UNA STORIA DI ORDINARIA MALATTIA.

25 ottobre 2010 alle 15:13 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 9 commenti

Ecco la prima parte della storia a pagg. 8 e 9

il pdf è in questo link:

tarantoggi edizione 25 ottobre 2010

Ecco la seconda parte a pgg 8 e 9

il pdf è in questo link:

tarantoggi edizione 26 ottobre 2010

La storia è stata segnalata dal Comitato Cittadino ‘Taranto libera’ che, dopo aver incontrato nel mese di agosto il legale della signora G.S., si è poi successivamente impegnato a contattare alcune testate giornalistiche, alle quali ha fornito tutta la documentazione.

Il Comitato ha, inoltre contattato, telefonicamente, un giornalista della RAI nazionale  ma ha ottenuto disponibilità alla collaborazione solo dal quotidiano TarantOggi che ringraziamo.

Questa denuncia vuole mettere in evidenza il ‘’caso Taranto’’.

Questa storia rappresenta un ‘’caso simbolo’’ e non un caso isolato.

La difficoltà a stabilire il nesso causale (correlazione tra danno alla salute e soggetto responsabile del danno) spesso non è legata all’impossibilità di identificarlo quanto ad una mancanza di volontà a ricercarlo. L’assenza di mappe epidemiologiche e di un registro tumori dell’area jonica rappresentano gravi carenze in un territorio in cui la problematica sanitaria è centrale. La realtà ci da segnali allarmanti sullo stato di salute della popolazione di Taranto e provincia e nonostante questo non si prevede nessun intervento finalizzato ad evitare e prevenire questa vera e propria strage di innocenti. In Italia, inoltre, la class action (azione risarcitoria collettiva) per danni provocati da inquinamento ambientale, non è prevista. Gli Italiani si trovano dunque soli nel loro dramma familiare, senza alcuna tutela, mentre le leggi nazionali continuano a proteggere chi inquina.

Indichiamo a seguire una sintesi della procedura da seguire a livello europeo. Questa procedura, grazie a tutte le autorità competenti che non si impegnano affinchè venga applicato il principio secondo il quale ‘’chi inquina paga’’, avrà come risultato, quand’anche questo fosse raggiunto, una multa che lo Stato Italiano (e quindi noi cittadini) dovrà corrispondere a beneficio del cittadino-vittima, a titolo di risarcimento di quei danni che non siano stati riconosciuti in base alla sentenza emessa dai giudici nazionali.

La proposta di Taranto libera

1. Sporgere querela nei confronti dei soggetti che attentando all’ambiente potrebbero essere ritenuti responsabili dell’insorgenza di una grave patologia inquinamento-correlata.

2. Nel caso in cui si dovesse verificare immotivata richiesta di archiviazione e violazione dei diritti umani, dopo aver ricorso alla Cassazione è possibile rivolgersi alla Corte Europea.

3. ll ricorso alla Corte Europea puo’ essere fatto solo dopo che siano esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali davanti agli stessi giudici nazionali, cioè fino alla sentenza definitiva in Cassazione e, comunque, non oltre il termine perentorio di sei mesi, a decorrere dalla data di pubblicazione di tale sentenza.

4. Tutti i rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avvengono in via epistolare e la procedura è totalmente gratuita, anche in caso di rigetto del ricorso. Si puo’ scrivere anche in lingua italiana.

5. Ecco il sito da cui poter attingere dettagliate informazioni in merito: http://www.dirittiuomo.it/Formulari/Informazioni.htm

Solleviamo il ‘’caso Taranto’’ , rivolgiamoci alla Corte Europea!

LA STORIA

UNA STORIA DI ORDINARIA MALATTIA TARANTINA

(prima parte)

Negli ultimi anni, ci siamo sempre posti una domanda che ancora oggi non ha trovato una risposta chiara e definitiva: perché il caso-Taranto, parlando di inquinamento ambientale, non è in realtà mai diventato un caso nazionale? Cos’è, ad esempio, che ci differenzia da altri drammi di italica “produzione industriale” come Seveso (1976)? O come Porto Marghera (1970)? O come l’ACNA di Savona (1962)? O come Casal Monferrato (1906)? Alcuni obietteranno che quelli appena citati sono disastri veri, evidenti, tragedie oggettive. Giusto. Eppure, esponendoci al macabro rituale del conteggio dei morti o delle persone che sono state e sono tutt’ora esposte a tali drammi ambientali, si scopre che, sia a livello di abitanti che di metri quadrati di territorio investiti, Taranto le sopravanza di gran lunga tutte. E allora: cosa dobbiamo fare o, forse sarebbe il caso di dire, cosa dovrebbe succedere affinché l’inquinamento di cui “gode” la nostra città, assurga agli onori della cronaca nazionale e internazionale?

Ci viene l’atroce dubbio, che si trasforma ben presto in mal celato sospetto, che qualcuno aspetti l’arrivo di una tragedia, che chiameremo di natura “visiva e materiale”, per aprire finalmente gli occhi. Ovvero: vuoi vedere che finché l’Ilva rimane “silenziosamente” al suo posto, i danni umani e ambientali subiti da Taranto e i suoi cittadini, resteranno impuniti e continueranno vita natural durante?

Vuoi vedere invece che se il camino E-312, ovviamente si spera sia solo un’ipotesi remota, salti in aria all’improvviso, tutte le telecamere e i riflettori del mondo vengano immediatamente puntati su Taranto, così da trovarsi ad assistere, dall’oggi al domani, al teatrino ignobile e ipocrita della classe politica e della morale comune, in cui tutti inizieranno a chiedersi come mai sia stato possibile che un’industria di tali dimensioni e portatrice di un inquinamento senza precedenti, sia sorta ad appena 80 metri (tanto distano i parchi minerali dalla prima abitazione) di una città di quasi 200 mila abitanti?

Eppure, le colpe sul silenzio del caso-Taranto, non possono essere ricercate solamente all’esterno della nostra realtà. Perché noi tarantini, il drammatico e inestricabile connubio tra lavoro e salute, lo abbiamo oramai incorporato nel nostro DNA. Infatti: quante famiglie tarantine possono affermare di non aver avuto nel loro albero genealogico, calcolando solo gli ultimi 60 anni, un ammalato di tumore (di qualunque natura esso sia), di leucemia o di altre malattie simili? E allo stesso modo: quante famiglie tarantine, quanti imprenditori, quanti politici, quanti uomini della classe dirigente, quanti singoli cittadini, possono dire di non avere mai avuto a che fare con il mondo Ilva?

Ecco, io credo che il punto fondamentale di tutta questa vicenda sia proprio questo. Bisogna partire da queste due verità per trovare i motivi per cui ancora oggi, pur di fronte ad una realtà inoppugnabile e incontrovertibile, nessuna amministrazione comunale tarantina si sia mai impegnata seriamente e concretamente per frenare, o quanto meno per porre rimedio, alla realtà ambientale di Taranto. Bisogna sempre partire da qui per capire il perché i tarantini, ancora oggi, sono lontani anni luce dal chiedere una reale svolta, perché ancora in pochi sognano una Taranto diversa.
E’ come se l’Ilva negli anni fosse diventata parte integrante di questa città.

Come se i suoi fumi velenosi, le sue luci, i suoi alti camini, tutto insomma, fosse da sempre esistito. O comunque come se fosse qualcosa da cui è impossibile liberarsi. Che sia rassegnazione, disperazione, disillusione, o assodata convinzione che “meno male che l’Ilva c’è”, resta il fatto che Taranto vive una realtà al limite del paradosso, dove le persone sono da decenni costrette a scegliere tra il diritto alla vita e alla salute ed il diritto al lavoro. E una volta posti di fronte a questa scelta, le strade per i tarantini son sempre state non più di due: o andarsene e provare a rifarsi una vita altrove, oppure lasciare al “destino” e al “caso” le sorti delle proprie esistenze, augurandosi nel proprio io, una frase di una semplicità, ma allo stesso tempo di una atrocità inaudita: “speriamo che non tocchi mai a me”.

In un simile stato delle cose, è dunque scontato che chiunque possa finire per essere colpito. Perché quando la roulette russa della propria vita si gioca sul tavolo dell’inquinamento ambientale, non c’è prevenzione che tenga. I molteplici veleni che invadono l’aria di Taranto ogni giorno (365 giorni all’anno, 24 ore su 24), non è possibile evitarli. Se poi a questo aggiungiamo che chi ci dovrebbe tutelare, dalla classe politica a chi occupa da anni gli uffici della sanità locale, sino ad arrivare ai sindacati ed alla magistratura, non ha mai preso le parti del cittadino, allora il tutto assume i contorni di una realtà allucinata e allucinante.

E’ in un simile contesto che la vita della sig.ra G.S., un giorno del settembre 2006, cambia radicalmente. Dopo mesi di continui malori (febbre, spossatezza, emicrania), l’ovvia decisione di recarsi in ospedale: dove basterà un semplice esame del sangue, per dare nome e cognome all’origine di quei continui malesseri. Leucemia. Dopo pochi giorni di terapie con supporto farmacologico e trasfusionale, arriva il verdetto definitivo: “Sindrome Mieloproliferativa FAB 5°” (LAM M5a). Il giorno dopo parte il ciclo di chemioterapia. Vi risparmiamo i dettagli.

Se Taranto non ha ancora ceduto al proprio destino, se questa città non si è arresa alla sentenza di morte emessa dal tribunale del profitto e degli interessi economici e politici che si intrecciano da sempre nel nostro territorio e che hanno permeato a fondo la nostra cultura e il nostro senso civico, è proprio grazie a uomini e donne come la sig.ra G.S. Chiunque, dopo un verdetto medico del genere, si aspetterebbe dal soggetto in questione un cedimento. Ed invece, appena riacquistate un minimo le forze, la sig.ra G.S. si reca in Procura per sporgere una denuncia-querela nei confronti del sig. Emilio Riva, responsabile dell’Ilva S.p.A., ritenendo causa del suo male le emissioni prodotte dall’impianto siderurgico.

L’azione legale della sig.ra G.S., trova tra l’altro ragion d’essere in quei pochi dati di cui si è a conoscenza. Infatti, nella motivazione della querela-denuncia, si dichiara che “sul Bollettino epidemiologico della ASL TA/1 (n. 1 del maggio ’97, n. 2 del settembre ’99, n. 3 del dicembre ’99/Gennaio 2000) dichiara che nel periodo 1992-96 la mortalità per cancro ha rappresentato il 25% della mortalità rispetto al totale di tutte le cause. La mortalità per cancro ai polmoni è salita al 40% (rispetto al totale delle morti per cancro), un dato superiore alla media nazionale che è del 29% (dato 1993). Mentre a livello nazionale le associazioni contro il cancro parlano di “successi nella ricerca” e di diminuzione dell’incidenza tumorale, a Taranto invece i dati del 1971, 1981, 1991 e 1998 registrano al contrario una crescita costante e indicano che, nella città di Taranto, sono in costante aumento le morti per leucemie e linfomi, oltre che quelle di cancro ai polmoni.

La mortalità per neoplasia qui è passata da un tasso di 124 morti per 100.000 abitanti (1971) a 244 morti per 100.000 abitanti nel 1998. Mentre nel 1971, 25 abitanti su 100.000 morivano di cancro ai polmoni, nel 1998 si è passati a 52 morti di cancro per 100.000 abitanti: un aumento di oltre il 100%. Taranto è fra le aree del Mezzogiorno a più alta incidenza di mortalità per cancro e per le neoplasie polmonari Taranto è ben oltre la media nazionale. Quindi, mentre altrove, la ricerca sul cancro e sulle leucemie ha portato la concreta speranza di una guarigione, agevolando la diminuzione dei casi di persone affette da queste malattie, a Taranto c’è un incremento contrario.

Appare quindi legittimo pensare che o a Taranto non sono mai arrivati i benefici della ricerca anticancro, oppure esiste una criminale immissione di agenti cancerogeni nell’ambiente e un’evidente impunità”. Inutile dire che, a motivare la denuncia-querela, c’è poi la segnalazione di ciò che da tempo denunciamo anche noi, oltre alle eco-sentinelle: ovvero l’osceno spettacolo notturno offerto dall’Ilva, in continua violazione del. D.P.R. n. 203/88 (http://www.ambiente/ diritto.it/Legislazione/ARIA/2002/Dpr%20198 8%20n.203.htm).

Affidato l’incarico di difensore di fiducia all’avv. Elisa De Lillo, con procura speciale al fine di costituirsi parte civile, la sig. G.S. precisa, sin da subito, di opporsi all’eventuale richiesta di archiviazione e di ricorrere in appello di fronte ad un’eventuale sentenza di assoluzione nei confronti degli imputati. Che la sig.ra G.S. abbia anche poteri di magia occulta? No, semplicemente i “comuni mortali” sanno fin troppo bene come vanno a finire queste vicende, quando di fronte alla giustizia italiana si presentano da un lato un singolo cittadino e dall’altro il più grande colosso d’acciaio a livello europeo.

Infatti, il 21 novembre del 2007, viene puntualmente notificata alla sig.ra G.S. la richiesta di archiviazione del caso da parte del p.m., Dr. Graziano. Immediata scatta l’opposizione “avverso la richiesta di archiviazione, chiedendo inoltre il fissarsi di un’udienza in camera di consiglio al fine di vedere riconosciute le ragione della sig.ra G.S.; in ogni caso, va comunque rigettata l’istanza della pubblica accusa, poiché infondata in fatto e in diritto”.

Gianmario Leone
g.leone@tarantoggi.it

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9 commenti »

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  1. Mi chiedevo se mai sarebbe stato fatto… GRAZIE!!Io sono con voi!

    • Ciao Antonella, se tu sei con noi, noi siamo con te.

      • GRAZIE!

  2. Potrei avere un problema per il fatto che sono stato dipendente per ventcinque anni. Comunque, che la esistenza delle cokerie ed altiforni rendono l’aria irrespirabile è un fatto; che lo stabilimento potrebbe continuare a funzionare senza l’atria ghisa è un fatto; che il sindacato ed i ns. amministratori non faranno niente per lo spauracchio della disoccupazione è un fatto.
    Per quanto sopra credo che qualsiasi azione da intraprendere debba essere preceduta da una intensa azione di coinvolgimento. Un saluto.

    • Remo, posso solo dirti che tutto cio’ che scrivi è assolutamente condivisibile, infatti il prossimo passo è cercare di coinvolgere piu’ gente possibile. Un saluto a te.

  3. Tarantini, continuate pure a dormire tanto la diossina ha già da tempo modificato il vostro dna. Non è a voi che verrà il cancro ma ai vostri figli, nipoti e pronipoti. Così com’è successo ai miei figli, ai figli dei miei coetanei ultra40enni, così com’è successo a tanti altri tarantini che non se lo spiegano… Mio padre, madre, nonni, zii, lontani parenti e antenati il cancro non lo conoscevano. Noi oggi SI.
    CHIUDIAMO L’ILVA! CHIUDIAMO L’ENI! CHIUDIAMO L’ARSENALE! VIA LE INSTALLAZIONI MILITARI!
    SVEGLIATEVI PER DIO!!

  4. Io è praticamente da quando ho un pò di “giudizio” che leggo e mi informo su tutta la questione ambientale della “mia” città.
    E penso solo ad una cosa: ma come è possibile che un fenomeno così macroscopico sotto tutti gli aspetti viene così spudoratamente ignorato e fatto passare in sordina. Come se fossero delle “urla mute”.
    A mio parere, il punto cruciale non è il perchè inquina, ma perchè pur inquinando e tutti e dico TUTTI ne sono a conoscienza, NESSUNO ha o vuol avere, l’iniziativa concreta di mettere alla ribalta il problema intervenendo in modo tale che altri spinti da codesta iniziativa, si sentano forti e lo seguano a ruota.
    E’ pur vero che molti esponenti della classe dirigente o politica siano dei corrotti e vigliacchi, ma penso che ce ne sia UNO che voglia anche per proprio ego ed ambizione, affrontare il problema di petto avendo i poteri per farlo.
    Ma alla fine, vedendo come ci sia a quei livelli tantissimo “quaquaraqua” a me viene davvero il disgusto nel sentirmi così palesemente e grossolanamente preso in giro e avere un senso di impotenza generale.
    Al referendum io ci sarò, scenderò a Taranto apposta da Torino. Fiducioso che sia almeno un passo per iniziare davvero un cammino differente su Taranto.
    Saluti
    Luciano

    • Luciano,Fabio, ormai tutta Taranto è rivoltata.Le menzogne che hanno raccontato per tanto tempo sono già state sfatate in buona parte. Stiamo cercando di coinvolgere quanta più gente possibile per la rinascita e la crescita di Taranto. Ci occorre l’ aiuto di tutti. Ognuno contribuisca con i propri mezzi e con rinnovato ardore, ogni giorno di più. La nostra città ce lo chiede, andiamo avanti! Le nostre urla non saranno più mute!!! Avanti Tarantooooooooo!

  5. Taranto, ha bisogno di svegliarsi dal torpore che lo avvolge, non è possibile che chi inquina la nostra stupenda Taranto, continui a fare i suoi comodi con il ricatto occupazionale, senza tenere conto di essere il responsabile di tante disgrazie. Se la classe politica, i sindacati e il governo stesso sono complici o impotenti d’avanti a tutte queste disgrazie, noi cittadini non dobbiamo darci per vinti, altrimenti è la fine, uniamoci in una lotta pacifica e costruttiva contro il sistema ILVA, l’ENI, l’INCENERITORE, CEMENTIR e tutto ciò che inquina la nostra città. VOGLIAMO UNA TARANTO PULITA.


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