Taranto libera: mozioni sulle proposte di legge.

7 dicembre 2010 alle 13:50 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

“Taranto libera” presenta la propria mozione in Commissione Ambiente

Sei punti cruciali da inserire nella futura proposta di legge senza i quali tutto verrebbe inficiato

Illustrato ieri mattina, presso il Centro Sportivo Magna Grecia a Taranto, il resoconto della seduta in Commissione Ambiente che ha visto l’analisi di due delle tre proposte di legge riguardante la situazione ambientale dell’arco jonico. Presenti anche in Commissione le associazioni ambientaliste. Questo dimostrerebbe una particolare sensibilità rivolta al lavoro che gli ambientalisti fanno da tempo sul tema ambiente , salute e sicurezza sul posto di lavoro. Un apporto ormai indispensabile per uscire da una situazione ambientale ormai ai limiti della catastrofe.
Ieri, quindi, il Coordinamento Comitato dei cittadini “Taranto libera”, presente durante la seduta regionale, ha illustrato la propria mozione per cercare di migliorare le due proposte analizzate dalla Commissione Ambiente: il DDL n.20 del 26/10/2010 presentato dall’assessore Nicastro “Misure urgenti per il contenimento dei livelli di benzo(a)pirene nell’area di Taranto” ed il PDL a firma dei consiglieri regionali Cervellera e Ventricelli “Norme a tutela della salute e dell’ambiente per il controllo e la regolamentazione delle emissioni industriali in atmosfera, nel terreno e nelle acque libere e di falda”.
Portavoce del movimento ambientalista questa volta era la dottoressa Rosaria D’Amato che si è soffermata, più che sull’analisi delle due proposte legislative, su come queste debbano essere integrate con la loro mozione al fine di renderla efficace e completa. “ Noi abbiamo individuato – dice la D’Amato – sei aspetti fondamentali che devono far parte di una futura legge regionale. Anche l’esclusione di uno di questi punti ci porterebbe a dire che la legge futura non possa essere efficace”.
Il primo, in assoluto, è l’inserimento di una “soglia di allarme”, poi a seguire : “ monitoraggi 24/24H”, “applicazioni di sanzioni rigorose fino alla chiusura degli impianti”, “applicazione della legge”, “controlli serrati e da parte degli organismi preposti ( Arpa ma anche da parte di enti esterni accreditati) ” , “trasparenza” ed a finire la raccolta di tutto questo in un “decreto ministeriale speciale”. Questo ultimo aspetto è importante e può essere attuato, secondo il Coordinamento, se alla base si pone in essere la concertazione tra Ministero dell’Ambiente e Governo.
D’Amato entra poi nel merito di uno dei sei punti spiegando che in entrambe le proposte di legge sia indispensabile, assolutamente, l’introduzione di una “soglia di allarme” ovvero “il livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone do adottare provvedimenti immediati”. Quindi “Taranto libera” ribadisce uno dei concetti cardini per la lotta agli inquinanti: bisogna cancellare termini quali “valore obiettivo” ed “obiettivo di qualità” perché entrambi sono valori medi annuali che non tengono conto della tutela per la salute umana.
“Il contenimento delle emissioni – spiega D’Amato – non è in alcun modo garanzia di tutela per la salute umana. Lo spettro degli inquinanti è vasto. Non esiste solo un impianto industriale, come l’Ilva, che li emette ma dobbiamo fare i conti anche con Enipower, Eni raffineria, Cementir ed inceneritori. Noi come associazione non ci accontentiamo della riduzione delle sostanze inquinanti”.
E sul richiamo alle BAT o MTD (Migliori tecnologie disponibili) nel PDL Cervellera-Ventricelli, il Comitato spiega che “ si citano le migliori tecnologie disponibili ma non si offre un elenco di possibilità. Il gestore può rispondere non che esistono tecnologie che vadano oltre le BAT”.
Per quello che poi concerne le sanzioni “Taranto libera” propone delle sanzioni economiche immediate, da versare su un fondo comunale destinato alla tutela ambientale. Queste sanzioni dovranno essere crescenti fino al terzo sforamento dopo il quale, in base alla proposta del Comitato, potrebbe scattare il fermo degli impianti.
D’Amato infine chiama in causa anche il principio europeo di massima precauzione. Secondo la Commissione europea questo principio può essere invocato se esistono tre condizioni: l’identificazione degli effetti potenzialmente negativi, la valutazione dei dati scientifici disponibili, l’ampiezza dell’incertezza scientifica. A Taranto ci sono tutte queste condizioni.
La portavoce insiste , come da tempo ormai fa il Presidente nazionale dei Verdi Bonelli, sul fatto che non esiste ancora una indagine epidemiologica che darebbe la prova certa dei dati scientifici che attualmente varie fonti forniscono su Taranto.
Questo costituirebbe, come ormai sappiamo, la prova provata, il nesso casuale che intercorrebbe tra l’inquinamento e gli effetti negativi sulla salute e sull’ambiente.
E sulla ambientalizzazione degli impianti Ilva “Taranto libera” rimarca un concetto che risulta essere il suo leit motiv: “ Con quelli impianti che sono obsoleti non è possibile parlare di ambientalizzazione e poi dobbiamo sempre tenere conto che il siderurgico è troppo vicino ai centri abitati. E poi bisogna tenere conto che molto spesso pur essendoci delle leggi che cercano di contenere gli inquinanti queste o non vengono rispettate o sono a favore delle grandi industrie”.

Antonello Corigliano

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