche per inquinanti quali arsenico, cadmio, nichel emessi sistematicamente dagli impianti Ilva.

Per tutti questi motivi, si chiede l’inserimento o l’integrazione nel decreto legislativo 155/2010 di un decreto ministeriale speciale che preveda l’impiego della soglia di allarme: livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati-(UNICI PER NOI LA DEFINITIVA CHIUSURA).

Questo nei casi in cui le fonti di inquinamento di tipo industriale sono considerevoli, emettono numerosi agenti inquinanti, se a ridosso del centro abitato, di dimensioni spropositate (l’Ilva di Taranto è grande 2 volte e mezzo la città di Taranto), e nel caso in cui ci siano forti insediamenti industriali (ad es. nella stessa area industriale sono presenti anche Enipower, Eni Raffineria, Cementir e inceneritori, tutte attività altamente inquinanti e a ridosso del centro abitato).

Oppure si chiede l’integrazione nel decreto legislativo 155/2010 di un decreto ministeriale speciale che preveda l’impiego del valore limite, definito come sopra specificato, e con possibilità di intervento immediato (chiusura degli impianti responsabili) a seguito della valutazione di una media mensile (e non annuale).

Coordinamento Comitato ‘Taranto libera’

Gazzetta del Mezzogiorno 29 ottobre 2010. Sabrina Esposito.
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No ai rifiuti campani in terra ionica

29 ottobre 2010 alle 13:55 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 1 commento

Ai Sindaci di Lizzano, Statte, Grottaglie, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Monteiasi, Monteparano, Roccaforzata, S. Marzano, Taranto.

Lizzano, 29.10.2010

Oggetto: No ai rifiuti campani in terra ionica

Da fonti giornalistiche si è appresa la notizia che la Protezione Civile ha chiesto di poter conferire alcuni rifiuti della Regione Campania nel nostro territorio, nello specifico nelle discariche EcoLevante, Italcave e Vergine.
Di fronte a questa possibilità

Dato che:
-Lo stato Italiano ha violato le direttive europee in materia di smaltimento dei rifiuti e le autorità competenti “hanno messo in pericolo la salute umana e recato pregiudizio all’ambiente”.
-Secondo la Sentenza C-297/08 della Corte di Giustizia Europea, la Repubblica Italiana, “non avendo adottato, per la regione Campania, tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai rifiuti”.

-In Italia si producono ogni anno circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani e lo smaltimento rappresenta invece l’unica risposta che la nostra classe politica riesce a dare. Una risposta che è indice del fallimento di una gestione dei rifiuti ancora orientata alle discariche dove viene ancora stoccato circa il 65% del totale, mentre circa il 10% viene incenerito con le enormi e pesanti conseguenze ambientali che queste soluzioni comportano.
-La presenza di rifiuti radioattivi in Campania non è nuova, nel febbraio 2010 sono stati scoperti carichi di rifiuti urbani destinati alla discarica di Chiaiano (NA).
– Il Cite (Consorzio Interprovinciale Trasporti Ecoambientali) ha vinto la gara d’appalto per 8 milioni di euro promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Protezione Civile per lo smaltimento nelle discariche del tarantino dei rifiuti campani del 2007 e 2008;
-Il nostro territorio è già pesantemente compromesso e martoriato dalla presenza di discariche non controllate che da trent’anni ricevono rifiuti di ogni genere ed in cui, ancora oggi, non vi è controllo sul rispetto delle prescrizioni della normativa in materia ;
Si sollecitano i Sindaci perché:

In quanto responsabili della salute dei cittadini che rappresentano, impediscano in via precauzionale, l’entrata dei rifiuti campani in territorio tarantino essendo assolutamente proibitiva l’ulteriore aggiunta di tali rifiuti a quelli preesistenti;
-Richiedano al Presidente della Regione di disporre che l’ARPA e le ASL, nel cui territorio ricadono le discariche destinatarie dei rifiuti in oggetto, svolgano controlli adeguati sui terreni e le falde;
-Richiedano al Commissario straordinario Bertolaso, recentemente nominato per l’attuale emergenza rifiuti in Campania, che faccia controllare i rifiuti in partenza riguardo alla stabilizzazione ed alla radioattività;

A nome dei Comitati AttivaLizzano, Ambiente Fragagnano, CarosiNOdiscariche, Altamarea, Ambiente Statte, CoriTa, Taranto libera, MeetUp 100 Masserie, Associazione Malati infiammatori cronici, Vigiliamo per la discarica, Comitato di Quartiere, Taranto Ciclabile, Greenpeace, Sud in Movimento, Anta Onlus Sava.

UNA STORIA DI ORDINARIA MALATTIA.

25 ottobre 2010 alle 15:13 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 9 commenti

Ecco la prima parte della storia a pagg. 8 e 9

il pdf è in questo link:

tarantoggi edizione 25 ottobre 2010

Ecco la seconda parte a pgg 8 e 9

il pdf è in questo link:

tarantoggi edizione 26 ottobre 2010

La storia è stata segnalata dal Comitato Cittadino ‘Taranto libera’ che, dopo aver incontrato nel mese di agosto il legale della signora G.S., si è poi successivamente impegnato a contattare alcune testate giornalistiche, alle quali ha fornito tutta la documentazione.

Il Comitato ha, inoltre contattato, telefonicamente, un giornalista della RAI nazionale  ma ha ottenuto disponibilità alla collaborazione solo dal quotidiano TarantOggi che ringraziamo.

Questa denuncia vuole mettere in evidenza il ‘’caso Taranto’’.

Questa storia rappresenta un ‘’caso simbolo’’ e non un caso isolato.

La difficoltà a stabilire il nesso causale (correlazione tra danno alla salute e soggetto responsabile del danno) spesso non è legata all’impossibilità di identificarlo quanto ad una mancanza di volontà a ricercarlo. L’assenza di mappe epidemiologiche e di un registro tumori dell’area jonica rappresentano gravi carenze in un territorio in cui la problematica sanitaria è centrale. La realtà ci da segnali allarmanti sullo stato di salute della popolazione di Taranto e provincia e nonostante questo non si prevede nessun intervento finalizzato ad evitare e prevenire questa vera e propria strage di innocenti. In Italia, inoltre, la class action (azione risarcitoria collettiva) per danni provocati da inquinamento ambientale, non è prevista. Gli Italiani si trovano dunque soli nel loro dramma familiare, senza alcuna tutela, mentre le leggi nazionali continuano a proteggere chi inquina.

Indichiamo a seguire una sintesi della procedura da seguire a livello europeo. Questa procedura, grazie a tutte le autorità competenti che non si impegnano affinchè venga applicato il principio secondo il quale ‘’chi inquina paga’’, avrà come risultato, quand’anche questo fosse raggiunto, una multa che lo Stato Italiano (e quindi noi cittadini) dovrà corrispondere a beneficio del cittadino-vittima, a titolo di risarcimento di quei danni che non siano stati riconosciuti in base alla sentenza emessa dai giudici nazionali.

La proposta di Taranto libera

1. Sporgere querela nei confronti dei soggetti che attentando all’ambiente potrebbero essere ritenuti responsabili dell’insorgenza di una grave patologia inquinamento-correlata.

2. Nel caso in cui si dovesse verificare immotivata richiesta di archiviazione e violazione dei diritti umani, dopo aver ricorso alla Cassazione è possibile rivolgersi alla Corte Europea.

3. ll ricorso alla Corte Europea puo’ essere fatto solo dopo che siano esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali davanti agli stessi giudici nazionali, cioè fino alla sentenza definitiva in Cassazione e, comunque, non oltre il termine perentorio di sei mesi, a decorrere dalla data di pubblicazione di tale sentenza.

4. Tutti i rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avvengono in via epistolare e la procedura è totalmente gratuita, anche in caso di rigetto del ricorso. Si puo’ scrivere anche in lingua italiana.

5. Ecco il sito da cui poter attingere dettagliate informazioni in merito: http://www.dirittiuomo.it/Formulari/Informazioni.htm

Solleviamo il ‘’caso Taranto’’ , rivolgiamoci alla Corte Europea!

LA STORIA

UNA STORIA DI ORDINARIA MALATTIA TARANTINA

(prima parte)

Negli ultimi anni, ci siamo sempre posti una domanda che ancora oggi non ha trovato una risposta chiara e definitiva: perché il caso-Taranto, parlando di inquinamento ambientale, non è in realtà mai diventato un caso nazionale? Cos’è, ad esempio, che ci differenzia da altri drammi di italica “produzione industriale” come Seveso (1976)? O come Porto Marghera (1970)? O come l’ACNA di Savona (1962)? O come Casal Monferrato (1906)? Alcuni obietteranno che quelli appena citati sono disastri veri, evidenti, tragedie oggettive. Giusto. Eppure, esponendoci al macabro rituale del conteggio dei morti o delle persone che sono state e sono tutt’ora esposte a tali drammi ambientali, si scopre che, sia a livello di abitanti che di metri quadrati di territorio investiti, Taranto le sopravanza di gran lunga tutte. E allora: cosa dobbiamo fare o, forse sarebbe il caso di dire, cosa dovrebbe succedere affinché l’inquinamento di cui “gode” la nostra città, assurga agli onori della cronaca nazionale e internazionale?

Ci viene l’atroce dubbio, che si trasforma ben presto in mal celato sospetto, che qualcuno aspetti l’arrivo di una tragedia, che chiameremo di natura “visiva e materiale”, per aprire finalmente gli occhi. Ovvero: vuoi vedere che finché l’Ilva rimane “silenziosamente” al suo posto, i danni umani e ambientali subiti da Taranto e i suoi cittadini, resteranno impuniti e continueranno vita natural durante?

Vuoi vedere invece che se il camino E-312, ovviamente si spera sia solo un’ipotesi remota, salti in aria all’improvviso, tutte le telecamere e i riflettori del mondo vengano immediatamente puntati su Taranto, così da trovarsi ad assistere, dall’oggi al domani, al teatrino ignobile e ipocrita della classe politica e della morale comune, in cui tutti inizieranno a chiedersi come mai sia stato possibile che un’industria di tali dimensioni e portatrice di un inquinamento senza precedenti, sia sorta ad appena 80 metri (tanto distano i parchi minerali dalla prima abitazione) di una città di quasi 200 mila abitanti?

Eppure, le colpe sul silenzio del caso-Taranto, non possono essere ricercate solamente all’esterno della nostra realtà. Perché noi tarantini, il drammatico e inestricabile connubio tra lavoro e salute, lo abbiamo oramai incorporato nel nostro DNA. Infatti: quante famiglie tarantine possono affermare di non aver avuto nel loro albero genealogico, calcolando solo gli ultimi 60 anni, un ammalato di tumore (di qualunque natura esso sia), di leucemia o di altre malattie simili? E allo stesso modo: quante famiglie tarantine, quanti imprenditori, quanti politici, quanti uomini della classe dirigente, quanti singoli cittadini, possono dire di non avere mai avuto a che fare con il mondo Ilva?

Ecco, io credo che il punto fondamentale di tutta questa vicenda sia proprio questo. Bisogna partire da queste due verità per trovare i motivi per cui ancora oggi, pur di fronte ad una realtà inoppugnabile e incontrovertibile, nessuna amministrazione comunale tarantina si sia mai impegnata seriamente e concretamente per frenare, o quanto meno per porre rimedio, alla realtà ambientale di Taranto. Bisogna sempre partire da qui per capire il perché i tarantini, ancora oggi, sono lontani anni luce dal chiedere una reale svolta, perché ancora in pochi sognano una Taranto diversa.
E’ come se l’Ilva negli anni fosse diventata parte integrante di questa città.

Come se i suoi fumi velenosi, le sue luci, i suoi alti camini, tutto insomma, fosse da sempre esistito. O comunque come se fosse qualcosa da cui è impossibile liberarsi. Che sia rassegnazione, disperazione, disillusione, o assodata convinzione che “meno male che l’Ilva c’è”, resta il fatto che Taranto vive una realtà al limite del paradosso, dove le persone sono da decenni costrette a scegliere tra il diritto alla vita e alla salute ed il diritto al lavoro. E una volta posti di fronte a questa scelta, le strade per i tarantini son sempre state non più di due: o andarsene e provare a rifarsi una vita altrove, oppure lasciare al “destino” e al “caso” le sorti delle proprie esistenze, augurandosi nel proprio io, una frase di una semplicità, ma allo stesso tempo di una atrocità inaudita: “speriamo che non tocchi mai a me”.

In un simile stato delle cose, è dunque scontato che chiunque possa finire per essere colpito. Perché quando la roulette russa della propria vita si gioca sul tavolo dell’inquinamento ambientale, non c’è prevenzione che tenga. I molteplici veleni che invadono l’aria di Taranto ogni giorno (365 giorni all’anno, 24 ore su 24), non è possibile evitarli. Se poi a questo aggiungiamo che chi ci dovrebbe tutelare, dalla classe politica a chi occupa da anni gli uffici della sanità locale, sino ad arrivare ai sindacati ed alla magistratura, non ha mai preso le parti del cittadino, allora il tutto assume i contorni di una realtà allucinata e allucinante.

E’ in un simile contesto che la vita della sig.ra G.S., un giorno del settembre 2006, cambia radicalmente. Dopo mesi di continui malori (febbre, spossatezza, emicrania), l’ovvia decisione di recarsi in ospedale: dove basterà un semplice esame del sangue, per dare nome e cognome all’origine di quei continui malesseri. Leucemia. Dopo pochi giorni di terapie con supporto farmacologico e trasfusionale, arriva il verdetto definitivo: “Sindrome Mieloproliferativa FAB 5°” (LAM M5a). Il giorno dopo parte il ciclo di chemioterapia. Vi risparmiamo i dettagli.

Se Taranto non ha ancora ceduto al proprio destino, se questa città non si è arresa alla sentenza di morte emessa dal tribunale del profitto e degli interessi economici e politici che si intrecciano da sempre nel nostro territorio e che hanno permeato a fondo la nostra cultura e il nostro senso civico, è proprio grazie a uomini e donne come la sig.ra G.S. Chiunque, dopo un verdetto medico del genere, si aspetterebbe dal soggetto in questione un cedimento. Ed invece, appena riacquistate un minimo le forze, la sig.ra G.S. si reca in Procura per sporgere una denuncia-querela nei confronti del sig. Emilio Riva, responsabile dell’Ilva S.p.A., ritenendo causa del suo male le emissioni prodotte dall’impianto siderurgico.

L’azione legale della sig.ra G.S., trova tra l’altro ragion d’essere in quei pochi dati di cui si è a conoscenza. Infatti, nella motivazione della querela-denuncia, si dichiara che “sul Bollettino epidemiologico della ASL TA/1 (n. 1 del maggio ’97, n. 2 del settembre ’99, n. 3 del dicembre ’99/Gennaio 2000) dichiara che nel periodo 1992-96 la mortalità per cancro ha rappresentato il 25% della mortalità rispetto al totale di tutte le cause. La mortalità per cancro ai polmoni è salita al 40% (rispetto al totale delle morti per cancro), un dato superiore alla media nazionale che è del 29% (dato 1993). Mentre a livello nazionale le associazioni contro il cancro parlano di “successi nella ricerca” e di diminuzione dell’incidenza tumorale, a Taranto invece i dati del 1971, 1981, 1991 e 1998 registrano al contrario una crescita costante e indicano che, nella città di Taranto, sono in costante aumento le morti per leucemie e linfomi, oltre che quelle di cancro ai polmoni.

La mortalità per neoplasia qui è passata da un tasso di 124 morti per 100.000 abitanti (1971) a 244 morti per 100.000 abitanti nel 1998. Mentre nel 1971, 25 abitanti su 100.000 morivano di cancro ai polmoni, nel 1998 si è passati a 52 morti di cancro per 100.000 abitanti: un aumento di oltre il 100%. Taranto è fra le aree del Mezzogiorno a più alta incidenza di mortalità per cancro e per le neoplasie polmonari Taranto è ben oltre la media nazionale. Quindi, mentre altrove, la ricerca sul cancro e sulle leucemie ha portato la concreta speranza di una guarigione, agevolando la diminuzione dei casi di persone affette da queste malattie, a Taranto c’è un incremento contrario.

Appare quindi legittimo pensare che o a Taranto non sono mai arrivati i benefici della ricerca anticancro, oppure esiste una criminale immissione di agenti cancerogeni nell’ambiente e un’evidente impunità”. Inutile dire che, a motivare la denuncia-querela, c’è poi la segnalazione di ciò che da tempo denunciamo anche noi, oltre alle eco-sentinelle: ovvero l’osceno spettacolo notturno offerto dall’Ilva, in continua violazione del. D.P.R. n. 203/88 (http://www.ambiente/ diritto.it/Legislazione/ARIA/2002/Dpr%20198 8%20n.203.htm).

Affidato l’incarico di difensore di fiducia all’avv. Elisa De Lillo, con procura speciale al fine di costituirsi parte civile, la sig. G.S. precisa, sin da subito, di opporsi all’eventuale richiesta di archiviazione e di ricorrere in appello di fronte ad un’eventuale sentenza di assoluzione nei confronti degli imputati. Che la sig.ra G.S. abbia anche poteri di magia occulta? No, semplicemente i “comuni mortali” sanno fin troppo bene come vanno a finire queste vicende, quando di fronte alla giustizia italiana si presentano da un lato un singolo cittadino e dall’altro il più grande colosso d’acciaio a livello europeo.

Infatti, il 21 novembre del 2007, viene puntualmente notificata alla sig.ra G.S. la richiesta di archiviazione del caso da parte del p.m., Dr. Graziano. Immediata scatta l’opposizione “avverso la richiesta di archiviazione, chiedendo inoltre il fissarsi di un’udienza in camera di consiglio al fine di vedere riconosciute le ragione della sig.ra G.S.; in ogni caso, va comunque rigettata l’istanza della pubblica accusa, poiché infondata in fatto e in diritto”.

Gianmario Leone
g.leone@tarantoggi.it

Risarcimento, Provincia: ”non aver paura Riva, non ti chiederemo nulla”.Conferenza stampa Gianni Florido, 21 ottobre 2010.

22 ottobre 2010 alle 23:46 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

Il Presidente Florido interrompe i termini di prescrizione della sentenza emessa nel 2005 dalla Corte di Cassazione sulle attività dell’Ilva. 

…Non si pronuncia, tuttavia, sulle responsabilità dell’Ilva,
ma anzi sostiene che :”il giorno in cui si dovesse arrivare a chiedere il risarcimento del danno (tra l’altro accertato nello specifico della sentenza in quanto riferito ai parchi minerali, ndr) si assisterà ad una sconfitta per Taranto , poiché sarà venuto a mancare il dialogo con la grande industria”.

Nel caso di risarcimento piu’ ampio (che in questo caso Florido stranamente non ritiene una potenziale sconfitta) si ‘attiverà’ (entro quali tempi?) per l’applicazione dell’art. 309 del d.lgs. 152 del 2006 T.U.

L’articolo 309 prevede la possibilità di sollecitare il Ministero dell’Ambiente all’adozione di misure di precauzione, prevenzione e ripristino da parte di regioni, province autonome ed enti locali, nonchè da parte delle persone fisiche che sono o potrebbero essere colpite dal danno ambientale o che vantino un interesse legittimante la partecipazione al procedimento. L’azione civile in sede penale per il risarcimento del danno ambientale è, invece, di competenza esclusiva del Ministero dell’Ambiente. Si è, dunque, esclusa la legittimazione ad agire per il risarcimento del danno ambientale degli enti locali. Sotto il profilo delle tecniche di tutela,poi, il Ministro dell’Ambiente potrà agire per il risarcimento del danno in via ordinaria o emettere un’ordinanza immediatamente esecutiva volta, in prima battuta, al ripristino ambientale e, in seconda, al risarcimento del danno per equivalente con riferimento al danno ambientale accertato e residuato.

Per fare questo Florido chiederà l’istituzione dell’ennesimo tavolo tecnico le cui finalità non ci sono ben chiare, visto che il presidente non ha alcuna intenzione di avviare un’azione risarcitoria nei confronti della grande industria.

Il Presidente Florido, subito dopo la conferenza stampa, si è reso disponibile ad un momento di confronto con le associazioni ambientaliste ed i cittadini. Nel corso del colloquio il comitato Taranto libera ha chiesto di supportare con documenti puntuali le affermazioni fatte dal Presidente in conferenza stampa relativamente al presunto miglioramento della qualità ambientale della provincia di Taranto.

Florido infatti aveva poco prima sostenuto che la situazione ambientale a Taranto è oggi ‘100 volte migliore’ rispetto a quella del passato.

Il comitato Taranto libera, sebbene ribadisca che non è possibile accontentarsi di un relativo e inconsistente miglioramento che non abbia oggettive e misurabili ricadute sulle condizioni ambientali e sanitarie, ha comunque preteso documenti in grado di dimostrare in maniera inequivocabile che lo stabilimento Ilva ‘inquina in misura minore’.
Le associazioni presenti hanno, inoltre, ricordato al presidente che in tutta la nazione viene accettata sia da parte di Confindustria che da parte dei sindacati nazionali la necessità di programmare nel piu’ breve tempo possibile processi di riconversione industriale orientati a una produzione compatibile con l’ecosistema e al contempo in grado non solo di conservare ma di ampliare considerevolmente i posti di lavoro. Si tratta di attività che possano superare quelle basate sulla vecchia tecnologia che sino a questo momento non hanno mostrato un incremento delle unità lavorative causando crisi occupazionale e ricorso oltre i limiti fisiologici alla cassa-integrazione ordinaria e straordinaria. Le nuove attività industriali, definite convenzionalmente verdi,sono invece le prime a registrare il maggior tasso di crescita economica ed occupazionale.

RISARCIMENTO.PROVINCIA DI TARANTO.LA MOBILITAZIONE FUNZIONA..con ombre e dubbi.

19 ottobre 2010 alle 09:12 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 2 commenti

Gianni Florido

comunicato stampa

PROVINCIA-inviato da Michele Conserva Ass. Ambiente Provincia

Da qualche giorno le nostre accuse di infiltrazioni e collusioni tra uomini politici e grande industria hanno fatto breccia.

Grazie anche alla collaborazione di testate giornalistiche coraggiose.

Nella mattinata del 19 ottobre 2010 l’assessore Michele Conserva ci invia il testo originale del comunicato stampa.

Ecco la sequenza dei fatti:

Come ultimo pressing il comitato ‘Taranto libera’ domenica 17 ottobre lancia un invito al popolo ‘virtuale’. In men che non si dica le caselle di posta elettronica della Provincia vengono intasate da messaggi che la invitano ad agire. Lunedi’ 18, in tarda mattinata, apprendiamo che il presidente Gianni Florido ha firmato l’atto con il quale la Provincia di Taranto interrompe i termini della prescrizione della sentenza emessa nel 2005 dalla Corte di Cassazione in merito all’eventuale richiesta di risarcimento danni all’Ilva. La nota dice : ‘L’ufficio legale dell’ente di via Anfiteatro si è attivato oggi stesso (lunedi 18 ottobre, ndr) per perfezionare le relative procedure di notifica.’ Nella mattinata del 19 ottobre l’assessore Michele Conserva ci invia il testo originale del comunicato stampa.

Cosa vuol dire ‘eventuale richiesta’? Il danno è stato accertato! Forse la Provincia prende tempo?

Giovedì prossimo, 21 ottobre, il capo dell’Amministrazione provinciale spiegherà le motivazioni di tale scelta nel corso della conferenza stampa programmata per le ore 11.30, a Palazzo del governo, ex sala giunta.

Noi saremo presenti!

Domenica 17 ottobre, il testo della nota di invito:

”Questo è un ultimo appello che rivolgiamo ai Consiglieri provinciali, agli Assessori, Vicepresidente e Presidente della Provincia di Taranto. Ci rivolgiamo in particolare ai seguenti soggetti istituzionali che hanno dichiarato pubblicamente di essere favorevoli alla richiesta di risarcimento danni: Vicepresidente Emanuele Fisicaro(IdV), Consigliere Luciano DeGregorio(Pd),Consigliere Briganti (IdV) Consigliere Cristella(PdL).

Ci sono azioni amministrative che ancora si possono compiere, gliele ricordiamo: interrompere la prescrizione al diritto di risarcimento con una semplicissima raccomandata, senza che ciò possa comportare spese di tempo e di energie.

Questo può essere realizzato presentando, un Ordine del Giorno con il quale il Consiglio provinciale ‘impegna’ la Giunta ad avviare l’azione legale risarcitoria contro l’Ilva prima che tutto cada in prescrizione il prossimo 24 ottobre.

Chiediamo quindi ai sopra menzionati rappresentanti istituzionali e a tutti i Consiglieri Provinciali di attivarsi. Se non dovessero farlo è per una grave mancanza di volontà a muoversi in questa direzione. In tal caso i cittadini della Provincia difficilmente potranno dimenticare.

INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A INVIARE L’APPELLO AI SEGUENTI indirizzi email :

presidente.giunta@provincia.ta.it;giovanni.florido@provincia.ta.it;

segreteria.presidente@provincia.ta.it;emanuele.fisicaro@provincia.ta.it;

costanzo.carrieri@provincia.ta.it;giampiero.mancarelli@provincia.ta.it;

franco.gentile@provincia.ta.it;luigi.albisinni@provincia.ta.it;

giovanni.longo@provincia.ta.it;vito.miccolis@provincia.ta.it;

umberto.lanzo@provincia.ta.it; catia.marino@provincia.ta.it;

michele.conserva@provincia.ta.it; giuseppe.tarantino@provincia.ta.it;

giovanni.gugliotti@provincia.ta.it; marta.galeota@provincia.ta.it;

pietro.bitetti@provincia.ta.it;  cosimo.borraccino@provincia.ta.it;

giovanni.brigante@provincia.ta.it; luciano.degregorio@provincia.ta.it;

giorgio.grimaldi@provincia.ta.it;francesco.massaro@provincia.ta.it;

carmine.montemurro@provincia.ta.it;bartolomeo.punzi@provincia.ta.it;

vito.rossini@provincia.ta.it; cosimo.sampietro@provincia.ta.it

giuseppe.turco@provincia.ta.it;  domenico.pavone@provincia.ta.it;

antonio.caprino@provincia.ta.it; cosimo.lariccia@provincia.ta.it;

gaetano.castiglia@provincia.ta.it; antonella.cito@provincia.ta.it;

mario.cito@provincia.ta.it; giuseppe.cristella@provincia.ta.it;

giovanni.gugliotti@provincia.ta.it; luigi.laterza@provincia.ta.it;

angeloraffaele.lattarulo@provincia.ta.it;angeloraffaele.lattarulo@provincia.ta.it;

augusto.pardo@provincia.ta.it; augusto.pardo@provincia.ta.it;

domenico.rana@provincia.ta.it; michele.santoro@provincia.ta.it;

lucia.scialpi@provincia.ta.it; martino.tamburrano@provincia.ta.it”

TARANTO LIBERA DENUNCIA: AMBIENTE E SALUTE, A TARANTO VIGE IL SILENZIO-ASSENSO

17 ottobre 2010 alle 12:23 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

ULTIM’ORA LOCANDINA

ULTIM’ORA ‘Taranto libera’

COMPLICITA’ AMBIENTALI.

17 ottobre 2010 alle 08:22 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

TARANTOGGI, SABATO 16 E DOMENICA 17 OTTOBRE 2010

TarantOggi è il quotidiano locale che piu’ si spende a sostegno della dura battaglia contro l’inquinamento ambientale e a favore della tutela della salute dei cittadini di Taranto. Questo quotidiano è stato inserito nella ‘lista nera’ dell’Ilva che, al momento di convocare la stampa per far sapere di sé, evita puntualmente di invitare questa testata.

AMBIENTE E SALUTE, A TARANTO VIGE IL SILENZIO-ASSENSO

15 ottobre 2010 alle 21:03 | Pubblicato su Comunicati stampa | 1 commento

Il comitato Taranto libera rivolge un appello a tutte le associazioni ambientaliste d’Italia e alle associazioni dei medici per l’ambiente chiedendo solidarietà ed un intervento concreto per contribuire a porre fine alle equivoche e insopportabili azioni di strumentalizzazione ed utilizzo improprio della battaglia ambientalista al fine di soffocarne la voce o fuorviare la cittadinanza.

In Puglia come in altre regioni, il movimento ambientalista viene spesso ‘contaminato’ da esponenti di partiti e da membri dei sindacati.

A Taranto in particolare, i maggiori sindacati tentano di condizionare ed ostacolare con tutti i mezzi a loro disposizione la lotta condotta incessantemente contro la speculazione e la disinformazione. Le menzogne trovano terreno fertile anche all’interno di convegni organizzati dagli stessi sindacati. In queste occasioni poi le collusioni sono talmente palesi da risultare quasi surreali. Cosi’ accade che il responsabile relazioni industriali dell’Ilva, sostenendo liberamente che Taranto “non è la città dei veleni”, puo’ solo suscitare lo sdegno degli ambientalisti presenti in platea, e l’indifferenza nei rappresentanti sindacali seduti al suo stesso tavolo.

A Taranto i maggiori sindacati, i partiti e talune associazioni ambientaliste troppo compiacenti propagandano una menzogna che non ha eguali ed è sotto gli occhi di tutti: l’idea che l’intervento tecnico di contenimento e filtraggio possa favorire l’ambientalizzazione di uno degli stabilimenti più grandi, vetusti e pericolosi d’Europa, risolvendo così il problema delle ampie ricadute, sia in termini di morti che di invalidità permanenti, sulla salute dei cittadini. Nella capitale europea dell’inquinamento sino a questo momento nessuna tecnologia ha mostrato di essere in grado di arrestare il procedere inesorabile delle malattie da inquinamento. E del resto, il numero degli inquinanti di ogni tipo è enorme e per molti di essi non esiste alcuna opera di contenimento. Le autorità competenti dissimulano la diffusione delle malattie in virtù di una mancata raccolta puntuale ed indispensabile dei dati epidemiologici. L’istituzione di una Commissione Sanitaria Permanente autonoma e slegata dagli interessi locali con la concertazione di enti specializzati e specialisti riconosciuti ed individuati mediante il coinvolgimento delle associazioni che operano da tempo nel sociale e per la tutela della salute e dell’ambiente, non è stata mai concretizzata. Cosi’ non resta che affidarsi alle sporadiche dichiarazioni e promesse fatte in remote apparizioni televisive pre-elettorali circa la realizzazione di un registro tumori per l’area jonica a proposito del quale non ci è dato conoscere lo stato di avanzamento dell’opera, pur avendo di recente chiesto delucidazioni in merito.

Eppure, dati raccolti nel 2009 mediante un’analisi geografica di mortalità per tumori maligni condotta per il periodo 2000-2004 (Martinelli e collaboratori, J.Prev. Med. Hyg.) hanno evidenziato un significativo eccesso di mortalità per tutti i tipi di tumore (+ del 10% rispetto alla media regionale) in zona Taranto-Statte in cui è stato anche registrato il più alto tasso di cancro polmonare (+ del 24%). Infine, per il tumore pleurico è emerso uno spaventoso eccesso di mortalità nella medesima zona. Il tasso di mortalità, superiore nell’uomo rispetto alla donna, è risultato per entrambi superiore alla media regionale.

Ma nella nostra città gli abitanti di interi isolati vengono colpiti da patologie di ogni genere connesse ad inquinamento ambientale, patologie che le autorità sanitarie e gli organi di giustizia continuano ad ignorare senza effettuare alcun intervento di verifica e misurazione a tutela della pubblica incolumità. A Taranto vige, insomma, il ‘silenzio-assenso’.

Questo comitato chiede pertanto alle anime più sensibili e più nobili dell’ambientalismo italiano di attivarsi e promuovere ogni azione atta a diffondere le più elementari regole etiche e porre fine alle ingerenze, alle commistioni, alle infiltrazioni di soggetti che a tutto sono interessati fuorché al bene comune.

Perché ripristinare il DM 25/11/94 sul benzo(a)pirene contenuto nel dlsg 152/2007 abrogato dal dlgs 155/2010 non servirà?

14 ottobre 2010 alle 13:23 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

Lo spiega Taranto libera

Relativamente all’ obiettivo di qualità, la cui distinzione rispetto al  valore obiettivo (valore raggiungibile per quanto possibile) è stata sottolineata per la prima volta dal comitato ‘’Taranto libera’’ su quotidiani locali e su social network, poi assunta da altre associazioni, occorre comunque fare delle precisazioni.

Il valore di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene, inteso come ‘obiettivo di qualità’, sebbene si avvicini alla definizione di ’valore limite’ (da raggiungere e non superare)  di fatto presenta dei limiti e si presta ad escamotages.

L’ obiettivo di qualità rappresenta comunque una media annuale, come facilmente verificabile consultando il Decreto Ministeriale del 25/11/1994. Il valore annuale, ai fini del confronto con gli obiettivi di qualità, è dato dalla media mobile dei valori giornalieri registrati.

Ad esempio:

  1. Si supponga che per 5 mesi consecutivi si registri mensilmente un valore pari a 2 ng/m3 (ad esempio per un aumento di produzione), per 3 mesi il valore di 1 ng/m3 e per i restanti 4 mesi un valore pari a 0, facendo la somma e dividendo per 12 (mesi), si avrebbe un valore pari a 1,08 ng/m3. L’Ilva è salva.
  2. Oppure: si supponga che per 8 mesi consecutivi si registri il valore di 1,5 ng/m3 e per i restanti mesi un valore pari a 0, si avrebbe annualmente un valore pari a 1ng/m3. L’ Ilva è ancora salva.

Appare evidente che per diversi mesi consecutivi  nel corso dell’anno non si puo’ escludere una esposizione a valori di benzo(a)pirene che sono tali da rappresentare un rischio sanitario soprattutto per la fascia di popolazione piu’ vulnerabile (bambini). La relazione tecnica fornita da ARPA Puglia riporta, infatti, una variabilità delle emissioni di benzo(a)pirene nel corso dell’anno. Quindi, sarà proprio questa la soluzione? Lo scopriremo solo vivendo, se l’Ilva ce lo permetterà…

Informazioni relative al decreto sul benzo(a)pirene.

  • il benzo(a)pirene è il componente più tossico tra gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), è classificato dallo IARC nel gruppo 1 per pericolosità (“cancerogeno per l’uomo”) ed è immesso nell’atmosfera da combustioni industriali e da inquinamento da traffico;
  • al benzo(a)pirene è associato, secondo l’OMS, un rischio di incremento di 9 casi di cancro ai polmoni ogni 100 mila abitanti per ogni incremento di 1 ng/m3 della sua concentrazione nell’aria;
  • il benzo(a)pirene era normato dal dlgs 152/2007 che recepiva la direttiva 2004/107/CE sugli IPA e sul benzo(a)pirene;
  • il recente decreto legislativo 13 agosto 2010 n.155 doveva avere come finalità l’attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e “per un’aria più pulita in Europa”;
  • tale direttiva europea non aveva come oggetto il benzo(a)pirene ma riguardava altri inquinanti;
  • la direttiva 2008/50/CE non prevedeva di “armonizzarsi” in un testo unico con la direttiva 2004/107/CE;
  • al “considerando 4” della 2008/50/CE si legge infatti: “Quando sarà stata maturata un’esperienza sufficiente a livello di attuazione della direttiva 2004/107/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, concernente l’arsenico, il cadmio, il mercurio, il nickel e gli idrocarburi policiclici aromatici nell’aria ambiente, si potrà prendere in considerazione la possibilità di incorporare le disposizioni di tale direttiva nella presente direttiva”) ciò nonostante il decreto legislativo 155/2010 recante attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, ha abrogato il sopraccitato decreto legislativo 152/2007 pretendendo di armonizzare due direttive che la Commissione Europea raccomandava di tenere distinte;

Il DM 25/11/94 prevedeva che – per le aree urbane con popolazione superiore a 150 mila abitanti ed elencate all’allegato III del decreto medesimo (Torino, Genova, Brescia, Milano, Padova, Venezia, Verona, Trieste, Bologna, Parma, Firenze, Livorno, Roma, Napoli, Bari, Foggia, Taranto, Reggio Calabria, Catania, Messina, Palermo, Siracusa, Cagliari) – si dovesse perseguire un obiettivo di qualità finalizzato a non superare 1 ng/m3 per il benzo(a)pirene, rilevato come valore medio annuale;

  • il decreto legislativo 3 agosto 2007, n. 152, faceva salve le suddette norme del DM 25/11/94 per le aree urbane con oltre 150 mila abitanti (art. 3 comma 5) per le quali pertanto veniva confermato l’obbligo di rispetto dell’obiettivo di qualità a partire dal 1° gennaio 1999;
  • il dlgs 152/2007 richiamando il DM 25/11/94 rendeva quindi cogente il rispetto di tale obiettivo di qualità dal 1° gennaio 1999 (cfr.allegato IV del DM 25/11/94);
  • il dlgs 152/2007 fissava il raggiungimento del valore obiettivo entro il 31 dicembre 2012 solo per le aree urbane con meno di 150 mila abitanti;
  • abrogando il dlgs 152/2007 è stata eliminata la data del 1° gennaio 1999 quale data a partire dalla quale non andava superata la media annua di 1 nanogrammo a metro cubo di benzo(a)pirene nell’aria delle aree urbane con più di 150 mila abitanti;
  • vi è una netta differenza fra valore obiettivo e obiettivo di qualità, avendo quest’ultimo, a differenza del precedente, valore cogente ed avendo attinenza diretta alle “norme di qualità ambientale” (cfr. l’art. 8 del dlgs 59/2005 che può prescrivere “misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecnologie disponibili”);
  • nel decreto legislativo 155/2010 è stata eliminata la definizione di obiettivo di qualità che nella precedente normativa vigeva per le aree urbane con più di 150 mila abitanti, facendo in tal modo regredire l’efficacia della normativa e rimuovendo in tal modo il nesso con il su citato art. 8 del dlgs 59/2005 che può prescrivere “misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecnologie disponibili”;
  • l’abrogazione del dlgs 152/2007 ha comportato pertanto un peggioramento della legislazione ambientale e per la tutela della salute umana, rimuovendo norme cogenti afferenti alla definizione di “obiettivo di qualità”;
  • il dlgs 152/2007 all’art. 3 comma 5 fissava infatti il concetto di “obiettivo di qualità” (e non di “valore obiettivo”) in quanto richiamava esplicitamente tale obiettivo di qualità “per i livelli del benzo(a)pirene nelle aree urbane elencate nel decreto del Ministro dell’ambiente in data 25 novembre 1994”;
  • il dlgs 152/2007, nelle aree urbane con più di 150 mila abitanti, obbligava le regioni e le province autonome ad adottare in caso di superamento dell’obiettivo di qualità, un piano di risanamento e, in caso di rischio di superamento dell’obiettivo di qualità, un piano di azione ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351;
  • il recepimento della direttiva 2008/50/CE non implicava in alcun modo la necessità di abrogare la precedente normativa sul benzo(a)pirene (dlsg 152/2007 e normative ad esso collegate).

Taranto libera replica al prof. Pirro

14 ottobre 2010 alle 12:54 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

Corriere del Giorno pag. 16

Corriere del Giorno pag. 17

Il comitato ‘Taranto libera’ avrebbe potuto astenersi dal commentare la posizione del Prof. Pirro riportata su questa testata in data 11 ottobre 2010. Troppo spesso, tuttavia, vengono chiamati in causa coloro i quali ritengono il referendum consultivo un valido mezzo per sondare l’opinione della cittadinanza. I toni con cui se ne parla risultano essere ancora assai tesi e costellati di valutazioni piuttosto approssimative. Il Prof. Pirro dovrà pur spiegare chi sono ‘’colori i quali continuano a ritenere il referendum la soluzione a problemi di grande complessità’’ e soprattutto indicare in quale occasione il referendum è stato considerato una soluzione.

Il Prof. Pirro, sebbene non direttamente rivolto a coloro i quali sostengono il referendum, fa valutazioni che li riguardano rivolgendosi ad altri gruppi ambientalisti. Ebbene, ricordiamo al Prof. Pirro che la natura del referendum, qualora non ne fosse a conoscenza, è tale da agire da importante mezzo di opinione. La preoccupazione nel caso ci fosse astensionismo o una vittoria del ‘no’ non è propria di tutto il movimento ambientalista. Tanto è vero che associazioni e comitati liberi non temono questo aspetto poichè l’avere già sollevato la questione ‘alternative’ rappresenta un primo passo verso una rivoluzione culturale che tarda a realizzarsi nello specifico nella città di Taranto. Del resto i timori sono tipici di un certo modo di percepire la realtà che rispecchia appunto tutta la classe dirigente locale e nazionale. Da un recente sondaggio, curato da Lorien Consulting e dal mensile La Nuova ecologia, reso noto al Forum QualEnergia tenutosi a Firenze è emerso, infatti, che più di 7 italiani su 10 sono preoccupati per l’inquinamento e per lo spreco di risorse che derivano da scelte vecchie, dalla mancanza di coraggio e di innovazione. Dopo il tema lavoro (88,1 per cento) il problema ambientale si colloca al secondo posto (71,9 per cento), inoltre nella classifica sulle preoccupazioni degli italiani troviamo poi la debolezza della classe politica (24,6 per cento). Il sondaggio mette inoltre in evidenza una grande fiducia nei confronti delle fonti energetiche pulite. L’indice di gradimento vede al primo posto il solare, seguito da eolico e idroelettrico. Nella nostra città forse siamo lungimiranti, innovativi se chiediamo di sondare l’opinione della città, o forse apparteniamo a generazioni differenti ma non per questo sprovvedute. Ci stupisce non poco la valutazione che il Prof. Pirro fa descrivendo ipotetici disastri socio-economici derivanti dalla chiusura dell’area a caldo del siderurgico in un momento in cui persino la Cina ritiene di dover chiudere obsolete aziende siderurgiche altamente inquinanti e dispendiose dal punto di vista energetico. Il resto del mondo va esattamente nella direzione opposta a quella prospettata dal Professor Pirro. Persino da un recente studio dell’ IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, fondato tra l’altro nel 1979 da Cgil)  si evince che le industrie con i maggiori potenziali di investimento sono quelle correlate alle bioenergie, allo sfruttamento delle tecnologie solari e al settore del solare termodinamico. All’aumento degli investimenti corrisponde una crescita dell’occupazione anche derivante da indotto. Di prospettive legate ad investimenti nel settore della siderurgia, in contrasto con le sue dichiarazioni, neanche l’ombra. Questo comitato ha già enormemente influito sulle scelte strategiche intraprese da altri movimenti ambientalisti che, relativamente alla riconversione industriale, riteniamo validi alleati. Questo è il vero futuro ecosostenibile per il nostro territorio.

Corriere del Giorno 13 ottobre 2010

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