VOCE AGLI ALLEVATORI

4 febbraio 2011 alle 18:23 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

Di Maria Teresa D’Amato.Un’altra serata del ciclo Riconversione Culturale organizzata da Taranto libera ha avuto luogo, serata cominciata con la proiezione di un video toccante che vede protagonista la masseria dei Fornaro, una masseria del secondo ottocento bellissima.
500 pecore, l’intero allevamento dei Fornaro, sono state abbattute a causa della diossina come deliberato dalla giunta regionale pugliese, che ha deciso da dicembre 2008 a dicembre 2010 l’abbattimento di 1.200 animali, distribuiti in più di sette allevamenti.
Oltre a questo è scattato anche il divieto di pascolo. L’articolo 2 dell’ordinanza Regione Puglia 176/2010 fissa infatti, il “divieto di pascolo sui terreni non aventi destinazione agricola ricadenti, entro un raggio di non meno di 20 km attorno all’ area industriale di Taranto”, 20 km…
Una masseria, quella dei Fornaro che esisteva molto prima dell’arrivo dell’ industria, un’industria che è attualmente l’unica indagata dalla procura di Taranto per disastro ambientale.
Vincenzo Fornaro ci ha lasciato una sua testimonianza, esprimendo il suo dolore per la fine di un’attività centenaria e palesando il suo desiderio di giustizia nei confronti di chi continua ad inquinare e a determinare una situazione di emergenza sanitaria e ambientale a Taranto.
L’allarme è generale e fa riferimento a tutto il territorio di Taranto e provincia e riguarda anche un altro prodotto tipico del nostro territorio: i mitili.
Ne abbiamo parlato con il dott. Massimo Giusto del Centro Ittico Tarantino, che ha ribadito l’importanza di potenziare i controlli attraverso progetti seri e articolati che coinvolgano ASL, ARPA e CNR.
Il presidente del Centro Ittico ha continuato nel corso della serata sottolineando l’importanza di alcuni concetti chiave come la necessità di creare consorzi che tutelino il prodotto, il carattere fondamentale della tracciabilità del prodotto stesso e l’attuazione di processi culturali mirati a stimolare i potenziali imprenditori locali all’adesione ai bandi utili per poter usufruire dei fondi europei che permettono la realizzazione di progetti volti alla salvaguardia del territorio e delle sue risorse.
Esempio è La Torre dell’Orologio che è diventato museo della cultura del mare, luogo simbolico di una delle attività che ha da sempre segnato e contraddistinto l’economia tarantina, la mitilicoltura.
Taranto è un’antica città di mare e la città vecchia, in particolare, il contenitore vitale in cui è racchiuso il dna della nostra storia, che lentamente perdiamo trascinati nel regresso industriale.
A questo proposito il dibattito ha sottolineato l’importanza del ruolo e delle funzioni dell’associazionismo nel realizzare e proporre progetti e conoscenza sul territorio anche a tutela di un settore come quello della mitilicoltura che è ufficialmente in grado di dare lavoro a più di 800 persone oltre al relativo indotto (attività di depurazione e spedizione). Una serata dunque ricca di spunti, riflessioni e progetti che si è protratta fino a tardi lasciando poco spazio all’arte, una serata che ha pero’ dato l’opportunità all’artista presente in sala di approfondire e comprendere meglio il dramma della nostra città. Ritornerà per offrirci la sua arte arricchita di storia tarantina.

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