Ilva. Taranto a Strasburgo

13 ottobre 2013 alle 16:19 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento
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52 cittadini di Taranto, guidati dal comitato Legamjonici, hanno presentato ricorso alla Corte Europea dei diritti umani, contro lo Stato Italiano. Il ricorso è attualmente all’attenzione della Corte di Strasburgo. Per approfondimenti:

1. Comunicato Stampa Legamjonici

2. Rassegna Stampa

52 citoyens de Tarante (Italie), le 29 juillet 2013, ont déposé un recours devant la Cour Européenne des droits de l’homme contre l’État Italien. Le cas Ilva est donc à l’attention de la Cour de Strasbourg.

1. 29 juillet,voici le recours

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Benzo(a)pirene: attenzione alla ‘media annuale’!

2 febbraio 2011 alle 11:01 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

COMUNICATO STAMPA

Comitato Taranto libera

Benzo(a)pirene: attenzione alla ‘media annuale’!

Gli appelli rivolti da più parti ai nostri Parlamentari non sono sufficienti. Chiedere il semplice ripristino all’interno del decreto legislativo 155/2010 di una vecchia normativa ‘cancellata’ non basta. Anche la precedente normativa prevedeva comunque la valutazione dei dati solo in seguito ad un calcolo medio annuale (‘obiettivo di qualità’). Attualmente, infatti, si valuta il ‘valore obiettivo’, che è riferito ad una media annuale. Non possiamo permetterci di attendere un anno per vedere applicato un qualunque intervento da parte degli organi competenti. Ricordiamo inoltre che le medie annuali ‘nascondono’ i picchi relativi ad ogni sforamento e non permettono quindi di tutelare adeguatamente la salute dei cittadini. Questo comitato ribadisce che affinché si possa parlare di leggi efficaci è necessaria la valutazione dei dati in tempi più ristretti. A tal fine, come spiegato da Taranto libera nel corso delle audizioni in commissione ambiente in Regione e nel corso di una conferenza stampa (6 dicembre 2010), questo si può realizzare solo attraverso l’inserimento della ‘soglia d’allarme’ (livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di adottare provvedimenti immediati). In questo modo si possiedono giuridicamente i mezzi necessari per applicare immediate misure sanzionatorie e per arrestare gli impianti una volta superato il numero di sforamenti consentiti dalla legge (da stabilire e a seguito di valutazione mensile). Ricordiamo inoltre che l’ARPA si appresta ad avviare ulteriori monitoraggi diagnostici per stabilire ancora una volta la provenienza del benzo(a)pirene. Taranto libera si chiede l’utilità di questa procedura, dato che la stessa ARPA Puglia nella relazione tecnica del 4 giugno 2010, peraltro validata scientificamente dallo stesso TAR Lecce che ha cosi’ respinto il ricorso presentato da Ilva, ha dichiarato che il 98% del benzo(a)pirene proviene dalle cokerie Ilva. Relativamente ai danni sanitari non ci soffermiamo su questo singolo agente inquinante, dato che si continua a dimenticare che è la combinazione di tutti gli agenti chimici di origine industriale (indipendentemente dal rispetto dei limiti di legge) a determinare un quadro tossicologico e sanitario di una gravità e complessità tali rendere impossibile una reale valutazione dei danni alla salute, in una città cosi’ vicina alla zona industriale che a buon diritto si può ritenere in stato di allarme. Gli organi competenti possiedono già tutti gli elementi per intervenire in maniera davvero efficace affinché si ponga fine a questo scempio ambientale. Cosa aspettano dunque?.

Coordinamento Comitato Taranto libera

Rassegna stampa rifiuti

28 gennaio 2011 alle 19:12 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

RIFIUTI CAMPANI: I RISULTATI SONO CONFERMATI.

27 gennaio 2011 alle 12:28 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

Comunicato stampa-27 gennaio 2011

Coordinamento di cittadini di Taranto e provincia in Mobilitazione

I RISULTATI SONO CONFERMATI

Ringraziamo il dott. Stante, per la puntuale e dettagliata analisi di laboratorio svolta a titolo gratuito, rendendo un nobile servizio ai cittadini di Taranto. Ribadiamo che quanto da noi dichiarato nella conferenza stampa del 20 gennaio 2011, relativamente alla natura del liquame raccolto, corrisponde esattamente a quanto giustamente precisato dal dott. Stante nelle recenti dichiarazioni rese alla stampa ossia che si tratta di ‘percolato di discarica’ (CER 19.07.03, non pericoloso) diverso da quello di cui alla voce 19.07.02 (pericoloso). Ricordiamo che abbiamo tenuto a sottolineare una violazione del protocollo d’intesa che prevede la perfetta chiusura stagna dei mezzi di trasporto al fine di scongiurare eventuali emissioni odorigene o perdite di percolato. L’articolo che fa riferimento alla tipologia di ‘percolato pericoloso’ (G.d.M. 20/01/2011-P.G.) e che annunciava la nostra conferenza stampa non è da attribuirsi a dichiarazioni fatte dai portavoce nominati in quell’occasione dal Coordinamento di cittadini contro discariche ed inceneritori. I codici sopramenzionati definiscono nello specifico la tipologia di percolato e non la tipologia di rifiuto per cui confrontare quei codici con quelli contenuti nel protocollo d’intesa è del tutto inappropriato. I portavoce in sede di conferenza stampa hanno sempre tenuto a riportare fedelmente quanto contenuto nel documento rilasciato dal laboratorio di analisi. Le successive valutazioni estemporanee di giornalisti (T.oggi 26/01/2011-G.L.), evidentemente, nella migliore delle ipotesi, poco informati, sono da rigettare e da ritenersi focolaio di fraintendimenti o tentativi di diffamazione nei confronti del nostro movimento.

Coordinamento di cittadini di Taranto e provincia in Mobilitazione

I MEDICI CI AIUTINO A INDICARE LA SOLUZIONE

23 gennaio 2011 alle 09:07 | Pubblicato su Comunicati stampa | 4 commenti

‘’Taranto libera’’-Comitato cittadino contro l’inquinamento

Comunicato stampa

22 gennaio 2011

I medici confermano i danni alla salute provocati dall’inquinamento industriale. Mostrano dati chiari ed inequivocabili. Dati dei quali eravamo già a conoscenza e che in parte il comitato Taranto libera, citando fonti attendibili, aveva posto all’attenzione dei mezzi di informazione in data 23 agosto 2010 ma che erano stati ignorati (tranne rare eccezioni), passati inosservati. Dati di cui il Prof. Carlo La Vecchia, noto epidemiologo dell’Istituto Mario Negri di Milano, oggi membro del CSI dell’Ilva, non era a conoscenza, sulla base di quanto dallo stesso dichiarato in tempi non troppo lontani: «i numeri dicono che nel loro complesso non vi è eccesso di tumori a Taranto. C’è stato un problema grave di esposizione all’amianto ma riguardava i cantieri navali. In ogni caso stiamo parlando di esposizioni a rischio in passato. Non oggi» (Corriere della Sera, 10 luglio 2010). Al Professore chiedemmo delucidazioni in merito allo studio secondo il quale a Taranto non vi è eccesso di mortalità per tumori. Nello specifico furono chiesti riferimenti bibliografici. La risposta del Prof. Carlo La Vecchia è stata la seguente: ‘’La frase si riferisce ai dati ufficiali di certificazioni dei decessi, che sono pubblici, disponibili presso l’ISTAT e presso le ASL. In ogni caso, il dato è facilmente da voi verificabile, se lo ritenete non corretto.’’ Dunque a cosa abbiamo assistito in data 22 Gennaio 2011 nel corso della Prima Giornata di Studio su Inquinamento e Salute? Di cosa hanno parlato questi medici? Ebbene hanno parlato di dati che confermano i maggiori rischi rispetto alla media nazionale di incidenza di patologie tumorali, autoimmuni e a carico dell’apparato respiratorio per tutte le fasce di età. Solo per citare alcuni dati, nel periodo 2000-2005, considerando la mortalità per malattie polmonari cronico – ostruttive sia nei maschi che nelle femmine, Taranto e quasi tutti i comuni della provincia mostravano valori significativamente più elevati rispetto a tutta la Puglia. Cosa è cambiato da allora? Esattamente nulla se non in senso peggiorativo. Ora, i Tarantini aspettano il registro tumori, mappe epidemiologiche perché soprattutto in sede civile questi mezzi potrebbero anche permettere loro una seppur minima rivendicazione del diritto alla vita mediante la richiesta di risarcimento del danno arrecato alla propria salute e a quella dei propri cari. Quale principio vige? Il Principio del ‘’più probabile che non’’. Ed è ‘più probabile che non’, anzi è certo, che le industrie pesanti insistenti sul nostro territorio stiano arrecando gravi danni alla popolazione tarantina. In questo convegno però è mancata una chiara presa di posizione, una soluzione. Perché questo comitato è convinto più che mai che la sola riduzione degli inquinanti non può garantire la tutela della salute di chi vive a ridosso degli ‘avvelenatori’. Allora di quali ‘carte’ ha ancora bisogno il sindaco Stefàno perché possa finalmente agire? Quante nuove incidenze di patologie tumorali dobbiamo attendere? La tutela, la prevenzione e la precauzione dovrebbero essere principi promotori di una politica che inizi a muoversi nell’ottica della riconversione di un territorio che reclama il diritto al lavoro, alla salute e alla vita.

INVIATO ALLA STAMPA IL 22 GENNAIO 2011.

MOBILITAZIONE. OPERAZIONE PRESSIONE. NO AI RIFIUTI DI STATO

14 gennaio 2011 alle 01:53 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

Venerdi 14, ore 10.00 a Statte e sabato 15, ore 10.00, al rione Tamburi, i cittadini di Taranto e provincia, saranno nei mercati rionali per attuare un ‘’Volantinaggio creativo’’ che vedrà il coinvolgimento dei passanti. Invitiamo la cittadinanza a partecipare.

TRATTO DALLA PAGINA FACEBOOK  ”NO AI RIFIUTI DI STATO. TARANTO”

CITTADINI DI TARANTO E PROVINCIA IN MOBILITAZIONE’

RESOCONTO DELL’ASSEMBLEA CITTADINA DEL 12

GENNAIO 2011

”Rifiuti zero”, percolato o no!

Nel corso dell’assemblea sono stati ribaditi i punti programmatici della mobilitazione, primo fra tutti la necessità di una gestione dei rifiuti attraverso raccolta differenziata porta a porta, riciclo e riutilizzo per il raggiungimento dell’obiettivo ‘’Rifiuti zero’’.

Il dilemma ancora in corso è sulla qualità dei rifiuti che giungono nel nostro territorio. Percolato o no, la scelta di potenziare i controlli appare sensata solo se con l’intento di porre fine a questo tipo di gestione dei rifiuti, di tutti i rifiuti non solo di quelli che giungono dalla Campania.

Sono stati, inoltre, ripercorsi gli effetti delle recenti mobilitazioni: il presidio al Consiglio provinciale (10 gennaio) e il nuovo blocco dei tir provenienti dalla Campania (11 gennaio).

Tali azioni hanno avuto come risultato reazioni politiche inattese: lo scontro. Il sindaco Stefàno e il presidente Florido oggi si ‘agitano’ dinanzi alle nostre denunce rivolgendo le loro critiche, a nostro avviso tardive, verso il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola.

Benchè certi che dallo scontro possa nascere un confronto, i cittadini in mobilitazione conservano un certo fondato scetticismo che li obbliga a pianificare nuove iniziative finalizzate ad accrescere una intransigente mobilitazione attraverso sit-in, operazioni di sensibilizzazione ed informazione rivolte ai cittadini di tutta la provincia di Taranto, consci dell’importanza di continuare a ‘fare rete’.

Come concordato in assemblea, nuove azioni di forte pressione si verificheranno nei prossimi giorni.

Intanto, venerdi  14, ore 10.00 a Statte e sabato 15, ore 10.00, al rione Tamburi, i cittadini di Taranto e provincia, saranno nei mercati rionali per attuare un ‘’Volantinaggio creativo’’ che vedrà il coinvolgimento dei passanti. Invitiamo la cittadinanza a partecipare.

‘’Cittadini di Taranto e provincia in mobilitazione’’

Stop al ricatto di Eni e Sindacati.

23 dicembre 2010 alle 12:03 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

Comunicato Stampa ‘’Taranto libera’’

22 dicembre 2010

La Provincia di Taranto tuteli il nostro territorio.

Stop al ricatto di Eni e Sindacati.

L’autorizzazione alla costruzione della centrale a ciclo combinato da 240 MW di potenza sarebbe ancora una volta un atto di intollerabile mancanza di rispetto nei confronti della città di Taranto. Enipower non intende impiegare la centrale in oggetto esclusivamente per la sostituzione di una vecchia centrale termoelettrica alimentata ad olio combustibile, ma intende ampliare la sua attività produttiva attraverso la vendita sul territorio nazionale dell’energia eccedente il fabbisogno energetico previsto. La nuova centrale a ciclo combinato da 240 MW di Enipower S.p.A. ubicata all’interno della Raffineria, costituisce, secondo il parere dell’ A.S.I. Taranto (Consorzio per l’area di Sviluppo industriale di Taranto), ampliamento dell’attività produttiva dello stabilimento, la cui espansione non è prevista dal Piano Regolatore Consortile. La sua costruzione risulta essere quindi assolutamente in contrasto con quanto stabilito dalle normative vigenti. Taranto libera ha già fatto  presente alla Provincia di Taranto questo riferimento legislativo che necessariamente non potrà essere ignorato.

Un’apertura da parte del Presidente Gianni Florido nei confronti di un’azienda che non rispetta il nostro territorio che paga quotidianamente in termini di inquinamento ambientale con costi elevatissimi per la salute pubblica, non è accettabile.

Ricordiamo che la realizzazione della nuova centrale a ciclo combinato (costituita da due turbogas di 75 MW ed una turbina a vapore di 90 MW, per un totale di 240 MW, alimentata a metano), lascerà invariata la concomitante produzione di NOx, porterà ad un aumento delle emissioni di CO (da 87 ton/a a 456,4 ton/a), veleno assolutamente rilevante per quanto riguarda la qualità dell’aria ed un conseguente incremento complessivo delle emissioni di CO2, un gas serra la cui produzione risulta essere non in linea con l’impegno assunto dal nostro Paese a fronte di accordi internazionali previsti dal protocollo di Kyoto. Un ulteriore aspetto assolutamente rilevante è l’incremento della produzione di polveri ultrafini non contemplate nella Valutazione di impatto ambientale poiché non esistono ad oggi normative che regolamentino la loro emissione in atmosfera. Tali polveri rappresentano una fonte di maggiore rischio sanitario per la popolazione di Taranto e provincia e probabilmente dell’area salentina (dovuto a direzionalità dei venti).

L’alibi secondo il quale la costruzione della nuova centrale sarebbe  giustificata da un minor impatto ambientale conseguente alla sostituzione di una centrale più inquinante, quindi,  non regge se poi l’attuale centrale di potenza pari a 85 MW viene sostituita con una di potenza ben superiore (240 MW).

L’incremento previsto delle unità lavorative derivanti dall’avvio di nuovi cantieri non si riferisce a posti di lavoro legati ad attività derivanti dalla messa a regime dell’impianto in questione, ma risulta essere di breve durata, quindi precario in termini di prospettive occupazionali. Non è mediante del lavoro precario, o attraverso un incremento della devastazione ambientale e dei rischi per la salute, o ancora peggio tramite ridicole promesse di installazione di impianti fotovoltaici su alcune scuole che l’Eni viene incontro alle esigenze del territorio jonico.

Al contrario, una politica tesa a rendere strategica la città di Taranto per la produzione di energia attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili determinerebbe un aumento di posti di lavoro stabili conseguente all’installazione di nuovi impianti, smantellamento di quelli attuali, successiva bonifica dei terreni e impiego di nuove professionalità legate al settore delle energie rinnovabili. Se di cantieri dobbiamo parlare allora parliamone in termini di superamento del preesistente.

Ci permettiamo, infine, di ricordare che per responsabilità d’impresa si deve intendere l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate e non saldare, ad ogni costo e salvaguardando i propri interessi,  il rapporto col territorio.

 

Coordinamento comitato cittadino Taranto libera

COMUNICATO STAMPA-RAPPORTO AMBIENTE E SICUREZZA ILVA 2010

26 novembre 2010 alle 01:22 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

TARANTO LIBERA 25 NOVEMBRE 2010

Taranto libera con questo intervento intende rivolgersi al Presidente della regione Nichi Vendola, al Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e a tutta la stampa.
Questo comitato ha scelto di non essere presente in occasione della presentazione del rapporto Ambiente e Sicurezza 2010 tenutosi martedi 23 novembre nell’auditorium dell’azienda siderurgica. Il lavoro di Taranto libera prosegue mediante attecchimento del movimento nel tessuto sociale, affinchè si superi la protesta dei pochi e si attui un cambiamento alla radice.
Con questo intervento non intendiamo rivolgerci ad Ilva S.p.A. poiché riteniamo che questa azienda non abbia nulla da aggiungere, nulla da promettere e nulla da spiegare sulla presunta ecocompatibilità dei suoi impianti negli anni della sua permanenza a Taranto. Non possiamo fare altro che considerare ‘presunta’ questa eco compatibilità poiché  l’Ilva non è disposta ad aprire i suoi blindatissimi cancelli alla società civile, costituita da professionalità  in grado di fare valutazioni e osservazioni, in virtù’ di quella tanto millantata trasparenza, oggi termine alla moda, ma che solo alcuni coraggiosi rispettano.
L’Ilva, tuttavia, nonostante i suoi dichiarati sforzi per l’ambientalizzazione, emette il 98% del benzo(a)pirene rilevato. Non crediamo sia lecito, quindi, considerarci estremisti quando invitiamo le autorità competenti a provvedere al fermo degli impianti, ad avviare un processo di partnership anche con l’azienda perché si arrivi alla chiusura dell’area a caldo, riconvertendo le attività produttive e reimpiegando i dipendenti mediante un programma studiato e realizzato prima della effettiva chiusura degli impianti. Nei mesi scorsi questa azienda ha ben illustrato gli sforzi compiuti per l’ambientalizzazione degli impianti, mediante spot demagogici e pedagogici che hanno invaso le case di cittadini ignari, magari pure distratti. Le cifre elencate dall’Ingegner Buffo dell’Ilva, non danno alcuna indicazione sulla corrispondenza tra percentuale di abbattimento e sostanziale calo dell’inquinamento, non essendo chiara la produzione massima complessiva degli inquinanti stessi nel corso del ciclo produttivo. Ricordiamo, inoltre, che i dati forniti, certi e validati di cui parla l’Ilva, spesso altro non sono che il frutto di autocertificazioni fornite dall’azienda stessa che, come anche confermato da ISPRA, non vengono tecnicamente verificate mediante controlli incrociati dallo stesso ente che li raccoglie. L’ISPRA si limita a sollevare obiezioni che l’azienda può giustificare con un semplice e breve commento dai contenuti non documentati.
Al Presidente Vendola ricordiamo pero’ che il contenimento delle emissioni attraverso il controllo dei valori limite per tutti gli inquinanti, seguendo la strada dell’ambientalizzazione, non rappresenta in alcun modo una certezza rispetto alla reale tutela della salute umana. Gli aspetti tossicologici, estremamente complessi connessi agli effetti della combinazione di numerosi agenti inquinanti, impongono un atteggiamento politico di massima cautela, nel rispetto del principio fondamentale di precauzione, questo soprattutto tenuto conto della estrema vicinanza degli impianti industriali al centro abitato.
Secondo la Commissione europea, il ricorso al principio di precauzione si iscrive nel quadro generale dell’analisi del rischio e più particolarmente nel quadro della gestione del rischio che corrisponde alla presa di decisione. Il ricorso al principio di precauzione è giustificato quando riunisce tre condizioni, ossia: l’identificazione degli effetti potenzialmente negativi, la valutazione dei dati scientifici disponibili e l’ampiezza dell’incertezza scientifica. Quale decisione intende prendere il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola? La persistente assenza di un registro epidemiologico, poiché la Regione ha preferito ‘investire’ il denaro pubblico, anziché nella prevenzione, solo nella cura (con il San Raffaele del Mediterraneo), è sintomo di una maniera del tutto disallineata rispetto al resto dell’Europa, di concepire l’innovazione in ambito sanitario.
Ad Emma Marcegaglia diciamo, invece, che la riconversione industriale, la progettazione di nuovi scenari economici e lavorativi per Taranto, non solo rappresentano una necessità per questa città data l’estrema incertezza del mercato dell’acciaio, ma anche una grande opportunità per la definizione di nuove politiche di sviluppo sostenibile senza che si creino fratture nel mondo del lavoro ma allo stesso tempo rompendo col preesistente e superandolo. Si tratta di un percorso di responsabilità comune e condivisa che va nella direzione del bene collettivo, anche di quello dei futuri giovani industriali tarantini. La monocultura in generale non puo’ rappresentare una sicurezza in termini di stabilità economica. Quella dell’acciaio, poi, oltre ad essere per sua natura incerta, offre una dubbia qualità dell’occupazione che presenta forti esternalità negative. Queste si verificano quando il soggetto responsabile degli impatti negativi (Ilva) non corrisponde al danneggiato (operaio) un prezzo pari al costo del danno subito (malattie ‘professionali’).

L’opinione pubblica sta cambiando ed è per questo che andremo oltre la protesta superando la provocazione e la minaccia: anche i ‘leoni’, prima o poi, periscono.

AMBIENTE E SALUTE, A TARANTO VIGE IL SILENZIO-ASSENSO

15 ottobre 2010 alle 21:03 | Pubblicato su Comunicati stampa | 1 commento

Il comitato Taranto libera rivolge un appello a tutte le associazioni ambientaliste d’Italia e alle associazioni dei medici per l’ambiente chiedendo solidarietà ed un intervento concreto per contribuire a porre fine alle equivoche e insopportabili azioni di strumentalizzazione ed utilizzo improprio della battaglia ambientalista al fine di soffocarne la voce o fuorviare la cittadinanza.

In Puglia come in altre regioni, il movimento ambientalista viene spesso ‘contaminato’ da esponenti di partiti e da membri dei sindacati.

A Taranto in particolare, i maggiori sindacati tentano di condizionare ed ostacolare con tutti i mezzi a loro disposizione la lotta condotta incessantemente contro la speculazione e la disinformazione. Le menzogne trovano terreno fertile anche all’interno di convegni organizzati dagli stessi sindacati. In queste occasioni poi le collusioni sono talmente palesi da risultare quasi surreali. Cosi’ accade che il responsabile relazioni industriali dell’Ilva, sostenendo liberamente che Taranto “non è la città dei veleni”, puo’ solo suscitare lo sdegno degli ambientalisti presenti in platea, e l’indifferenza nei rappresentanti sindacali seduti al suo stesso tavolo.

A Taranto i maggiori sindacati, i partiti e talune associazioni ambientaliste troppo compiacenti propagandano una menzogna che non ha eguali ed è sotto gli occhi di tutti: l’idea che l’intervento tecnico di contenimento e filtraggio possa favorire l’ambientalizzazione di uno degli stabilimenti più grandi, vetusti e pericolosi d’Europa, risolvendo così il problema delle ampie ricadute, sia in termini di morti che di invalidità permanenti, sulla salute dei cittadini. Nella capitale europea dell’inquinamento sino a questo momento nessuna tecnologia ha mostrato di essere in grado di arrestare il procedere inesorabile delle malattie da inquinamento. E del resto, il numero degli inquinanti di ogni tipo è enorme e per molti di essi non esiste alcuna opera di contenimento. Le autorità competenti dissimulano la diffusione delle malattie in virtù di una mancata raccolta puntuale ed indispensabile dei dati epidemiologici. L’istituzione di una Commissione Sanitaria Permanente autonoma e slegata dagli interessi locali con la concertazione di enti specializzati e specialisti riconosciuti ed individuati mediante il coinvolgimento delle associazioni che operano da tempo nel sociale e per la tutela della salute e dell’ambiente, non è stata mai concretizzata. Cosi’ non resta che affidarsi alle sporadiche dichiarazioni e promesse fatte in remote apparizioni televisive pre-elettorali circa la realizzazione di un registro tumori per l’area jonica a proposito del quale non ci è dato conoscere lo stato di avanzamento dell’opera, pur avendo di recente chiesto delucidazioni in merito.

Eppure, dati raccolti nel 2009 mediante un’analisi geografica di mortalità per tumori maligni condotta per il periodo 2000-2004 (Martinelli e collaboratori, J.Prev. Med. Hyg.) hanno evidenziato un significativo eccesso di mortalità per tutti i tipi di tumore (+ del 10% rispetto alla media regionale) in zona Taranto-Statte in cui è stato anche registrato il più alto tasso di cancro polmonare (+ del 24%). Infine, per il tumore pleurico è emerso uno spaventoso eccesso di mortalità nella medesima zona. Il tasso di mortalità, superiore nell’uomo rispetto alla donna, è risultato per entrambi superiore alla media regionale.

Ma nella nostra città gli abitanti di interi isolati vengono colpiti da patologie di ogni genere connesse ad inquinamento ambientale, patologie che le autorità sanitarie e gli organi di giustizia continuano ad ignorare senza effettuare alcun intervento di verifica e misurazione a tutela della pubblica incolumità. A Taranto vige, insomma, il ‘silenzio-assenso’.

Questo comitato chiede pertanto alle anime più sensibili e più nobili dell’ambientalismo italiano di attivarsi e promuovere ogni azione atta a diffondere le più elementari regole etiche e porre fine alle ingerenze, alle commistioni, alle infiltrazioni di soggetti che a tutto sono interessati fuorché al bene comune.

INSIEME CHIUDIAMO L’AREA A CALDO

6 ottobre 2010 alle 22:48 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento

Il comitato cittadino ‘Taranto libera’, dopo consultazione, ritiene di dover esprime soddisfazione per la posizione manifestata da AltaMarea nei confronti del Referendum consultivo sull’Ilva, promosso dal comitato referendario ‘Taranto futura’.

Come sostenitore del Referendum consultivo sull’Ilva, il comitato ‘Taranto libera’, certo di rappresentare il pensiero di tutti i sostenitori del referendum, ritiene la posizione di AltaMarea (‘’si’’ alla chiusura dell’area a caldo) un traguardo importante per la convergenza di tutte le associazioni ambientaliste e non verso l’importante obiettivo rappresentato dalla riconversione industriale. Un obiettivo che richiede lo sviluppo di un programma di alternative economiche concrete che generino nuovo lavoro e tali da rendere possibile la successiva chiusura della parte piu’ inquinante del siderurgico.

Nel caso dell’Ilva, la nostra primordiale battaglia, sempre coerentemente incentrata sul risarcimento danni e sulla chiusura dell’area a caldo, adesso è finalmente diventata la battaglia di tutti. E’ dunque arrivato il momento di fare fronte comune e di condividere tutte le rispettive iniziative finalizzate a concretizzare questo ambizioso progetto, sostenuto in passato solo da poche ma determinate ‘anime’ ambientaliste che incessantemente hanno fatto sentire la loro voce. L’instancabile opera di sensibilizzazione svolta, il continuo lavoro di informazione ma anche il sano e spesso difficile confronto con posizioni ideologicamente differenti hanno agito da spinta propulsiva che ha dato i risultati sperati. Ci aspettiamo dunque un coerente e positivo riscontro anche e soprattutto da parte di tutte le forze politiche affinché ci sia una concreta collaborazione con tutte le associazioni da sempre impegnate a sostenere la chiusura dell’ area piu’ inquinante del siderurgico e con gli amici di AltaMarea. Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ comunica che continuerà il proprio lavoro di sensibilizzazione per un rinnovamento culturale finalizzato a prospettare uno scenario produttivo differente e diversificato che tenga conto delle reali vocazioni del nostro territorio ma anche di nuove prospettive di sviluppo compatibili con l’ecosistema. Il comitato ‘Taranto libera’ ricorda, oltre al comitato promotore ‘Taranto futura’, anche l’Associazione Tamburi 9 luglio 1960, l’Associazione Malati Infiammatori Cronici, Fondo Antidiossina Taranto, Cicloamici Taranto, per l’impegno profuso.

INVIATO ALLA STAMPA IL 5 OTTOBRE 2010

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