ARTE E AMBIENTE. 4 GIUGNO CONFERENZA STAMPA.

2 giugno 2014 alle 11:31 | Pubblicato su Senza categoria | Lascia un commento
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silvio gulliConferenza stampa 04 giugno 2014 presso la libreria Gilgamesh di Taranto, via Oberdan 45, ore 12.00.

Legamjonici contro l’inquinamento e Anonimafolk insieme a sostegno degli operai tarantini per denunciare politica e sindacati colpevoli dei tanti casi di malattia e morte tra i lavoratori in assenza di alternative occupazionali.

Nel corso della conferenza stampa verrà presentato un nuovo lavoro che rientra nella campagna di sensibilizzazione “E’ Viva Taranto” lanciata il 27 Gennaio 2014 che con il suo “Spot per Taranto” ha avuto grande successo sul web e nelle scuole.

Interventi : Teresa Vacca (Legamjonici), Remigio Furlanut (Anonimafolk), Marcello De Felice (Anonimafolk)

 

Vedi lo spot per Taranto:

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Taranto ha bisogno solo di certezze

4 marzo 2010 alle 02:39 | Pubblicato su Lettere di 'Taranto libera' | 2 commenti
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Diossina: «Oggi più che mai Taranto ha bisogno di informazioni certe e documentate»

Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ è in disaccordo con il contenuto dell’articolo uscito sul Corriere Del Giorno di venerdì 26 febbraio con cui Ettore Raschillà fornisce “informazioni” alla città di Taranto riguardanti l’inchiesta avviata dalla magistratura sulle responsabilità dell’Ilva in merito alla presenza di diossina nei generi alimentari. In particolare vogliamo contestare questo passaggio: “Quell’impianto produce diossina, ma oltre ad essere entro i limiti imposti dalla legge non è nemmeno dello stesso tipo di quella riscontrata nelle carni degli animali esaminati”. Ricordiamo che esiste una legge regionale, la legge anti-diossina, che fissava valori di diossina entro il 2009 pari a 2,5 nanogrammi per metro cubo. Oltre a nutrire dei forti dubbi sul mantenimento di questi valori nell’arco di una intera giornata ed in maniera continuativa, essendo il monitoraggio effettuato solo per 8 ore del giorno ed in un arco di tempo ristretto nel corso dell’anno, rimarchiamo che questi valori risultano essere sempre molto elevati e che quand’anche fossero a norma di legge, non sarebbero sufficienti ad escludere la possibilità di contaminazione. Consci del pregevole operato della magistratura e certi che esperti del settore abbiano comunque preso in considerazione la possibilità che, nel caso specifico di Taranto, i diversi congeneri di diossine, accumulate nei terreni ed entrati nella catena alimentare, possano subire nel corso degli anni degradazione naturale (processi biochimici, degradazione e trasformazione) tali da trasformare un tipo di diossina in un altro, restiamo in attesa noi, come comitato cittadino, ma credo tutta la città, di ricevere informazioni certe e documentate, in merito a questo caso che assume sempre più il sapore di un giallo. Una notizia “quasi certa” non è una notizia, tanto più che Taranto, oggi, ha bisogno solo di certezze. Il Comitato cittadino ‘Taranto Libera’ sostiene la chiusura totale delle grandi industrie inquinanti e la promozione di uno sviluppo economico alternativo e pulito per la propria città. Il movimento desidera un futuro, per Taranto, senza inquinamento con una economia basata sull’ecologia e sull’energia pulita. ‘Taranto libera’ è convinta che l’unico modo per rendere compatibile il sistema industriale con salute, occupazione e ambiente è l’eliminazione totale dell’industria pesante attraverso un piano di riconversione serio e responsabile che gli Amministratori locali non sono stati ancora in grado di attuare. L’industria pesante dovrebbe sorgere a decine di chilometri dal centro abitato, per il rispetto del principio fondamentale di precauzione questo è il motivo per cui nessun sistema di abbattimento delle emissioni può essere sufficiente per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Piani di bonifica dovrebbero essere realizzati principalmente come atti indispensabili per la tutela dell’ambiente e della salute. ‘Taranto libera’ si pone, inoltre, come obiettivo il risveglio di una coscienza civile critica nei confronti della classe politica locale che ha lasciato che Taranto fosse l’unica provincia pugliese inerte ad accettare, subire ed assecondare certi servilismi di potere, lasciandosi così sfuggire occasioni di sviluppo economico e ignorando o non impiegando adeguatamente finanziamenti europei per i piani di riconversione.

Comitato cittadino ‘Taranto libera’

Gent.mi componenti del Comitato Taranto libera, pubblico volentieri la vostra puntualizzazione che è un’ulteriore, significativa testimonianza di quanto la coscienza ambientalista sia cresciuta in questa città. Per anni “riconversione” e “chiusura parziale e/o totale” dell’Ilva sono stati considerati argomenti tabù. Oggi non solo se ne parla senza temere l’isolamento ma si organizzano momenti di discussione e riflessione su come costruire alternative valide, praticabili e soprattutto ecocompatibili alla siderurgia. Insomma, si guarda a uno sviluppo che non sia sinonimo di ciminiere e sostanze tossiche in libertà. Del resto, nessuna fabbrica è eterna per cui ritengo che quella di programmare il “dopo-acciaio” sia la vera grande sfida che le classi dirigenti sono chiamate a raccogliere. Lo scenario è complesso, gli interessi in gioco molto alti e spesso in contrasto tra loro. Ma per usare un concetto caro al procuratore Franco Sebastio “salute e vita sono beni fondamentali”, priorità che non possono in alcun modo cedere il passo alle regole imposte da mercato e produzione. In questo quadro è quanto mai necessario tenere alta la guardia e svolgere un’attenta opera di controllo, informazione, sensibilizzazione. Il “Corriere” cerca di fare la sua parte, con equilibrio, dando spazio e voce alle diverse posizioni in campo: quella del lavoratore terrorizzato dall’idea di perdere un posto su cui ha investito presente e futuro; quella degli abitanti del quartiere Tamburi (e non solo) che tutti i giorni ingoiano pane e veleno; quella dei bambini di Taranto che ognuno di noi ha il dovere di proteggere perché nessuno debba o possa pensare che siano figli di un dio minore”; quella dell’Ilva che rivendica gli interventi adottati per mettere a norma gli impianti…. In questi giorni a tenere banco è l’inchiesta che la magistratura ha avviato per accertare l’origine della diossina riscontrata negli animali poi abbattuti. Nel suo articolo, frutto di informazioni ricevute da fonti ufficiali, il collega Ettore Raschillà ha messo in evidenza il fatto che, secondo la perizia effettuata dai tecnici, la diossina riscontrata negli animali non sarebbe quella emessa dal famigerato camino E312. Un particolare che non scagiona l’Ilva ma rende necessario un supplemento di indagine. Oggi, nei servizi che pubblichiamo alle pagine due e tre, viene fatta ulteriore chiarezza sulla situazione grazie ai dati forniti dall’Arpa. Insomma, la partita è aperta. E noi la seguiremo passo dopo passo. Come sempre.

Corriere Del Giorno – 3 Marzo 2010 – Pagina 19

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