TARANTO LIBERA RISPONDE ALLA LEGGE SUL BENZO(A)PIRENE

29 ottobre 2010 alle 19:30 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
PUGLIAPRESS 29 OTTOBRE  2010:
UNA LEGGE DEVE TUTELARE LA POPOLAZIONE E DEVE ESSERE GARANTITA LA MASSIMA COLLABORAZIONE DI TUTTI GLI ORGANI PREPOSTI (GOVERNO CENTRALE, REGIONALE, COMUNALE E MAGISTRATURA) AFFINCHE’ SI TUTELI LA POPOLAZIONE E NON IL SOGGETTO CHE INQUINA. SE QUESTO NON AVVIENE LA LEGGE E’ SOLO A VANTAGGIO DI CHI INQUINA. 

NEL CASO DI TARANTO SIAMO CONVINTI CHE NESSUNA LEGGE POTRA’ GARANTIRE LA TUTELA DELLA SALUTE UMANA. IN UNA REMOTA IPOTESI IN CUI LA GIUSTIZIA FINALMENTE SIA DALLA PARTE DEI CITTADINI, L’APPLICAZIONE DI CIO’ CHE STIAMO PER PROPORRE POTREBBE FINALMENTE FARCI USCIRE DA QUESTO INCUBO TARANTINO FATTO DI FUMI. NOI NON VOGLIAMO UNA SEMPLICE ‘RIDUZIONE DELLE EMISSIONI’ NOI CHIEDIAMO LA CHIUSURA IMMEDIATA DEGLI IMPIANTI RESPONSABILI NEL CASO DI SFORAMENTO.

DA UNA DEPUTATA PARLAMENTARE CI FU CHIESTA UNA NOSTRA VALUTAZIONE RELATIVAMENTE ALLA RISPOSTA DATA DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE. FORNIMMO (CIRCA UNA SETTIMANA FA) QUESTA
RELAZIONE:

Valutazioni del comitato Taranto libera sulla risposta a risoluzione in Commissione n. 7-00393 (VIII° Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici) (On. Alessandro Bratti).
Il decreto legislativo n. 155/2010 ha previsto, per il benzo(a)pirene, un valore obiettivo pari a 1 ng/m3, da raggiungere entro il 31 dicembre 2012 su tutto il territorio nazionale, in piena conformità a quanto stabilito dalla direttiva comunitaria 2004/107/CE.

Ricordiamo le seguenti definizioni riportate in tutti i decreti legislativi.

Valore obiettivo: livello fissato al fine di evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana o per l’ambiente nel suo complesso, da conseguire, ove possibile, entro una data prestabilita;
Valore limite: livello fissato in base alle conoscenze scientifiche, incluse quelle relative alle migliori tecnologie disponibili, al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana o per l’ambiente nel suo complesso, che deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e che non deve essere successivamente superato.
Soglia di allarme: livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati.

• Come si puo’ comprendere, il valore obiettivo risulta essere un valore da raggiungere ‘per quanto possibile’ e non un valore limite perentorio da non superare. Questo vuol dire che la specifica definizione lascia spazio alla possibilità di superamento del valore obiettivo di 1 ng/m3 nel corso di una attività produttiva e fornisce gli strumenti per permettere legittimamente il superamento del valore stabilito.
• Occorre inoltre ricordare che tanto il valore obiettivo quanto l’obiettivo di qualità rappresentano valori derivanti da una media annuale.
Supponiamo infatti che:
1. Per 5 mesi consecutivi si registri mensilmente un valore pari a 2 ng/m3 (ad esempio per un aumento di produzione), per 3 mesi il valore di 1 ng/m3 e per i restanti 4 mesi un valore pari a 0, facendo la somma e dividendo per 12 (mesi), si avrebbe un valore pari a 1,08 ng/m3.
2. Oppure: si supponga che per 8 mesi consecutivi si registri il valore di 1,5 ng/m3 e per i restanti mesi un valore pari a 0, si avrebbe annualmente un valore pari a 1ng/m3.
Queste ipotesi sono verosimili. ARPA Puglia, nel caso dello stabilimento siderurgico Ilva, nella relazione tecnica sul benzo(a)pirene per l’anno 2009 calcola un valore di 1,3 ng/m3 (valore proveniente da una media annuale) ma registra mesi dell’anno in cui il valore è ben superiore. Appare evidente che per diversi mesi consecutivi nel corso dell’anno non si puo’ escludere una esposizione al benzo(a)pirene tale da rappresentare un rischio sanitario soprattutto per la fascia piu’ vulnerabile della popolazione (bambini). Arpa Puglia ha infatti confermato la quasi totalità della provenienza del benzo(a)pirene dalla cokeria Ilva.
• Inoltre il decreto legislativo n. 155/2010 ha determinato un peggioramento delle precedenti norme sulle condizioni di qualità dell’aria poiché per il raggiungimento del valore obiettivo, si prevedono solo misure che ‘non abbiano costi sproporzionati’ (art. 9 punto 2). In questa ultima eventualità non ci è chiaro il criterio in base al quale si stabilisce se una misura risulta o meno troppo costosa. Nel decreto abrogato invece l’obiettivo di qualità rientra nelle “norme di qualità ambientale” (cfr. l’art. 8 del dlgs 59/2005 che può prescrivere “misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecnologie disponibili” e quindi anche le piu’ costose).

Tuttavia, nel caso specifico dello stabilimento Ilva il benzo(a)pirene non è l’unico inquinante emesso ma, come gli stessi dati ISPRA confermano, le emissioni presentano una miscela di inquinanti che combinandosi determinano una entità del rischio sanitario che è esponenziale rispetto ad una condizione in cui venga emesso solo del benzo(a)pirene. Risulta essere pertanto assolutamente proibitiva e limitativa l’adozione della terminologia di valore obiettivo che oltretutto è adottata anche per inquinanti quali arsenico, cadmio, nichel emessi sistematicamente dagli impianti Ilva.

Per tutti questi motivi, si chiede l’inserimento o l’integrazione nel decreto legislativo 155/2010 di un decreto ministeriale speciale che preveda l’impiego della soglia di allarme: livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati-(UNICI PER NOI LA DEFINITIVA CHIUSURA).

Questo nei casi in cui le fonti di inquinamento di tipo industriale sono considerevoli, emettono numerosi agenti inquinanti, se a ridosso del centro abitato, di dimensioni spropositate (l’Ilva di Taranto è grande 2 volte e mezzo la città di Taranto), e nel caso in cui ci siano forti insediamenti industriali (ad es. nella stessa area industriale sono presenti anche Enipower, Eni Raffineria, Cementir e inceneritori, tutte attività altamente inquinanti e a ridosso del centro abitato).

Oppure si chiede l’integrazione nel decreto legislativo 155/2010 di un decreto ministeriale speciale che preveda l’impiego del valore limite, definito come sopra specificato, e con possibilità di intervento immediato (chiusura degli impianti responsabili) a seguito della valutazione di una media mensile (e non annuale).

Coordinamento Comitato ‘Taranto libera’

Gazzetta del Mezzogiorno 29 ottobre 2010. Sabrina Esposito.
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