Stop al ricatto di Eni e Sindacati.

23 dicembre 2010 alle 12:03 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

Comunicato Stampa ‘’Taranto libera’’

22 dicembre 2010

La Provincia di Taranto tuteli il nostro territorio.

Stop al ricatto di Eni e Sindacati.

L’autorizzazione alla costruzione della centrale a ciclo combinato da 240 MW di potenza sarebbe ancora una volta un atto di intollerabile mancanza di rispetto nei confronti della città di Taranto. Enipower non intende impiegare la centrale in oggetto esclusivamente per la sostituzione di una vecchia centrale termoelettrica alimentata ad olio combustibile, ma intende ampliare la sua attività produttiva attraverso la vendita sul territorio nazionale dell’energia eccedente il fabbisogno energetico previsto. La nuova centrale a ciclo combinato da 240 MW di Enipower S.p.A. ubicata all’interno della Raffineria, costituisce, secondo il parere dell’ A.S.I. Taranto (Consorzio per l’area di Sviluppo industriale di Taranto), ampliamento dell’attività produttiva dello stabilimento, la cui espansione non è prevista dal Piano Regolatore Consortile. La sua costruzione risulta essere quindi assolutamente in contrasto con quanto stabilito dalle normative vigenti. Taranto libera ha già fatto  presente alla Provincia di Taranto questo riferimento legislativo che necessariamente non potrà essere ignorato.

Un’apertura da parte del Presidente Gianni Florido nei confronti di un’azienda che non rispetta il nostro territorio che paga quotidianamente in termini di inquinamento ambientale con costi elevatissimi per la salute pubblica, non è accettabile.

Ricordiamo che la realizzazione della nuova centrale a ciclo combinato (costituita da due turbogas di 75 MW ed una turbina a vapore di 90 MW, per un totale di 240 MW, alimentata a metano), lascerà invariata la concomitante produzione di NOx, porterà ad un aumento delle emissioni di CO (da 87 ton/a a 456,4 ton/a), veleno assolutamente rilevante per quanto riguarda la qualità dell’aria ed un conseguente incremento complessivo delle emissioni di CO2, un gas serra la cui produzione risulta essere non in linea con l’impegno assunto dal nostro Paese a fronte di accordi internazionali previsti dal protocollo di Kyoto. Un ulteriore aspetto assolutamente rilevante è l’incremento della produzione di polveri ultrafini non contemplate nella Valutazione di impatto ambientale poiché non esistono ad oggi normative che regolamentino la loro emissione in atmosfera. Tali polveri rappresentano una fonte di maggiore rischio sanitario per la popolazione di Taranto e provincia e probabilmente dell’area salentina (dovuto a direzionalità dei venti).

L’alibi secondo il quale la costruzione della nuova centrale sarebbe  giustificata da un minor impatto ambientale conseguente alla sostituzione di una centrale più inquinante, quindi,  non regge se poi l’attuale centrale di potenza pari a 85 MW viene sostituita con una di potenza ben superiore (240 MW).

L’incremento previsto delle unità lavorative derivanti dall’avvio di nuovi cantieri non si riferisce a posti di lavoro legati ad attività derivanti dalla messa a regime dell’impianto in questione, ma risulta essere di breve durata, quindi precario in termini di prospettive occupazionali. Non è mediante del lavoro precario, o attraverso un incremento della devastazione ambientale e dei rischi per la salute, o ancora peggio tramite ridicole promesse di installazione di impianti fotovoltaici su alcune scuole che l’Eni viene incontro alle esigenze del territorio jonico.

Al contrario, una politica tesa a rendere strategica la città di Taranto per la produzione di energia attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili determinerebbe un aumento di posti di lavoro stabili conseguente all’installazione di nuovi impianti, smantellamento di quelli attuali, successiva bonifica dei terreni e impiego di nuove professionalità legate al settore delle energie rinnovabili. Se di cantieri dobbiamo parlare allora parliamone in termini di superamento del preesistente.

Ci permettiamo, infine, di ricordare che per responsabilità d’impresa si deve intendere l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate e non saldare, ad ogni costo e salvaguardando i propri interessi,  il rapporto col territorio.

 

Coordinamento comitato cittadino Taranto libera

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