I MEDICI CI AIUTINO A INDICARE LA SOLUZIONE

23 gennaio 2011 alle 09:07 | Pubblicato su Comunicati stampa | 4 commenti

‘’Taranto libera’’-Comitato cittadino contro l’inquinamento

Comunicato stampa

22 gennaio 2011

I medici confermano i danni alla salute provocati dall’inquinamento industriale. Mostrano dati chiari ed inequivocabili. Dati dei quali eravamo già a conoscenza e che in parte il comitato Taranto libera, citando fonti attendibili, aveva posto all’attenzione dei mezzi di informazione in data 23 agosto 2010 ma che erano stati ignorati (tranne rare eccezioni), passati inosservati. Dati di cui il Prof. Carlo La Vecchia, noto epidemiologo dell’Istituto Mario Negri di Milano, oggi membro del CSI dell’Ilva, non era a conoscenza, sulla base di quanto dallo stesso dichiarato in tempi non troppo lontani: «i numeri dicono che nel loro complesso non vi è eccesso di tumori a Taranto. C’è stato un problema grave di esposizione all’amianto ma riguardava i cantieri navali. In ogni caso stiamo parlando di esposizioni a rischio in passato. Non oggi» (Corriere della Sera, 10 luglio 2010). Al Professore chiedemmo delucidazioni in merito allo studio secondo il quale a Taranto non vi è eccesso di mortalità per tumori. Nello specifico furono chiesti riferimenti bibliografici. La risposta del Prof. Carlo La Vecchia è stata la seguente: ‘’La frase si riferisce ai dati ufficiali di certificazioni dei decessi, che sono pubblici, disponibili presso l’ISTAT e presso le ASL. In ogni caso, il dato è facilmente da voi verificabile, se lo ritenete non corretto.’’ Dunque a cosa abbiamo assistito in data 22 Gennaio 2011 nel corso della Prima Giornata di Studio su Inquinamento e Salute? Di cosa hanno parlato questi medici? Ebbene hanno parlato di dati che confermano i maggiori rischi rispetto alla media nazionale di incidenza di patologie tumorali, autoimmuni e a carico dell’apparato respiratorio per tutte le fasce di età. Solo per citare alcuni dati, nel periodo 2000-2005, considerando la mortalità per malattie polmonari cronico – ostruttive sia nei maschi che nelle femmine, Taranto e quasi tutti i comuni della provincia mostravano valori significativamente più elevati rispetto a tutta la Puglia. Cosa è cambiato da allora? Esattamente nulla se non in senso peggiorativo. Ora, i Tarantini aspettano il registro tumori, mappe epidemiologiche perché soprattutto in sede civile questi mezzi potrebbero anche permettere loro una seppur minima rivendicazione del diritto alla vita mediante la richiesta di risarcimento del danno arrecato alla propria salute e a quella dei propri cari. Quale principio vige? Il Principio del ‘’più probabile che non’’. Ed è ‘più probabile che non’, anzi è certo, che le industrie pesanti insistenti sul nostro territorio stiano arrecando gravi danni alla popolazione tarantina. In questo convegno però è mancata una chiara presa di posizione, una soluzione. Perché questo comitato è convinto più che mai che la sola riduzione degli inquinanti non può garantire la tutela della salute di chi vive a ridosso degli ‘avvelenatori’. Allora di quali ‘carte’ ha ancora bisogno il sindaco Stefàno perché possa finalmente agire? Quante nuove incidenze di patologie tumorali dobbiamo attendere? La tutela, la prevenzione e la precauzione dovrebbero essere principi promotori di una politica che inizi a muoversi nell’ottica della riconversione di un territorio che reclama il diritto al lavoro, alla salute e alla vita.

INVIATO ALLA STAMPA IL 22 GENNAIO 2011.

Annunci

4 commenti »

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

  1. Ma come, non era stata avviata la commissione per il registro tumori? 😦

  2. Il vero problema è che non si ha il coraggio di scegliere tra le due opzioni che attualmente sono sul piatto della bilancia ovvero; il mantenimento della situazione attuale o la chiusura di tutte le industrie inquinanti del territorio, e non della sola ILVA. La prima opzione porta inevitabilmente ad un aggravarsi del numero di ammalati nel territorio provinciale intero e la seconda opzione porta ad una estesa disoccupazione.Con la prima si muore per malattia e con la seconda si muore di fame. In ambedue i casi si muore e la popolazione è destinata a doversi fare carico di questo duplice destino che ha una fattore comune: morire. Vi è però una netta differenza nei due casi per coloro che detengono il potere. Nel primo caso continuano ad arricchirsi e nel secondo caso perdono il businnes. Bellissimo è il titolo”Taranto libera”. Taranto non è libera nè lo sarà mai di scegliere se vivere o morire, o per lo meno di scegliere come morire, se per malattia com’è già da tempo, o di fame come si ipotizza abbia già iniziato a causa della sua economia traballante.Non permetteranno mai ai tarantini di scegliere se far piazza pulita di quelle “sorgenti inquinanti” che la stanno distruggendo. I cittadini non hanno nessun potere e quando qualcuno alza la testa, cercano di tagliargliela con tutti i mezzi. Si coalizzano tutti coloro che rischiano di perdere il businnes e lo fanno fuori. Generalmente non sono pessimista, ma in questo caso non vedo vie d’uscita. Sento molte bugie circolare e non vedo nessuna istituzione preposta ad una programmazione seria ed obbiettiva che lavori nella giusta direzione per uscire fuori dalle secche. Manca il terreno culturale idoneo per una crescita morale e civile. Manca il rispetto dell’altro e predomina l’idea del chi ha si arrangi. Questo io penso e ne sono talmente convinto ma intanto spero altrettanto in una inversione di tendenza, in una vera presa di posizione ferma da parte delle nuove generazioni di tarantini più illuminati e forniti di scienza e coscienza. Per il loro bene e per quello dei loro figli. Pietro

    • Caro Pietro, a Taranto e provincia è molto grave che sempre piu’ raramente si muoia per morte naturale, è molto grave che la fascia di età degli ammalati si abbassa progressivamente, fra qualche anno non nasceremo piu’…per contro oggi è davvero molto difficile morire di fame..soprattutto in paesi i cui abitanti vivono al di sopra delle loro possibilità e che seguono il gioco del consumismo ipnotizzati. Nel caso dell’Ilva occorre che chiuda, non c’è soluzione…l’opinione pubblica deve reclamare il diritto alla vita, chi di dovere, spinto dall’opinione pubblica, sarebbe obbligato ad agire per creare alternative lavorative, ma occorre mobilitarsi subito per la riconversione del terriorio. Ti faccio una domanda: se l’Ilva chiudesse dall’oggi al domani (e puo’ farlo) di sua spontanea volontà, cosa succederebbe?

  3. Riunioni non produttive ,sicuramente informative, in quanto sappiamo benissimo che vi e’stato aumento delle malattie polmonari , aumento delle displasie e malattie tumorali ma non le si combatte ostinando a chiedere la testa dell’Imprenditore e la chiusura di 15.000 posti di lavoro perche’ si avrebbero altri problemi.
    Allora mancano i famosi dati , i dati sensibili , i vari registri compreso quello tumorale poiche’ se ci rifacciamo all’Istat allora saremo in grado di contestare i dati non corretti .
    Le armi da mostrare sono i dati registrati , quelli veri che , se corretti e riscrivo correttamente registrati , diventano inconfutabili sia per la gente che per i giudici ma siamo sicuri che esistano o che potrebbero esistere tra qualche tempo? Purtroppo vengo assalito da troppi dubbi di chi ha operato nel settore e di chi continua a manifestare e professare la sua ignoranza.Si parla di registro tumori e attendiamo gli sviluppi .L’informatica avrebbe avuto un ruolo cardine ma ci vuole grosso impegno e volonta e un costo economico non indifferente per l’organizzazione nei reparti , archivi ospedalieri, nei punti di accesso alle Strutture Sanitarie del Territorio , qualunque esso sia Distretto,Ospedale , Poliambulatorio, Specialista convenzionato e via discorrendo .Un grande salto di qualita’ per avere un canale dati con metodo comune ,coindiviso da tutti ma le mie sono solo parole perche’ la storia e’ quella di ogni giorno ove si affacciano nuovi casi di malattia e nuove tragedie .
    Comunque i sogni si trasformassero in realta’ e’ chiaro che occorrerebbe sempre un piano di riconversione industriale poiche’ la chiusura di uno stabilimento come l’Ilva porterebbe problemi pur migliorando il livello qualitativo dell’ambiente anche se non e’ tutto Ilva e pertanto altre aziende industriali da impallinare insomma quasi un problema infinito……per una citta’ “indolente” ,”molle” ma che si vuole risvegliare in alcune teste e non e’ male da circa 60 anni che qualcuno lo faccia……


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.
Entries e commenti feeds.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: